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Sulle tre domande della quarta edizione

IfBookThen 2015 nasce per gente di esperienza

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16

mar

2015

Contenuti, contenitori, storie, narrazioni, esperimenti elettronici danno vita a nuove forme di comunicazione “libraria”.

Venerdì 27 marzo, presso la sala convegni Intesa Sanpaolo in piazza Belgioioso 1 a Milano, dalle 9 alle 16 avrà luogo l’edizione 2015 di IfBookThen: la quarta di una serie non ancora lunga, ma già ricca.

Negli ultimi anni, spiega la pagina dedicata alla manifestazione, IfBookThen ha vissuto uno dopo l’altro tutte le fasi dell’evoluzione del libro elettronico, concetto che nel 2010 era ancora di nicchia.

Negli anni abbiamo visto passare enhanced book, social book, self-publishing, il boom delle applicazioni, il propagarsi graduale e inarrestabile delle storie e dello storytelling fuori dai confini tradizionali del libro. Questa quarta edizione, dopo avere contemplato i tanti futuri verso i quali potrebbe dirigersi l’universo del libro, vuole focalizzarsi sulle esperienze:

I contenuti sono connessi in misura crescente alle esperienze, a loro volte oggetto e veicolo della rappresentazione dei contenuti stessi. IBT15 esplora le relazione tra esperienza, tecnologia e contenuti nel considerare alcune case history e lezioni di esperti. Porremo tre domande a ciascun relatore: quale esperienza? Quale tecnologia? Quale contenuto e creatività?

Abbiamo sfruttato questo triplo spunto per porre a nostra volta qualche domanda a Marco Ferrario, fondatore e CEO di BookRepublic, che organizza ogni anno IFBookThen.

(Quale tecnologia?) Bill Pollock, fondatore di No Starch Press, dichiara Non abbiamo mai usato DRM e mai lo useremo. È semplicemente da sciocchi. La musica digitale è partita con i DRM e, anni dopo, circola liberamente. I contenuti video digitali sono ancora fortemente protetti. I libri sono a metà strada, con qualche esperimento tipo i social DRM ma ancora poca apertura. Come porsi verso il DRM? Tra l’altro la musica circola libera, tuttavia i dati di vendita sono al ribasso e non pare che eliminare il DRM abbia aiutato lo sviluppo del mercato…

La penso come Bill Pollock fin dall’inizio dell’avventura di Bookrepublic. Usare DRM, soprattutto per gli editori, è da sciocchi perchè si crea solo fastidio ai lettori, spingendoli verso i sistemi chiusi grandi e organizzati, con uno strumento che è inefficace per il suo scopo. Tuttavia, è anche vero che non ci sono prove che l’abbandono dei DRM favorisca la crescita del mercato.

Ma non è questo il punto: è sempre più evidente che fare l’editore implichi una grande abilità nel creare e gestire una relazione “calda” e buona con i lettori e la capacità di trovare tutte le soluzioni possibili (tecnologiche e non) per portare i libri, o meglio, il contenuto dei libri a diretto contatto con i lettori. Chi vuol fare questo mestiere e usa i DRM vive una contraddizione.

(Quale creatività?) Un anno fa indagavamo proprio su Apogeonline il fenomeno dei libri generati algoritmicamente. Il computer finirà per eliminare anche gli autori? Vero che sembra impossibile, ma a novembre si è tenuto il National Novel Generation Month

La domanda assomiglia molto a un’altra che ho già sentito: l’ebook sostituirà il libro di carta? A entrambe le domande la risposta è no. Il computer è uno strumento potentissimo in più in mano agli autori per generare nuove narrative, anche solo testuali; aggiungerà, non sostituirà.

Progettare un algoritmo che generi un libro è, in fondo, generare una narrazione con uno strumento diverso; la distorsione di oggi è che si tratta di uno strumento usato da programmatori, non da autori; da gente interessata all’algoritmo e al suo risultato, non alla narrazione. Ma è solo questione di tempo. Di NaNoGenMo conoscevo l’esperimento di Liza Daly, che è interessante dal punto di vista tecnologico, ma tutto sommato scarso da quello narrativo.

Il computer genera automaticamente un misterioso manoscritto.

 

Il punto di contatto più alto oggi tra algoritmi e narrazioni è il data storytelling: interpretare dati per tirarne fuori una storia è una tecnica specifica che richiede un insieme di competenze in rapido avvicinamento.

Va detto, però, che la capacità di scrivere e più in generale di raccontare non è solo tecnica; spesso, molto spesso, il racconto dei dark side che ci emozionano è il risultato anche di profonde introspezioni e esperienze di ogni tipo. Di vita vissuta, insomma. Credo che la mediazione di un algoritmo sia molto riduttiva.

(Quale esperienza?) L’inizio della scrittura di un libro può essere infinitamente diverso da quello di un qualsiasi altro libro. Ora che il libro sta cambiando faccia, struttura, ora che i contenuti sono sempre più connessi alle esperienze, come cambia questo l’inizio della scrittura di un libro?

Il libro, almeno per ora, è cambiato pochissimo rispetto alla sua struttura che si è formata negli ultimi 500 anni e questa è una delle ragioni del suo recente indebolimento.

Come abbiamo cominciato a dire a IfBookThen di due anni fa, è cambiato molto rapidamente il contesto nel quale il libro si trova: il contenuto, le storie nei libri sono una piccola parte, sempre più piccola, delle storie che attraggono ogni istante la nostra attenzione.

Sono le storie che stanno cambiando molto più dei libri; l’impatto su questi ultimi è, per così dire, indiretto. Il racconto delle esperienze che tutti facciamo o che siamo invitati a fare è ciò che oggi muta e si arricchisce continuamente; la tecnologia è uno strumento potente in grado di dilatare le emozioni scatenate dal racconto, a costi spesso molto accessibili. Questo è il cuore di IBT15.

L’inizio della scrittura di una storia oggi non può prescindere da una riflessione su come e quanto verrà condivisa, replicata e modificata in rete; nè da quali e quante interazioni potranno verificarsi. Qualunque sia lo scopo che si attribuisce alla storia (intrattenimento, comunicazione, formazione) e qualunque sia il canale a cui la si affida, non è possibile non fare un’attenta riflessione su questo aspetto.

(Quale tecnologia?) ePub3 è lontano dal decollare e le risposte degli ereader in fatto di compatibilità non sono rassicuranti. Nel contempo i grandi numeri degli ebook appartengono ad Amazon, che utilizza un formato meno evoluto. Siamo insomma lontani dalla maturità nel campo dei formati e la situazione non sembra presentare soluzioni nel breve: Mobi, diffuso ma monopolistico e arretrato, contro ePub, frammentato e problematico. Come superare l’impasse sul formato del libro?

C’è sempre meno ragione per cui l’esperienza di lettura di un libro debba essere diversa dalla lettura di un post, ad esempio, su Medium. L’accesso al contenuto deve essere diretto, immediato. Cominciano a vedersi interfacce che seguono da vicino questa logica: Scribd, Oyster, Aerbook e Pelican Books sono alcuni esempi.

Scribd e Oyster sono due piattaforme di abbonamento a cataloghi di libri (i Netflix o gli Spotify dei libri, come amano definirsi), un modello molto controverso nello specifico del libro. Senza entrare nel merito, ciò che trovo interessante è la loro adozione di interfacce che favoriscono la lettura, non l’acquisto; perchè la lettura è il servizio che vendono.

Aerbook ha compiuto un esperimento ancora più interessante approdando su Flipboard con Aerbook Magazine, dove ogni pagina è un libro da cominciare a leggere; in alto, a destra, c’è anche il tasto per acquistare.

Aerbook Magazine

Ogni pagina è un libro da iniziare a leggere e magari acquistare.

Pelican è un imprint di Penguin costruito intorno a un cloud reader, un catalogo di libri da cominciare a leggere e da acquistare.

In tutti i casi, il concetto retrostante è che il libro è una pagina web accessibile e leggibile con un browser attraverso un cloud reader. Questo approccio avvicina l’esperienza di lettura del contenuto del libro a quella del post di Medium; ma non solo, se il formato del libro è quello della pagina web si apre al libro la possibiità del native commerce, cioè della sua lettura, con annessa possibilità di acquisto, nei contesti più vicini e adatti al suo contenuto.

(Quale contenuto?) Sempre Bill Pollock:

Molti editori riducono lo staff editoriale e aumentano il ritmo di pubblicazione, come tentando di competere con CreateSpace di Amazon. È un po’ come affondare, più si rema più si affonda. Noi parliamo della pubblicazione di meno libri e di libri migliori.

Non si scappa dalla necessità della qualità. Da dove ripartire in questo senso, per un editore? E per un autore?

Ancora una volta sono con Pollock, anche se tra grandi e piccoli editori osservo proprio la tendenza alla direzione di rallentare la produzione; ma più che per un’esigenza di qualità, ciò avviene per un ridimensionamento del mercato, a partire dalla diminuzione del numero di librerie.

Editori e autori devono lavorare sui propri brand in rete, essere riconoscibili, trasmettere un significato che comprenda la cura e la garanzia della qualità. E sì, probabilmente ripensare il proprio lavoro su una scala più artigianale e meno industriale: ogni libro è un progetto che parte da un gruppo di lettori, pensato principalmente per loro; lettori da coinvolgere in qualche modo e in qualche misura nel progetto stesso.

(Quale creatività?) L’ebook si presta alla sperimentazione di nuovi modi di raccontare, presentare, costruire una storia (si legga per esempio la nostra intervista a Enrico Colombini, autore di Locusta Temporis, parte narrazione, parte avventura testuale. Ma sta succedendo qualcosa di concreto su grandi numeri, in termini di intendere in modo nuovo il libro e lo storytelling? O siamo ancora alle nicchie, interessanti in sé quanto poco incisive nello schema generale?

Per quanto riguarda il libro (inteso come formato .epub, .mobi), da ciò che posso vedere io, sta succedendo poco. L’esperienza di Colombini, non a caso, è mutuata dai giochi ed è un’applicazione web. Per quanto riguarda lo storytelling, invece sta succedendo tantissimo, anche perchè l’uso che ne fanno le aziende per raccontare i propri brand consente a molte produzioni di disporre di budget importanti.

(Quale contenuto?) Qual è stato il fenomeno dell’anno 2014, per quanto riguarda gli ebook? Su che cosa puntare come fenomeno dell’anno 2015?

L’ebook fenomeno del 2014 è stato After, che su Wattpad ha avuto, su tutti e quattro i volumi, più di un miliardo di download. E, riferendoci al mondo delle storie, che come ho detto è molto più ricco di novità e cambiamenti, aggiungerei il corporate storytelling.

(Quale esperienza?) Che cosa vi aspettate dai relatori di IfBookThen 2015? Che storie sperate di sentire raccontare?

Saremmo felici che chi ci sarà tornasse a casa con due cose:

  • la voglia di costruire storie con la tecnologia e di mettere a disposizione delle persone tecnologia che consenta loro di lasciare tracce delle proprie esperienze raccontando storie.
  • il gusto e il divertimento di aver passato un po’ di ore insieme a gente che vive di questo e ne parla.

IfBookThen 2015 si terrà venerdì 27 marzo dalle 9 alle 16 presso la sala convegni Intesa Sanpaolo in piazza Belgioioso 1 a Milano.




Marco Ferrario (@marco4623) ha deciso di diventare "attivista" della rivoluzione digitale dopo sedici anni di ruoli esecutivi e dirigenziali nell'editoria. Dopo un anno e più a viaggiare, incontrare persone, lavorare a un progetto ed cambiare attitudine mentale, è nata BookRepublic, con la missione di creare e vendere storie digitali a individui e organizzazioni.

In Rete: https://www.bookrepublic.it

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