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Vocazione da ritrovare

Un altro giorno di Linux

di

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28

ott

2013

Occasione e protagonisti speciali per una celebrazione che si svolge dal 2001, forse da reinventare in spirito e contenuti.

L’ultimo sabato di ottobre è il giorno di Linux. Partecipo sempre con qualche contributo divulgativo sui temi a me cari e quest’anno è stata l’occasione di presentare la nuova edizione del mio manuale operativo sulle licenze Creative Commons. Dal mio studio di Lodi mi sono connesso in streaming con i ragazzi del SaLUG (Salento Linux User Group) e mi sono inserito per qualche minuto tra i relatori leccesi: magie della tecnologia.

Quello salentino è stato più ampio di un semplice Linux Day ed era infatti chiamato Festival della condivisione. Sì, perché questo appuntamento diventa sempre più l’occasione per parlare non solo del sistema operativo GNU/Linux nelle sue varie distribuzioni, ma in generale di tutti i temi connessi alle libertà digitali e alla condivisione della conoscenza. Una tendenza che a me piace, essendo non tanto informatico quanto divulgatore dell’openness in senso giuridico e filosofico, ma che non piace a tutti da quanto ho letto sui social network nei giorni scorsi.

Ho intercettato una persona critica in particolare, che appunto conobbi già dai primi Linux Day milanesi da me frequentati (2004 e 2005) e che adesso, come “cervello in fuga” in Irlanda, osserva le vicende italiane con occhi diversi e più distaccati: Giacomo Rizzo, open source activist (in associazioni come POuL, OpenLabs, Lifos) e da qualche anno Systems Engineer presso Amazon a Dublino.

Giacomo sostiene che il LinuxDay dovrebbe tornare alla sua vocazione primaria perché così rischia di diventare dispersivo e perdere la sua efficacia divulgativa. Questa è la sua prima dichiarazione, cui seguono alcune nostre domande accompagnate dalle risposte di Giacomo:

La ragione che trainò l’organizzazione dei primi Linux Day era uscire dal guscio, farsi conoscere. Linux era un sistema operativo praticamente sconosciuto, soprattutto lato desktop, ed era necessario parlarne persino agli addetti ai lavori. Con il passare degli anni, la fascia di utenti più facilmente raggiungibile (i cosiddetti attivisti, o comunque coloro che sono spontaneamente interessati al mondo open) ha cominciato a non frequentare l’evento, essenzialmente perché ormai di Linux sapevano abbastanza per usarlo in autonomia o per giudicarlo non interessante.

Nella tua esperienza, come si è risposto a questa flessione?

La risposta da parte degli organizzatori al diminuire dell’interesse è stata aggiungere agli interventi relativi al sistema operativo anche argomenti diversi, di contorno, relegando GNU/Linux (compresa la consueta InstallFest) ad un ruolo marginale, se non addirittura inesistente.

Ma sei sicuro che ciò sia necessariamente un male? Alla fine può essere utile sfruttare l’occasione per “diffondere il verbo” in senso più ampio.

Intendiamoci, parlare di software libero in senso lato, libertà digitali e Creative Commons non ha niente di male; semplicemente questo Linux Day non ha più nulla a che vedere con il progetto originale. E anche quest’anno, dando un’occhiata ai programmi che si trovano online, mi sembra che questi argomenti di contorno siano prevalenti.

Dunque cosa suggerisci?

La via d’uscita implica molto sforzo: bisogna inventare nuovi messaggi, raggiungere nuove persone, cambiare le strategie: anni fa, ad esempio, si era pensato ad un flash mob, ma l’idea non si e’ mai concretizzata.

Nel ringraziare Giacomo per la disponibilità ricordo tra l’altro che, come già si scriveva in altro articolo, oltre al Linux Day esiste un altro evento internazionale dedicato al software libero in generale (non specificamente a GNU/Linux): il Software Freedom Day, che viene celebrato in tutto il mondo l’ultimo sabato di settembre e in Italia non è ancora molto sentito.

Il testo di questo articolo è sotto licenza Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.




Simone Aliprandi (@simonealiprandi) ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft. Maggiori informazioni sul suo blog.

In Rete: www.aliprandi.org

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Un commento

  1. Del Linux Day 2013 | MadBob

    [...] Simone Aliprandi il 28 ottobre constatava come l’appuntamento linuxaro per antonomasia abbia perso la sua connotazione propriamente linuxara, finendo con l’includere anche temi trasversali quali le Creative Commons, la privacy, l’open hardware, e tutto lo scibile delle liberta’ digitali. Il suo intervistato, Giacomo Rizzo (che conobbi personalmente ai tempi della ConfSL 2009), sembra critico nei confronti di tale spontaneo cambiamento di rotta, ma personalmente lo accolgo con favore: quale miglior modo per rinnovare l’evento – come tante volte auspicato – ed ampliare il pubblico interessato? Mesi fa, sapendo che proprio il 26 ottobre a Firenze si sarebbe tenuto un appuntamento organizzato da Wikimedia Italia sui dati bibliografici, ho spedito mail in lungo ed in largo per fare in modo che fosse presente anche Libera Informatica (una delle associazioni linuxofile locali) e portasse in quella stessa sede il messaggio del software libero, cosa che e’ avvenuta con gran piacere di tutti. Alla luce di tale esperienza positiva, e di una serie di altre motivazioni, per il 2014 intendo stimolare ancora maggiormente questo genere di “contaminazioni” tentando di coinvolgere in modo piu’ diretto gli enti che in Italia rappresentano le numerose sfumature della cultura digitale, facendo diventare il Linux Day un riferimento a tutto tondo. [...]

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