Ora il sito avvisa a browser chiuso

Notifiche sul web

di

thumbnail

29

mar

2016

Nuovi standard, croce e delizia dei web designer. Stavolta tocca agli avvisi push, che vogliano arrivare sempre e ovunque ma…

Nel dare alla luce nel 2013 una nuova versione del sistema operativo OS X, casa Apple decise che il meccanismo delle notifiche – quegli avvisi tempestivi che troviamo tanto comodi sugli smartphone – andava esteso al web.

In sostanza, un sito che si occupa di attualità e che frequentiamo abitualmente può offrirsi di mandarci un avviso quando viene pubblicato un nuovo articolo. La parte interessante sta nel fatto che l’avviso appare anche se non stiamo guardando quel sito e addirittura anche se il browser è del tutto chiuso.

La cosa ebbe un discreto successo: la nuova tecnologia venne supportata immediatamente dai siti dedicati alla società fondata da Steve Jobs, come Macworld. Seguirono a ruota quelli più orientati alla tecnologia, come Ars Technica, e poco dopo i più importanti generalisti, come Variety. Le notifiche per il web sono, in effetti, una bella idea: si prestano allo scoop giornalistico ma possono venire lanciate anche per informare gli sportivi in tempo reale quando la squadra del cuore ha segnato un gol. Amazon le invia quando il pacco è stato spedito, eBay quando l’asta s’è chiusa, New Scientist settimanalmente quando un nuovo numero raggiunge le edicole. Per l’utente di OS X, l’esperienza è del tutto simile a quella delle notifiche native, tipo esci entro 15 minuti per il tuo appuntamento in Corso Garibaldi perché c’è traffico. Il testo della notifica viene scelto dal sito web che la invia, un clic su essa lancia il browser e apre la pagina web.

Notifiche di New Scientist

Anche se il browser è chiuso. Il problema è che ogni piattaforma è diversa.

Come sempre accade sul web, quando un browser ha una buona idea gli altri la copiano in breve tempo. Google Chrome per Android ci è arrivato a brevissima distanza, sempre nel 2013, e poi l’anno scorso la tecnologia è stata reingegnerizzata per il desktop. Firefox c’è arrivato più di recente. Microsoft, come spesso accade, è buona ultima, ma il team di Edge ha annunciato nel febbraio 2016 che è attivamente al lavoro e le notifiche approderanno presto anche nel loro browser.

Per noi sviluppatori e webdesigner il solenne grattacapo sta nel fatto che ciascun attore – Apple, Google e Mozilla – ha deciso di fare da sé e ha realizzato le notifiche in un modo distinto, proprietario e differente da tutti gli altri. Solo a giochi fatti è arrivato l’ente standardizzatore del web, il W3C, annunciando una propria iniziativa unificata; c’è da sperare che almeno Microsoft si rifaccia a quella, ma non ci si può contare.

Due scienziati discutono i 14 standard in competizione e decidono di uniformare in modo universale. Ci sono ora 15 standard.

Per fortuna gli standard per le cose importanti ci sono. Tipo… prese di corrente.

Quando Apple prese la sua iniziativa, infatti, partì dal meccanismo già usato per dare vita alle notifiche di iPhone e iPad. Lo sviluppatore certificato crea un server sicuro e lo registra con Apple, riceve una comunicazione quando qualcuno accetta di ricevere notifiche (in forma del tutto anonimizzata), invia le notifiche ad Apple e la casa di Cupertino le smista usando la sua tecnologia proprietaria, iMessage, che vengono visualizzate dentro alle app native su piattaforma mobile e invece come notifiche del browser su Mac. Lo dico in altro modo: le notifiche web per Apple esistono solo su desktop; si può riceverle in iOS ma serve una app nativa, non basta il browser.

Gli ingegneri di Mountain View naturalmente si appoggiano alla tecnologia Google Cloud Messaging, nata per Android, e su Android le notifiche arrivano anche a browser chiuso, ma in Chrome per desktop appariranno solo a browser aperto. Gli sviluppatori di Mozilla Foundation, come loro solito, hanno escluso a priori di appoggiarsi a questi e a quelli e hanno realizzato un metodo basato su tecnologie open source.

In soldoni, il consumatore si trova davanti a un web in cui alcuni siti offrono notifiche ma solo a chi usa alcuni browser. Lo sviluppatore web deve decidere quali piattaforme supportare, o perlomeno in quale ordine implementarle, e gestire le peculiarità di ciascuna. Qualcuno ha provato a creare una libreria unificata, ma inevitabilmente questa finisce per offrire solo il massimo comun denominatore tra le varie offerte: in particolare, non serve a nulla se il visitatore ha abbandonato la pagina. Dove ho messo quella bottiglia di Maalox?




Luca Accomazzi (@misterakko) ha messo le mani su un calcolatore (Apple) nel 1980 e da allora non le ha quasi mai staccate anche se, avendo una moglie e una figlia, viene da sospettare che qualche pur breve pausa l’abbia trovata. Su Internet dal 1992, si dedica a tempo pieno a scrivere siti – circa trecento da fine 1997 – fermandosi solo per scrivere libri per Apogeo (spesso in sodalizio con Lucio Bragagnolo). L’azienda che ha fondato, Accomazzi.net, è specializzata in commercio elettronico e newsletter.

In Rete: www.accomazzi.net

Letto 3.014 volte | Tag: , , ,

Lascia il tuo commento