Una notizia di quindici anni fa

La legge che non lo era

di

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25

feb

2016

La densità di transistor nei processori non raddoppia costantemente da un pezzo e lo sapevamo dall’inizio del secolo.

Nutro grande rispetto e stima per Ars Technica, un sito che riesce a fare informazione tecnologica di qualità, ad ampio spettro, pure piacevole da leggere. Ogni tanto anche loro scivolano sopra una buccia di banana.

Come il recente articolo nel quale si strilla la morte della legge di Moore, quella della densità di transistor nei microprocessori che raddoppia a intervallo costante:

La nuova norma diventa la violazione della legge. Il tempo della legge di Moore come guida di quello che arriverà in futuro, e come regola da seguire, è al termine.

L’intervallo costante è stato in realtà ritoccato più volte, dodici, diciotto, ventiquattro mesi. All’epoca del grande boom del PC coincidente con Windows 95, Microsoft e Intel sfruttarono abilmente l’idea della legge di Moore portandola al grande pubblico in versione la velocità dei computer raddoppia ogni anno per aggiungere il corollario più megahertz al processore, più velocità. La corsa al megahertz per incoraggiare vendite di massa. Funzionò alla grande.

Diagramma della legge di Moore

All’inizio i punti giacevano effettivamente su una retta. Poi è successo di tutto.

Fuori dal grande pubblico, tutto è stato chiaro da un pezzo. Questo è Giancarlo Livraghi, su una pagina web dal titolo La leggenda di Moore che data al 2001:

Inoltre l’immaginaria “legge” (che è diversa dall’osservazione di Moore) si è rivelata falsa. Se nel 1964 si poteva parlare (forse) di “raddoppio” ogni 12 mesi… poi “si è detto” 18… ora si è passati a di 24 o forse 30. Badando poco a quanto le affermazioni possano riflettere qualche significativa realtà.

Livraghi riporta un mio articolo dell’aprile 2001, che riferendosi alla legge di Moore inizia con l’occhiello Concepita nel 1964, accompagnerà l’informatica più o meno fino al 2017.

Eccoci qua con buona approssimazione, qualche mese su quindici anni. Non si era visionari, né geni dell’ingegneria elettronica; si leggevano normali articoli su normali riviste di settore, per tirare normali conclusioni:

Nel 2017 circa verranno raggiunti i limiti fisici delle attuali tecnologie. Per proseguire ulteriormente nei raddoppi bisognerà inventare qualcos’altro, come i chip biologici, o quelli a effetto quantico, oggi poco più che esperimenti promettenti.

Ars Technica, 11 febbraio 2016:

L’uso di materiali alternativi, effetti quantici o tecniche ancora più esotiche come la superconduzione possono offrire una strada per tornare al comodo raddoppio che abbiamo osservato per decenni o alle progressioni più complesse degli ultimi quindici anni.

Ovviamente l’articolo è più che originale. Sorprende invece che faccia passare una nozione ultradecennale come notizia. Livraghi avrebbe borbottato da par suo ed è un’occasione per salutarlo, pochi giorni dopo il secondo anniversario della sua scomparsa. Chi può, si procuri Il potere della stupidità.




Lucio Bragagnolo (@loox) è giornalista, divulgatore, produttore di contenuti, consulente in comunicazione e media. Si occupa con entusiasmo di mondo Apple e digitalizzazione a scuola e in azienda. Dal 2015 è membro del comitato tecnico-scientifico di LibreItalia. Nel tempo libero gioca di ruolo, legge, balbetta Lisp e pratica sport di squadra. È sposato felicemente con Stefania e padre apprendista di Lidia e Nive. Insieme a Luca Accomazzi è autore per Apogeo dei manuali su OS X, tra i quali OS X Server, OS X 10.11 El Capitan e OS X oltre ogni limite. Con Swift ha fatto tutto da solo.

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