No bees, no food

Adotta un’ape

di

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19

dic

2016

Un altro modo di salvare il mondo, attraverso un progetto che fa uso ingegnoso di una batteria di moderni sensori.

Senza api, niente cibo. L’acaro classificato significativamente come Varroa Destructor non lo sa e se ne approfitta attaccando gli alveari italiani come mai ha fatto prima. Per nostra sfortuna esistono svariati prodotti chimici più che adeguati per salvare i preziosi sciami da questa terribile minaccia e dalle sue conseguenze batteriche, ma i residui li ritroviamo tutti nel miele che poi mangeremo, in particolare per il miele d’importazione, dove i severi controlli dell’Unione Europea diventano meno efficaci.

Crolla così anche un mito a cui eravamo affezionati, considerando il miele uno degli alimenti più sani e salutari mai conosciuti. Se è vero che viene considerato come un antibiotico naturale, è ormai altrettanto vero che stare attenti alla provenienza è prioritario, per non sostituire l’effetto naturale all’effetto sempre antibiotico, ma dovuto a tutti i prodotti sintetici spruzzati sui preziosi insetti per evitarne la precoce moria.

Il progetto 3Bee propone un sistema di telecontrollo dell’alveare, dotato di sensori che permettano di monitorare diversi parametri. Temperatura e umidità, per esempio, consentono di rilevare lo stato di salute complessivo dell’alveare, ma anche un sensore di peso terrà sott’occhio l’incremento ponderale consentendo di verificare la produttività, le necessità di sovralimentazione o i gravi incidenti in corso all’alveare.

Sensori per api

Sensori esagonali rispettano le forme della natura e si installano più facilmente.

Una seconda tornata di sensori tiene d’occhio eventuali malattie e virosi controllando la qualità dell’aria, la quantità di ossigeno e quella di anidride carbonica. Perfino il tipico ronzio dell’alveare è tenuto sotto controllo da microfoni ottimizzati per rilevare un arco di frequenze comprese tra 50 e 600 cicli al secondo, che costituiscono i segnali da cui si può comprendere perfino se sta nascendo una nuova regina.

La tipologia del nettare bottinato dallo sciame è invece prevedibile utilizzando sensori dello spettro luminoso, che dai cicli di alba e tramonto e dalla luminosità ambientale consentono di capire perfino la fioritura che costituirà la tipologia di miele prodotto.

L’idea dei tre italianissimi Niccolò, Riccardo ed Elia è anche completare il tutto con un cloud in cui i dati rilevati sul campo da una scheda a microcontrollore, adeguatamente dotata della necessaria elettronica di contorno, siano raccolti ed analizzati ad uso dell’apicoltore, ma anche a garanzia dell’acquirente che potrà così acquistare il miele dal proprio apiario preferito, sulla base di sapore e qualità certificati dal sistema.
L’obiettivo è cominciare a installare i primi cento apiari supertecnologici, valorizzando così il made in Italy. Fino a oggi si sono autofinanziati. Vogliamo dargli una mano?

La confezione è carina. Il miele pure, ma solo se monitorato nella qualità.




Paolo Capobussi (@ViviScienza) si diletta a divulgare informatica e nuove tecnologie dai tempi delle Pagine Bianche delle email presenti nel mondo (ne possiede una copia a cui tiene gelosamente). Attualmente si diverte con tutto ciò che odora di makers, elettronica, chimica e scienze naturali e offre al pubblico le sue passioni creando attività di edutainment e continuando a produrre libri e Multi-Touch Book in ambito scientifico-tecnologico.

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