Quando il web si fa multialfabeto

Un sito proprio mondiale

di

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18

mar

2015

Al webdesigner fai sapere quant’è buono il formaggio Stilton con le pere Nashi. Ovvero: gioie e dolori della globalizzazione.

Circa sei mesi fa avevo profittato dell’ospitalità offertami da casa Feltrinelli per intavolare un discorso sulla internazionalizzazione dei siti web e spiegare come un commercio elettronico aperto al mondo anziché limitato all’Italia corre un solo vero rischio, quello di vendere cento volte di più. Oggi vorrei riprendere il discorso dal punto di vista del webdesigner.

Preparare un progetto grafico perché sia utilizzabile da un sito non solo multilingue, ma multialfabeto, è una sfida interessante. Molti degli accorgimenti a cui dobbiamo pensare sono stati studiati sin dagli anni Ottanta, quando i Mac introdussero le versioni localizzate del proprio sistema operativo grafico. Rispetto ad allora le cose si son fatte ben più facili grazie a Unicode. E voi esplicitamente dichiarate l’uso di UTF-8 in ogni singola vostra pagina, giusto?

La finestra di dialogo usata per spegnere un Mac, in italiano

I computer hanno patteggiato col multialfabeto da un pezzetto. Qui un Mac in italiano.

Gli ingombri dei testi e le dimensioni dei font non possono venire dati per scontati. Le parole in inglese sono corte e quelle in tedesco ben più lunghe, quindi trovare un armonioso equilibrio tra immagini e scritti può richiedere qualche aggiustamento caso per caso. Ma c’è di più: le lingue CJK, a ideogrammi, riescono ad esprimere una intera parola con un solo carattere ma hanno bisogno di più pixel per quel carattere se vogliamo che sia leggibile con facilità. In soldoni, il font dev’essere ben più grande.

La finestra di dialogo usata per spegnere un Mac, in tedesco

Stessa finestra in tedesco, ridotta perché al naturale è più larga del cinque percento.

Se per caso il sito dev’essere alla portata dei bambini, l’interlinea dev’essere gigantesca per fare spazio alle annotazioni Ruby, che rendono leggibili ai più piccini gli ideogrammi che ancora non hanno imparato a memoria a scuola. Pressappoco così (usate Google Chrome o Safari per vedere bene questo esempio):

%
percento

si usa coi numeri,

@
chiocciola

nella posta elettronica e

§
paragrafo

indica un paragrafo, cioè una frase in un libro.

Date una occhiata al sorgente di questa pagina per capirne di più su come si realizza una annotazione ruby in HTML.

La finestra di dialogo usata per spegnere un Mac, in cinese

Cinese. Parole ben più brevi ma font più grande.

La traduzione di un sito web non è tutto ciò che serve per creare un sito web internazionale. Quel che occorre è la localizzazione del sito web. Due cose da tenere ben presente.

  1. Il vostro design è davvero indipendente dalla cultura? L’uso dei colori, delle icone, dell’interpunzione è comprensibile da chiunque? Per esempio, vi siete ricordati di scrivere “mille” come 1,000 per gli americani, 1’000 per gli svizzeri e 1 000 per i russi?
  2. Il contenuto della pagina può far infuriare qualcuno e dunque venire censurato in una nazione repressiva come Bielorussia, Turkmenistan, Siria, Sudan o gli USA?

Reporters Without Frontiers pubblica ogni anno un report su quali nazioni censurano e come.

La finestra di dialogo usata per spegnere un Mac, in arabo

Arabo ed ebraico vengono letti da destra, quindi l’impaginazione diventa speculare.

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Luca Accomazzi (@misterakko) ha messo le mani su un calcolatore (Apple) nel 1980 e da allora non le ha quasi mai staccate anche se, avendo una moglie e una figlia, viene da sospettare che qualche pur breve pausa l’abbia trovata. Su Internet dal 1992, si dedica a tempo pieno a scrivere siti – circa trecento da fine 1997 – fermandosi solo per scrivere libri per Apogeo (spesso in sodalizio con Lucio Bragagnolo). L’azienda che ha fondato, Accomazzi.net, è specializzata in commercio elettronico e newsletter.

In Rete: www.accomazzi.net

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