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Se le sentenze escono dai faldoni

CC, come Corte Costituzionale

di

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24

apr

2013

Positiva, la pubblicazione in rete degli atti della giustizia costituzionale; poterli riutilizzare è tuttavia ancora meglio.

La riforma sull’Agenda Digitale che ha consacrato a livello legislativo l’idea di open data sta iniziando a portare i suoi frutti e questa volta è toccato a dati di natura giuridica, che però per la loro importanza non interessano solo gli operatori del diritto. Si tratta infatti di uno dei massimi organi giurisdizionali del nostro ordinamento: la Corte Costituzionale.

Dalla fine di marzo è infatti comparsa sul sito ufficiale della Consulta una sezione “open data” nella quale sono pubblicati in formato XML praticamente tutti i dati relativi all’attività della Corte, nonché tutti i provvedimenti dall’entrata in funzione (nel 1956) ad oggi.

I dati attualmente pubblicati riguardano:

  • L’archivio delle pronunce (circa 18 mila testi dal 1956 ad oggi)
  • L’archivio delle massime delle pronunce
  • L’anagrafica dei Giudici costituzionali, con le date di giuramento, di cessazione e una breve nota biografica
  • Le norme pendenti nei giudizi dinanzi alla Corte costituzionale: per ogni ogni tipologia di giudizio il file XML contiene gli estremi delle norme e i parametri costituzionali evocati.

Il sito della Corte Costituzionale consentiva già la consultazione online e gratuita dei provvedimenti; ma qui si fa ovviamente un passo in più, consentendo un effettivo riuso di tutta questa mole di informazioni. Effettivo sia dal punto di vista tecnico-informatico, vista la disponibilità in formato standard, interoperabile e completo di metadati; sia dal punto di vista giuridico, vista l’applicazione di una licenza open.

Lasciando ad altra sede alcune considerazioni da giurista pignolo sulle modalità di licenziamento di questi dati (effettivamente migliorabili), possiamo solo salutare questa decisione come un ottimo esempio per tutti i principali organi giurisdizionali: dalle giurisdizioni superiori (Corte di Cassazione e Consiglio di Stato) ai principali fori dove si svolge il contenzioso ordinario (Milano, Roma, Napoli…).

I più attenti diranno ma non c’è copyright sulle sentenze! Certo, siamo tutti d’accordo. Ma se le sentenze rimangono stampate su carta e archiviate nei faldoni polverosi dei tribunali… come si fa a renderle davvero open e riutilizzabili? Avere un intero dataset digitalizzato a disposizione è un bel passo.

Il testo di questo articolo è sotto licenza Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.




Simone Aliprandi (@simonealiprandi) ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft. Maggiori informazioni sul suo blog.

In Rete: www.aliprandi.org

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Un commento

  1. Simone Aliprandi

    segnalo che sono disponibili anche una versione inglese e spagnola dell’articolo:
    - versione linglese: The Italian Constitutional Court experiments an open data approach (with a CC license) – http://aliprandi.blogspot.it/2013/04/italian-constitutional-court-opendata.html
    - versione spagnola: La Corte Constitucional Italiana experimenta los datos abiertos (con licencia CC) – http://aliprandi.blogspot.it/2013/04/corte-constitucional-italiana-datos-abiertos.html

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