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Far soldi e risparmiare sui consulenti

La faccia come Facebook

di

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20

mag

2015

Le aziende più profittevoli sul web sono basate sul chiacchiericcio degli utenti e producono praticamente niente.

Abbiamo provato a seguire il flusso dei soldi sul web, osservando come i quattrini non si concentrano attorno a chi produce contenuto, ma a chi lo veicola. Google e Facebook la fan da padroni e hanno margini elevatissimi.

Il mio mestiere, da quasi vent’anni, è progettare e sviluppare siti. Significa che non diventerò mai ricco, ma anche che ho visto una gran quantità di clienti. Alcuni dei quali sono diventati ricchi e molti dei quali si sono fatti mungere — mio malgrado — quattrini da persone che gli promettevano di trasformarli in altrettanti Jeff Bezos e Larry Page. Per esempio, come ho già accennato, visto che quasi tutti i trucchi che permettevano a un esperto di far ben figurare nei risultati di Google un sito poco interessante oggi non funzionano più, oggi i professionisti del SEO si dividono tra consulenti che aiutano a migliorare l’accessibilità ed alzare la qualità dei siti (pochi) e venditori di fumo (tanti).

Vorrei oggi concentrarmi sul sito come fonte di reddito attraverso la pubblicità. Facebook, Google e compagnia cantante han creato un ecosistema in cui si può far cassa: vediamo come approfittarne.

Chi ha trovato modo negli anni di creare contenuti autorevoli, specializzati, settoriali può guadagnarci sopra: io ho visto singoli individui macinare sino a 1.500 euro al mese, e ovviamente di più le organizzazioni. Chi vuole provarci può cominciare con AdSense di Google.

La pubblicità sul web è cresciuta in efficacia, quindi in redditività, negli ultimi tre anni grazie alla tecnica detta remarketing. Posso darvi un link alla spiegazione completa, ma mi vien meglio un esempio.

Un sito di commercio elettronico praticamente qualsiasi. Sudafricano, tanto per non fargli pubblicità gratis

Il remarketing è in fondo un colpo sleale, sotto la cintura del consumatore.

 

Supponiamo che su un sito di abbigliamento come questo mettiate nel carrello una cintura, però non passiate dalla cassa e invece ve ne andiate lasciandoli con un palmo di naso.

Dopo qualche minuto o qualche ora fate un salto su Facebook, e… bang! Vi trovate una pubblicità di quel medesimo sito, nel tentativo di ricordarvi l’esistenza della cintura e chiudere la vendita. Funziona anche se non avevate fatto log-in in Facebook prima di passare dal commercio elettronico. Sostituite il vostro sito a Facebook e potrete guadagnare, in proporzione, come guadagna Zuckerberg.

Facebook si è accorto che siamo passati dai sudafricani e ci offre cinture dal medesimo sito

Insistono nel tentare di vendere la cintura, dovrò dirgli che ero solo un passante.

 

Tutto il giochino si basa sulla magia dei cookie, che identificano la gente anche quando non ha digitato nulla in nessun sito. Se siete consumatori finali e non potete guadagnare in questo modo, ma volete capirne di più, installate in Google Chrome l’estensione Ghostery. Fa un bel lavoro per spiegare come funziona il trucco e, se lo desiderate, bloccarlo.

Poiché chi vende spazi pubblicitari incassa per ogni clic fatto e non per ogni visione effettuata, l’altra parte dell’equazione sta nel trovare spazi dentro alle proprie pagine che siano ben posizionati e dunque efficaci senza per questo guastare la leggibilità e quindi l’attrattività del sito. Un bel problema per qualsiasi webdesigner, che richiede sia soluzioni tecniche che estetiche.

Il bello, quando il macinino gira, è che si può poi provare a trovare veicoli migliori. Qualcuno è riuscito a mollare AdSense e Google, piazzandosi direttamente. O considerate una idea innovativa che è stata presentata l’anno scorso da Getty Images, che è il maggior archivio di immagini al mondo. Questi signori hanno deciso che quasi qualsiasi foto del loro archivio può venire utilizzata da quasi chiunque nelle proprie pagine web. Però l’uso gratuito dell’immagine si porta dietro una striscetta di pubblicità i cui proventi vanno a Getty.

La prossima volta potremmo tornare sull’argomento con una guida per principianti al problema opposto: come acquistare pubblicità per il proprio sito spendendo il giusto e facendo ben fruttare quei quattrini.




Luca Accomazzi (@misterakko) ha messo le mani su un calcolatore (Apple) nel 1980 e da allora non le ha quasi mai staccate anche se, avendo una moglie e una figlia, viene da sospettare che qualche pur breve pausa l’abbia trovata. Su Internet dal 1992, si dedica a tempo pieno a scrivere siti – circa trecento da fine 1997 – fermandosi solo per scrivere libri per Apogeo (spesso in sodalizio con Lucio Bragagnolo). L’azienda che ha fondato, Accomazzi.net, è specializzata in commercio elettronico e newsletter.

In Rete: www.accomazzi.net

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