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A essere arretrato non è il sonno

Una legge da sogno

di

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10

mar

2014

Qualcuno considererà cinica e insensibile questa soluzione al problema dell’alfabetizzazione digitale nel settore pubblico.

I had a dream! Nelle scorse settimane, complice la peperonata e il nuovo Governo, ho fatto un sogno proibito: il Parlamento approvava con netta maggioranza e senza ostruzionismi una nuova legge di un solo articolo.

Il testo della nuova disposizione era più o meno questo:

Entro il 31 dicembre del 2016 tutti i dipendenti pubblici di qualsiasi grado e funzione dovranno sostenere una prova di competenze informatiche di base. Allo scadere della data fissata, coloro che non avranno ottenuto tale certificazione saranno sostituiti entro sei mesi.

Lo so che l’innovazione non si fa con la costrizione delle leggi. Ma ho l’impressione che non ci sia molta scelta e formazione e sensibilizzazione poco facciano contro resistenze culturali e sistemiche ben radicate, specie se tutta un’ampia categoria di persone ritiene di non doversi più formare in virtù degli anni di servizio accumulati.

Quelli fuori dal giro devono collezionare lauree e corsi di formazione, per poi sentirsi dire sei troppo qualificato o non hai sufficiente esperienza. Chi sta dall’altra parte non si preoccupa dell’aggiornamento delle competenze perché tanto ha raggiunto la pace dei sensi di una posizione a tempo indeterminato ed è prossimo alla pensione.

I più zen tra gli analisti della digitalizzazione degli apparati pubblici sostengono che bisogna farsene una ragione, non si può essere così crudeli e dobbiamo semplicemente pazientare mentre il tempo fa il suo corso, cioè che giunga il naturale momento di andare in pensione e lasciare spazio ai giovani.

Tuttavia sono ormai persona cinica e insensibile e penso sempre più che il tempo massimo sia scaduto da un pezzo. Il progresso tecnologico purtroppo va più veloce del naturale ricambio generazionale, quindi non si può che procedere con una presa di coscienza, uscire dalla condizione di attesa e passare ad una accettazione proattiva.

Sarebbe bello ovviamente che ci fosse spazio per tutti, sia per l’esperienza e la saggezza dei più anziani, sia per lo slancio innovativo dei giovani. Ma ahinoi il duro mondo reale ci dice che spazio ce ne sarà sempre meno e la poca elasticità di alcuni incide pesantemente sui processi lavorativi di tutti gli altri e sull’innovazione di tutto il sistema.

Si parla tanto e fin troppo di agenda digitale ma quasi tutte le norme approvate si scontrano con il totale disinteresse dalla classe dirigente e rimangono sulla carta. In un’efficace panoramica, Nello Iacono ha focalizzato le cause dell’analfabetismo digitale italiano e tra esse vi è appunto questa:

il blocco esercitato della classe dirigente (economica, sociale, politica), che, in gran parte popolata di analfabeti digitali, punta a resistere ad un cambiamento che potrebbe travolgere gli equilibri e comunque rischierebbe di portare ad una situazione che la classe attuale non sarebbe in grado di gestire.

Di fronte ad una situazione del genere, una norma come quella che ho sognato, pur non essendo risolutoria, sarebbe un primo passo fondamentale. Per il settore privato c’è il mercato ad imporre il cambiamento (e già lo sta facendo); per quello pubblico non vedo alternativa ad uno scossone imposto per legge.

Il testo di questo articolo è sotto licenza http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/.




Simone Aliprandi (@simonealiprandi) ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft. Maggiori informazioni sul suo blog.

In Rete: www.aliprandi.org

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8 commenti

  1. Alberto

    Bell’articolo Simone!
    Anche io sono convinto che la soluzione stia nell’agire.
    L’unica cosa di cui farsi una ragione è che i tempi delle istituzioni sono quelli che sono; ma credo sia imperativo non lasciarsi scoraggiare e anzi prendere in mano la situazione. Le istituzioni prima o poi seguiranno come è giusto che sia, ma non bisogna aspettare. Dai un’occhiata a PCabc.it e fammi sapere cosa ne pensi!

  2. Fabrizio

    Mi ritengo sufficientemente competente e lavoro nella PA. Mi ritengo anche sufficientemente borioso da poter dire che una prova del genere la superei ora come tra 25 anni, con la cataratta e ad un passo dalla pensione.

    Perciò potrei dire facilmente che hai ragione, ma non la penso così. Questo articolo mi sembra scritto più con lo stomaco che con il cervello; troppo ingenuo e velleitario.

    Velleitario perché una norma del genere finirebbe sepolta sotto una montagna di ricorsi e sarebbe costosissima. Perchè l’obbligo di prova di competenza informatica sì e di competenza amministrativa no, ad esempio? Sono importanti entrambi.
    A quel punto dovremmo mettere alla prova tutte le competenze, e a quel punto -aggiungo- dovremmo farlo persino periodicamente… Nel mondo ideale sarebbe giustissimo, ma in quello reale con quali soldi lo fai? Ma se spesso non ci fanno fare nemmeno la visita medica periodica alla ASL!

    Ingenuo perchè semplifica troppo il problema. Le PA sono un mondo troppo complesso per ridurre il tutto all’impiegato che fa le fotocopie anzichè condividere un file. E se quelli del Parlamento le fanno, è perchè sono in primo luogo i politici che gliele chiedono, e che gli fanno il cazziatone se non le trovano.

    Non ci saranno mai norme magiche, come non ce ne sono ora. Basta agire con coraggio e buon senso, in primis sui decisori politici e su quelli amministrativi. Semplificare le norme, abolire quelle che ancora consentono il dualismo carta-digitale -sono ancora tante-, uniformare il più possibile le procedure e avere l’onestà di premiare chi veramente lavora bene. Tutte cose molto difficili nel Paese attuale.

  3. Lucio Bragagnolo

    Concordo pienamente. L’esperienza mi dice che la pura correlazione tra età anagrafica e alfabetizzazione informatica non esiste proprio. È che l’argomento, non appena si parla di grandi numeri, si presta a una deriva di questo tipo. Dobbiamo essere bravi sempre per non pensare alla carta di identità bensì all’attitudine.

  4. Simone Aliprandi

    Caro Fabrizio Senzacognome… mi chiedo: quali parole non le sono chiare nella frase “una norma come quella che ho sognato, pur non essendo risolutoria, sarebbe un primo passo fondamentale”?

  5. Alice Lodini

    E’ ovvio che questo di Aliprandi è più che altro un post provocatorio.
    Ma il concetto di fondo è ampiamente condivisibile. Mi spiegate perchè chiediamo l’ECDL a tutti i ragazzi che devono entrare nel mondo del lavoro e a quelli che invece devono effettivamente far funzionare la macchina pubblica è consentito usare faldoni timbri e calamaio?! Una certificazione ovviamente non cambia la testa delle persone, ma è già un segnale; testimonio un minimo di sforzo intellettuale per evolversi. Non hai voglia di farlo? Te ne vai e lasci spazio a qualcun altro, che tu sia un semplice impiegato o un dirigente. E’ finito il tempo dei privilegi di anzianità e del “non si possono cambiare le regole in corsa”. Ci sono lavoratori (i liberi professionisti e i piccoli imprenditori) che si vedono cambiare le regole in corsa ogni mese e comunque per rimanere sul mercato si adattano. Questi invece… “poverini, non si può traumatizzarli troppo; aspettiamo che vadano in pensione”. No, basta, inaccettabile. Il tempo massimo è davvero scaduto. A volte servono norme drastiche per dare uno scossone e fare un salto di qualità.

  6. Lucio Bragagnolo

    Questo punto è fondamentale: richiedere capacità e competenze che non vengono usate sui posti di lavoro per i quali si fa domanda.

  7. Un comma Open Data nella legge elettorale | Stop

    [...] quasi, anche imporre per candidarsi anche il superamento di questa prova potrebbe essere utile. E parecchi dei “ggiovani” non la [...]

  8. Simone Aliprandi

    come dimostrato dall’ultimo rapporto ARAN, il problema è reale e anche ben più ampio. Si veda “Pochi laureati e zero mobilità. La Pubblica Amministrazione non passa l’esame rinnovamento
    La fotografia dell’Aran: così il turnover bloccato ha indebolito il capitale umano” http://www.lastampa.it/2014/03/28/economia/pochi-laureati-e-zero-mobilit-litalia-del-pubblico-non-passa-lesame-rinnovamento-Z1tlbfI00DXJ3dLplXgs2K/pagina.html

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