Una lezione di comunicazione

Presentazione dieci più

di

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12

gen

2017

Innegabile il divario nel computing personale tra prima del 9 gennaio 2007 e dopo. Ma la vera unicità sta in quel keynote.

L’attualità impone che si parli del Consumer Electronics Show di Las Vegas come ha fatto da par suo Andrea Ghirardini; la prospettiva suggerisce uno sguardo all’annuncio di iPhone, avvenuto dieci anni fa.

Superficialmente, per ricordare che si annuncia una rivoluzione ogni anno ma è di rado che le cose cambiano davvero, concretamente, per il novantanove percento delle persone. Più a fondo, per dire che tra cento anni nessuno ricorderà l’hardware; qualcuno invece ricorderà il keynote, per via di tanti aspetti particolari raccontati dal New York Times, che ne segneranno a lungo l’unicità.

La messinscena

Solo qualche accenno: AT&T installò dentro il Moscone Center di San Francisco una torre cellulare riservata all’iPhone brandito da Steve Jobs, ma gli ingegneri modificarono comunque il software in modo che apparissero sempre cinque tacche di segnale, perché non si notasse un eventuale riavvio del sottosistema di telefonia.

Steve Jobs e iPhone

Circa 1,2 miliardi di unità in dieci anni: il prodotto di maggior successo di sempre.

 

Il Wi-Fi sempre riservato a Steve Jobs venne oscurato per scongiurare qualunque problema di banda passante. Si provò la presentazione per sei giorni di seguito fino a identificare la sequenza migliore per aggirare i bug ancora presenti nel sistema operativo. Ogni particolare venne curato per quanto era umanamente possibile.

La schiettezza

Oggi iPhone e i suoi succedanei sono oggetti globali. Quel primo modello parlava il linguaggio dell’azienda che lo aveva prodotto, dell’uomo che aveva scommesso proprio l’azienda su quel prodotto, della California come terra di hippie, surfisti, nerd e cosmopoliti la cui cultura alternativa aveva dato origine al primo computing personale.

Pochi hanno fatto caso alla scelta dei Beatles come band al centro della dimostrazione dell’iPod presente dentro iPhone. Un complesso che era fuori dal catalogo di iTunes, aveva procurato importanti fastidi legali all’azienda eppure figurava nei preferiti di Steve Jobs. L’antitesi di chiunque salga su un palco oggi a parlare di prodotti, perché il primo comandamento è evitare grane, stare coperti, non esporsi.

Il sense of humor

Certamente il pubblico di un keynote è ben disposto dall’inizio e più propenso di altri all’applauso. Tuttavia, qui si respirano allegria e confidenza inusuali. Alcune battute sono improvvisate, altre preparate fin nella grafica. In alcuni momenti perfino Jobs deve attendere l’attenuarsi delle risate, per proseguire l’esposizione.

Finto iPhone originale

“Un iPod, un telefono, un comunicatore Internet; ed eccolo qui”. Rara autoironia.

 

iPhone è stato annunciato gioiosamente, quasi con un senso di liberazione per il lungo lavoro compiuto, con tangibile soddisfazione di avere fatto qualcosa di speciale

Avanti un altro

La presentazione è stata speciale perché il prodotto era speciale, o il prodotto rompeva gli schemi e allora anche la presentazione poteva permetterselo?

Quale che sia la risposta, attendiamo la prossima grande innovazione, quella che ancora cambierà le cose per il novantanove percento delle persone. Abbiamo un indizio: a suggerirci che si tratta della volta buona non saranno tanto specifiche altisonanti o tecnologie esoteriche, ma il modo di presentarlo. Se servono esempi, ne abbiamo uno decisivo.




Lucio Bragagnolo (@loox) è giornalista, divulgatore, produttore di contenuti, consulente in comunicazione e media. Si occupa con entusiasmo di mondo Apple e digitalizzazione a scuola e in azienda. Dal 2015 è membro del comitato tecnico-scientifico di LibreItalia. Nel tempo libero gioca di ruolo, legge, balbetta Lisp e pratica sport di squadra. È sposato felicemente con Stefania e padre apprendista di Lidia. Insieme a Luca Accomazzi è autore per Apogeo dei manuali su OS X, tra i quali OS X Server e i recenti OS X 10.11 El Capitan e OS X oltre ogni limite. Con Swift ha fatto tutto da solo.

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