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Dura lex sed libera, signor assessore

Il software libero ha la priorità. Per legge

di

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29

ago

2012

Sorpresa: la Pubblica Amministrazione è formalmente tenuta a scegliere software open source ovunque possibile.

Questa estate ho scoperto che Babbo Natale passa anche a Ferragosto. Infatti sono tornato dalla ferie con una bella sorpresa sotto l’albero (di cactus, unico tra quelli del mio giardino ad aver superato indenne questo caldo abnorme).

La sorpresa consiste in una serie di modifiche all’articolo 68 del Codice dell’amministrazione digitale (grazie alla quale, per solenne e autorevole legge dello Stato, le pubbliche amministrazioni italiane, quando acquisiscono o adottano software, sono tenute ad effettuare una valutazione comparativa (di tipo tecnico ed economico) che dia la precedenza a soluzioni open source rispetto a prodotti proprietari. L’ultimo comma dell’articolo sancisce infatti che:

Solo quando la valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico dimostri l’impossibilità di accedere a soluzioni open source o già sviluppate all’interno della pubblica amministrazione ad un prezzo inferiore, è consentita l’acquisizione di programmi informatici di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d’uso.

Il provvidenziale e tanto atteso intervento legislativo deriva dalla legge 134 del 7 agosto scorso che ha convertito il decreto legge 83/2012 recante misure urgenti per la crescita del Paese e comunemente chiamato decreto sviluppo; perchè in fondo è proprio di crescita del Paese e di sviluppo che si parla. Non è solo una questione di principio, per smanettoni idealisti e un po’ naif; l’open source è una leva strategica che può concorrere alla crescita del paese, ad una innovazione sostenibile e – perché no? – anche ad una riduzione della spesa pubblica.

Ora però, dopo aver aperto la bottiglia di spumante e festeggiato questa bella novità estiva, mi rimetto subito a scrivere un’altra letterina a Babbo Natale e sperare che, facendo il bravo bimbo fino al 24 dicembre, mi possa esaudire ancora una volta: Caro Babbo Natale, ora che abbiamo tutte le norme necessarie affinché l’Italia sia un Paese tecnologicamente avanzato e innovativo, puoi fare in modo che vengano effettivamente applicate? Ti prego, non chiedo tanto; mi basta qualche regolamento attuativo (possibilmente chiaro e non contraddittorio) e qualche finanziamento affinché le pubbliche amministrazioni possano effettivamente adeguarsi. E se puoi (ma qui lo so che chiedo troppo) manda in pensione in un solo colpo quelli che nel 2012 usano ancora il computer solo come una macchina da scrivere con lo schermo. Grazie, ciao.

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Simone Aliprandi (@simonealiprandi) ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft. Maggiori informazioni sul suo blog.

In Rete: www.aliprandi.org

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22 commenti

  1. Tiziano Prada

    Sono un dipendente del Comune di Milano.

    Ad ogni nuovo pc che ci arriva, dotato di Windows 7 (e quindi regolarmente pagato), viene subito disinstallato per per poi montare Windows XP altrimenti le applicazioni (alcune vecchie di decenni, non esagero) non funzionano.
    Naturalmente di applicazioni Open Source nemmeno l’ombra.

    Penso che ogni ulteriore commento sia superfluo.

  2. Simone Aliprandi

    caro TIziano, grazie per la testimonianza. dovremmo creare un wiki o un blog in cui chiunque possa “denunciare” queste tristezze. sono proprio curioso di vedere se adesso questa norma tanto bella a livello di principio rimarrà lettera morta o verrà finalmente applicata anche alla luce delle esigenze di tagli alla spesa.

  3. Simone Aliprandi

    segnalo che ho realizzato una versione sintetica dell’articolo in inglese; qualora vogliate diffondere la notizia in circuiti non strettamente italiani, questo è il link: http://aliprandi.blogspot.it/2012/08/free-and-open-source-software-takes.html

  4. Simone Aliprandi

    caro Tiziano… sì, in effetti ogni ulteriore commento è superfluo. forse bisognerebbe creare un blog o un wiki in cui tutti possano raccontare e “denunciare” queste quotidiane tristezze. adesso voglio proprio vedere se anche questa volta si troverà il modo di lasciare questa norma rivoluzionaria lettera morta, o se al contario le contingenti esigenze di taglio alla spesa riusciranno finalmente a cambiare un po’ le cose. incrociamo le dita.

  5. Bruno Belotti

    Quando ho letto il titolo, mi sono venute le lacrime agli occhi dalla commozione.
    Poi, ahimè, c’ho ripensato: in Italia (forse anche all’Estero, in realtà non lo so) non si usa il software più adatto, ma quello politicamente imposto, con il risultato che spesso si pagano decine di migliaia di euro per software e consulenze vergognose, tra cui quelli di cui parla Tiziano.
    E da ex-dipendente para-statale, tristemente confermo.
    La strada è ancora lunga, ma almeno l’indicazione c’è: cambiare software sarà facile… il difficile è cambiare la mentalità e le abitudini degli italiani (politici e non).

  6. gabriele lunati

    Penso che la “valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico” da sempre dovrebbe essere un obbligo nel settore pubblico. Quindi nulla di nuovo; diciamo che, almeno nel settore in cui opero, quello dell’informatica documentaria (biblioteche, per intendersi), in troppi casi tali valutazioni non sono state fatte, andando così a consolidare posizioni di fatto monopolistiche che poco avevano a che vedere con trasparenza e saggio utilizzo di risorse pubbliche. E con ricadute di scarsa efficienza sull’utenza.

  7. [...] Sorpresa: la Pubblica Amministrazione è formalmente tenuta a scegliere software open source ovunque possibile.  [...]

  8. Fabio

    Sento spesso parlare di applicazioni troppo vecchie nelle PA che non girano sulle nuove versioni di Windows, qualcuno ha idea di dove possa approfondire l’argomento?
    Se ci sia una categoria di software in particolare,… su che tecnologia sono basati (software proprietari standalone, pagine web, database, fogli di calcolo…).
    Ci sono delle specifiche particolari per questi software per cui non esista nessun rimpiazzo plausibile tra i software opensource?

    Grazie in anticipo a chi vorrà delucidarmi :-)

  9. Elisabetta Nanni
  10. Lucio Bragagnolo

    Credo che il problema stia più nell’immobilità di questi ambienti, dove – è storia recentissima, basta guardare i commenti – l’unico obiettivo è continuare a fare funzionare ciò che non è rotto, a prescindere dalla sua arretratezza e dai costi reali di questa impostazione. Chiunque abbia portato all’estremo la vita di un vecchio autoveicolo sa benissimo che i costi di manutenzione, ricambi e consumi non sono quelli del nuovo… e tutto questo prima di introdurre la tematica open.

  11. Lucio Bragagnolo

    Grazie per la condivisione. Simone Aliprandi d’altronde ha espresso bene il concetto: se sono solo leggi, senza attuazione, siamo solo all’inizio del percorso.

  12. Claudio mori

    Il GSE, cioè il Gestore della distribuzione della corrente elettrica in Italia, usa per il sito di comunicazione con gli utenti “SOLO” il browser Explorer, con gli altri browser non funziona, alcune cose restano non leggibili. Ma NON paga le licenze! Infatti, proseguendo nel sito con Explorer, appare una pagina che avvisa che si continua a proprio rischio e pericolo, non essendo la pagina stessa sicura, il tutto con avvisi tremendi in rosso cupo…. Ecco forse da dove derivano gli aumenti della bolletta elettrica….

  13. Tiziano Bacocco

    Tiziano, molte di queste applicazioni che non vanno più su win 7 , di solito funzionano sotto wine su linux, parlo per esperienza personale, ho un casino di abandonware che su windows non vanno più da anni ma è possibile usarli sotto wine

  14. Tiziano Bacocco

    Fabio, tali applicazioni che io sappia di solito sono accozzaglie di access, office e visual basic, è solo un insulto alle vere applicazioni chiamare sta robaccia applicazioni comunque.

    Ormai se si fanno software amministrativi nuovi si preferisce farli centralizzati con interfaccia web , proprio per evitare casini lato client

  15. Aldo Giocomo

    in italia si usa il sw dell’ex dipendente che si è aperto una srl; il punto è perchè usare gestionali fatti in C++ quando c’è java?

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  20. Habemus Agenda (quasi) | Giorgio Jannis

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    [...] l’articolo 68 di cui abbiamo parlato in varie occasioni su queste pagine (ad esempio Il software libero ha la priorità. Per legge) e era diventata a pieno titolo la norma cardine delle tecnologie open per il settore pubblico [...]

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