Rassegne

Silenzio, si censura

di Federico Fasce

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16

Giu

2008

Quel che si dice in Rete. Due provvedimenti, una proposta di legge italiana e l'iniziativa di due provider internazionali, fanno discutere sulla libertà di espressione. L'abolizione della pornografia, a tutela dei minori, è davvero realizzabile? Ed è giusto chiudere i newsgroup?

La mannaia della censura cala, spesso in modo maldestro, sulla Rete. In Italia, come osserva Massimo Moruzzi, una proposta di legge tende a criminalizzare la Rete. È d'accordo anche Giulia Blasi, che però puntualizza come la proposta sia volta alla tutela dei minori. Proprio dalla tutela dei minori parte un'altra azione, questa volta di alcune aziende private come Verizon e Warner. Che, spiega Massimo Mantellini, hanno inibito l'accesso ai newsgroup della gerarchia .alt, e in alcuni casi addirittura smesso di offrire il servizio Usenet.

Quest'ultimo, per quanto sempre meno utilizzato, rimane un baluardo della libertà di parola. Declan McCullough spiega come l'eliminazione della gerarchia alt, da sempre la più libera di usenet, porterà via contenuti illegali, ma anche moltissimi spazi di discussione utili. Secondo Paul Adams la scelta di Verizon e compagni è totalmente inefficace: chiunque può offrire, esternamente ai provider, accesso a Usenet. Nel contempo però è un brutto precedente per la libertà di espressione in Rete. Stefano Quintarelli è meno drastico: «Va notato che le Usenet news sono un servizio applicativo, non di rete [...] L'intervento dei tre operatori e' demagogico; sarebbe stata una violazione alla Net Neutrality se avessero filtrato i contenuti a livello di rete».


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(La foto è di Nika Dizon)