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Continuano a provarci con la privacy

Lasciate ogni speranza voi tracciati

di

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03

set

2013

Il tracciamento della navigazione Internet è niente; il punto dolente è la sua correlazione con la vita nel mondo reale.

Scrive Bruce Schneier che Internet is a Surveillance State, Internet è uno Stato di sorveglianza: siamo tutti controllati e quello che facciamo viene conservato per sempre. Ben oltre i peggiori incubi di George Orwell:

Naturalmente non c’era modo di sapere di essere o meno sorvegliati in un istante dato. Quanto spesso o su quale sistema la Polizia del Pensiero concentrasse la propria attenzione su un qualunque cavo individuale poteva solo essere indovinato. Era persino concepibile che sorvegliassero tutti per tutto il tempo. In ogni caso potevano collegare il tuo cavo quando volevano. Bisognava vivere – e si viveva, abitudine che diventava istinto – nel presupposto che qualunque suono venisse ascoltato e, tranne che nell’oscurità, qualsiasi movimento fosse scrutinato.

Il ragionamento è semplice e parte da alcuni dati di fatto ben noti anche ai nostri dieci lettori: alcuni hacker cinesi implicati in attività di controllo del governo americano sono stati identificati grazie ai loro accessi a Facebook avvenuti dalla stessa rete su cui operavano; Hector Monsegur, leader e poi infiltrato in Lulzsec, è stato bravo a proteggere la propria identità ma ha commesso un errore ed è stato quindi immediatamente identificato; Paula Broadwell era altrettanto attenta alla propria privacy, ma la correlazione degli accessi monitorati con quella degli ospiti degli alberghi da cui questi accessi avvenivano ha condotto al suo nome.

Ci piaccia o meno, in Internet siamo controllati e tracciati. Sempre. Avete provato Collusion, come suggerito qualche tempo fa? Le attività condotte online possono essere correlate con quelle che avvengono nel mondo reale. Rileggere 1984 può far pensare ad una innocua favoletta, non certo a quell’incubo distopico che era. Anche volendo proteggere la propria privacy selezionando accuratamente i pochi servizi online da utilizzare, sotto pseudonimo, acquistando in contanti e rinunciando ad uno smartphone, mantenere la propria privacy su Internet è sostanzialmente impossibile. Non c’è riuscito il direttore della CIA, che speranza abbiamo noi?

Le informazioni che ci riguardano, infine, non sono raccolte solo dai governi o dalle strutture di spionaggio, ma anche da grandi aziende che hanno un ottima relazione con i vari governi, i quali sono ben lieti di richiedere queste informazioni di tanto in tanto.




Francesco Armando (@quasidot) ha iniziato a curiosare nel mondo dell’informatica ai tempi del glorioso Commodore 64 e da allora non è riuscito a smettere. Ha un debole per i temi della privacy, della disponibilità e della sicurezza. Pare lavorare presso un vendor europeo specializzato nella network security e si diletta a provare servizi online più o meno improbabili. Il suo blog è testimone di queste divagazioni quasi ragionevoli.

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2 commenti

  1. Lasciate ogni speranza voi tracciati | Apogeonline | quasi.

    [...] Lasciate ogni speranza voi tracciati | Apogeonline. [...]

  2. Luca Bonesini

    Il messaggio che Milziade affidò a Filippide, portato in corsa da quest’ultimo da Maratona ed Atene.
    La missiva segreta -ahimè intercettata- affidata da Papa Pio X ad un alto funzionario Vaticano, destinatario Carlo d’Asburgo, per scongiurare il primo evento bellico mondiale del secolo scorso.
    La mia prima telefonata alla fidanzata, oggi moglie, fatta col Bigrigio SIP (quello col disco combinatore, la ‘rotella’).
    Ed altro ancora…

    “Che speranza abbiamo noi?”, la domanda retorica dell’autore.

    L’unica, a mio avviso, è quella di capire una volta per tutte l’equazione Privacy=Conoscenza/Consapevolezza.
    E conviverci. :)

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