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La collaborazione in formato ppt

di Roberto Venturini

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09

Feb

2007

Una nuova generazione di applicazioni del web collaborativo puntano su un modello di condivisione basato sui file di PowerPoint. Dalle presentazioni aziendali ai corsi di formazione, alle narrazioni strutturate in slide

La Rete viaggia, come un treno in corsa, verso forme sempre diverse. Forme che sono oggi quelle di un Internet costruito con la collaborazione degli utenti. Il tema dell’User Generated Content continua a occupare/preoccupare gli operatori e a definire pagine e pagine di nuovi piani di marketing. Sembra non esserci limite a quanto online gli utenti sono disposti a generare e a condividere. Dopo testi, suoni, immagini e video, sembra ora giunto il momento di condividere i Powerpoint. Dal punto di vista tecnico una banalità, da quello del senso metafisico molto meno.

Che ci piaccia o meno, molta della conoscenza contemporanea viaggia e viene trasmessa attraverso le slides di questo implacabile e onnipresente software (o dei suoi parenti numericamente poveri Keynote ed OpenOffice). Che lo si usi o lo si usi male (si veda il dibattito sulla powerpointosi e i suoi venefici effetti), è indiscutibile che lo scibile umano stia condensandosi nelle due forme della pagina web e della slide – formati che ora convergono.

Il concetto di condividere le slides implica inoltre uno stimolo all’individuo. Anche se non abbiamo il tempo e la voglia di creare ricche presentazioni a favore di terzi, siamo certamente tutti (o quasi) pieni di vecchie presentazioni che sono sopravvissute al loro scopo e che giacciono inutilizzate in un qualche angolo del nostro Hard Disk ad accumulare la polvere sui loro pixel inoperosi. A questo punto perchè non riciclarle come il vetro in modo che diventino qualcos’altro, mettendo a disposizione di terzi quel sapere formalizzato che a noi non serve più?

Chiaro, dobbiamo entrare nella logica dell’accettazione, farci andare bene che qualcuno, per dirla fuori dai denti, possa eventualmente fare dei soldi con il nostro lavoro. Io, come formatore, potrei avere la tentazione di cercare online slide già fatte per un corso e utilizzarle come sono, azzerando i costi di progettazione (in realtà, per chi non lo sapesse, sempre più le case editrici internazionali realizzano non solo il libro di testo ma anche i relativi powerpoint per il docente, nell’ottica del servizio a valore aggiunto).

Non a caso, se date un’occhiata a questo tipo di siti di condivisione delle slide, scoprirete un elevato numero di docenti che “riciclano” i propri materiali, in una logica comunitaria – che va più in là del concentrarsi sul rischio (quanto grande, poi?) che qualcuno venda una giornata di formazione che potremmo vendere noi, usando il nostro materiale. Inoltre questo tipo di condivisione sta apparentemente stimolando una sorta di ricerca creativa sull’uso degli strumenti di presentazione – evolvendo dalla logica della presentazione aziendale a bullet point a una logica più narrativa. Resta solo da sperare, per il bene dell’umanità, che il formato raggiunga vette creative un po’ più elevate di quei tremendi PowerPoint – solo teoricamente divertenti – con cui ci ammorbano certi nostri sedicenti amici.

C’è anche da tener presente che, se non abbiamo dati particolarmente riservati, mettere online la nostra presentazione può essere un buon modo di farne un backup e tenerla sempre disponibile. Una precauzione preziosa in quei giorni segnati da una failure catastrofica della nostra chiave Usb proprio quando l’hard disk ha deciso di passare a un piano superiore di esistenza – reincarnandosi in un gerbillo e lasciandoci a capire perchè l’insuccesso goda di tanta cattiva fama (effetto karmico collaterale: gli improperi che tireremo di conseguenza non ci aiuteranno certo a reincarnarci in qualcosa di più astralmente evoluto di un Product Manager). Questi servizi possono quindi anche fungere per l’archiviazione in rete (cosa che si può fare, tra l’altro, anche sfruttando in modo un po’ laterale Gmail).

Se accettiamo dunque il gioco della messa in comune ed entriamo nella logica della condivisione (oggi prendi tu da me, domani copio io da un altro) potremo essere interessati a esplorare le varie startup che si sono gettate in quest’arena (con modelli di business, tanto per cambiare, non sempre molto chiari, direi). Il modello base prevede una replica dell’approccio di YouTube – e lo troviamo ad esempio in Slideshare, un sistema abbastanza semplice, lineare, veloce e che permette di adottare differenti approcci alla gestione dei diritti dei propri materiali. In questa linea troviamo anche Empressr.

Approcci più sofisticati vedono invece la slide come parte di un sistema più complesso di web conferencing, applicando alla lettera la Legge di Zawinski (ogni software cerca di espandersi fino al punto in cui può leggere la posta elettronica). Tra i player possiamo considerare WebEx, DimDim e TeamSlide, le Unified Communications di Microsoft, Gatherplace, Zoho Show, Thumbstacks eccetera eccetera.

Insomma, non abbiamo proprio più scuse per non comunicare, in un qualsiasi formato, in una qualsiasi forma ma sempre online. Facendo attenzione a non cadere nella trappola di scrivere anche i nostri messaggi d’amore per “bullet points”.