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La morte di un liberatore

In memoria di Aaron

di

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18

gen

2013

Un procuratore desideroso di notorietà più norme draconiane di cui abusare su una persona fragile fanno bullismo di Stato.

Aaron Swartz è si è tolto la vita a 26 anni ed i mass media hanno scoperto la storia di questo ragazzo timido e geniale che sin dall’adolescenza ha contribuito fattivamente a costruire elementi importanti dell’Internet di oggi.

Aaron è stato chiamato hacker ed il termine personalmente non mi dispiace, perché non lo associo ad un pirata o ad un criminale. Aaron non aveva commesso alcun crimine, eppure era inseguito dalla giustizia statunitense che voleva condannarlo per furto di documenti. Il procuratore di Boston Carmen Ortiz aveva forse pensato di incrementare la propria notorietà puntando sulla storia della “violazione” dei server dell’archivio JSTOR presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT). Aaron aveva messo a punto un sistema ingegnoso per scaricare dalla rete del MIT gli articoli scientifici di JSTOR. Per rilasciarli a sua volta, trattandosi di materiale di pubblico dominio. Lo stesso era successo per l’accesso ai documenti del sistema giudiziario PACER: di pubblico dominio ma soggetti ad una tassa di qualche centesimo a pagina. Ne aveva scaricato una gran parte a spese proprie per poi renderli disponibili a tutti gratuitamente. Quella volta le agenzie mollarono la presa dopo aver capito che non sarebbe stato possibile fare nulla.

Aaron ha dato un contributo fondamentale alla scrittura dello standard RSS 1.0 che molti usano per accedere a blog e news (i cosiddetti feed, ovvero liste di articoli o pagine create apposta per facilitarne la diffusione e consultazione). Ha contribuito alla nascita della fondazione e delle licenze Creative Commons. Si è speso in prima persona ogni volta che sentiva messa in pericolo la libertà di circolazione dei contenuti, delle informazioni. Reddit e webpy, piuttosto che Open Library e Demand Progress sono frutto anche del suo lavoro.

Aaron Swartz era un genio. Meno criminale di Steve Jobs o Steve Wozniak che negli anni settanta vendevano le blue box di Captain Crunch per risparmiare sui costi delle telefonate (JSTOR non ha subito alcun danno economico dall’attività di Swartz, AT&T invece perdette del fatturato). Narra leggenda che durante la sua (breve) permanenza in carcere, John Draper (alias Captain Crunch) abbia scritto il word processor.

Appena appresa la notizia del suicidio di Aaron Swartz, l’ho collegata al suicidio di Jonathan James di cui avevo scritto lo scorso anno. Avevo scacciato il pensiero: troppo distante l’attività dei due, troppo diversi i personaggi. Eppure c’è qualcosa che li collega, a parte la loro fragilità nei confronti della minaccia di una pena abnorme. Quel collegamento è il bullismo di Stato di cui Lawrence Lessig parla meglio di chiunque altro ed una persona che ha contribuito ad entrambe le indagini: Stephen Heymann. Pare che quando l’avvocato di Aaron fece notare alla Procura del Massachusetts che Swartz era a rischio di suicidio si sentì rispondere che allora sarebbe stato più al sicuro in cella. La stessa Carmen Ortiz aveva d’altronde platealmente e violentemente ribadito che:

Rubare è rubare, che si usi un computer o un piede di porco, che si tratti di dati, documenti o dollari. Poco importa se quanto rubato viene regalato o venduto.

Un sistema draconiano che secondo la Electronic Frontier Foundation e altri necessita di una profonda revisione.

Il lascito di Aaron è stato colto bene e concretamente dall’iniziativa battezzata PdfTribute: una forma di disobbedienza civile con cui molti ricercatori hanno rilasciato i propri lavori scientifici. Altri, come gli attivisti dell’Archive Team, hanno creato JSTOR Liberator per permettere di continuare il suo lavoro.

Se volete saperne di più su Aaron troverete abbondanza di materiali, partendo da Wikipedia. Consiglio oltre ai link precedenti il ricordo di Cory Doctorow, quello di Quinn Norton e quello dei suoi parenti.




Francesco Armando (@quasidot) ha iniziato a curiosare nel mondo dell’informatica ai tempi del glorioso Commodore 64 e da allora non è riuscito a smettere. Ha un debole per i temi della privacy, della disponibilità e della sicurezza. Pare lavorare presso un vendor europeo specializzato nella network security e si diletta a provare servizi online più o meno improbabili. Il suo blog è testimone di queste divagazioni quasi ragionevoli.

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6 commenti

  1. In memoria di Aaron | Apogeonline | quasi.

    [...] In memoria di Aaron | Apogeonline. [...]

  2. Francesco Giuseppe Pianori

    Ho appreso la notizia del suo suicidio dalla televisione. Ho pregato per lui e per la sua famiglia. Che strana “civiltà” la nostra! Ha più a cuore il profitto delle persone. In questo modo, invece di aiutare le persone geniali a sviluppare la loro dote per il bene di tutti, le si emargina e le si punisce, privandosi ancor più della ricchezza che costituiscono per tutti. Stupidaggine anche economica: per un “furto” senza valore significativo si perde una risorsa produttiva notevole. Tipico di una mentalità gretta e chiusa.

  3. Livio

    E’ singolare la pervicacia con cui la magistratura di molti paesei, compreso il nostro, perseguita coloro che lavorano per diffondere conoscenze ed infomazioni; contemporaneamente le stesse magistrature son molto tolleranti con i soprusi ed i veri ladrocinii di istituzioni come le banche e le grandi multinazionali.

    Però, non è poi tanto singolare. Una persona come Aaron Swartz non ha a disposizione i mezzi di rappresaglia delle banche e delle grandi multinazionali.

    Che tristezza!

  4. In memoria di Aaron | quasidot | Scoop.it

    [...] Un procuratore desideroso di notorietà più norme draconiane di cui abusare su una persona fragile fanno bullismo di Stato.  [...]

  5. Lucio Bragagnolo

    Forse è ora di rifare la tara alla bilancia di quelle statue allegoriche della Giustizia.

  6. Francesco

    Forse è il caso di sperare che chi fa le leggi conosca almeno un poco quello di cui sta parlando, senza ascoltare sempre solo certe lobby. Poi la statua ce la lasciamo, per ricordarci che il giudice le leggi le dovrebbe applicare comunque a chiunque :-)

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