Opera moderna, software antico

Non basta la Parola

di

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26

mag

2014

Uno scrittore puro di altra generazione che difende con semplicità e arguzia il proprio perimetro, narrativo e tecnologico.

Lezione di sicurezza e creatività da George R.R. Martin, autore di A Game of Thrones – il Trono di Spade, primo romanzo delle Cronache del ghiaccio e del fuoco – intervistato dall’intrattenitore americano Conan O’Brien.

Quest’ultimo ha accennato al lavoro di scrittore di Martin e ai suoi romanzi, che possono anche essere più lunghi di mille pagine:

Sono tomi massicci e si direbbe che tu li scriva su un computer, ma a differenza della maggior parte degli altri autori non sei preoccupato dei virus.

Virus che potrebbero distruggere tutto il lavoro, aggiunge O’Brien in modo anacronistico (oggi la sicurezza deve fermare phishing e botnet) e però a misura di nazionalpopolare. La risposta di Martin è semplice e disarmante:

In realtà ho due computer. Su uno navigo per Internet, ricevo la posta, tengo la contabilità e pago le tasse. E poi ho il computer per scrivere, che è una macchina DOS, non collegata a Internet.

Ti sei fatto il computer in legno?, lo canzona O’Brien. Salta fuori che il programma usato da Martin per scrivere Game of Thrones è Wordstar 4.0. Lo usava trent’anni fa Arthur Clarke dallo Sri Lanka, a bordo di un computer Kaypro, per mettere a punto con il registra Peter Hyams la resa cinematografica di 2010: Odissea due. Di nuovo Martin:

Fa tutto quello che per me deve fare un word processor. Non voglio aiuti. Odio questi sistemi moderni dove digiti una minuscola e diventa una maiuscola. Non voglio una maiuscola. Se avessi voluto una maiuscola, l’avrei digitata. Sono capace di usare il tasto Maiuscole!

L’autore confessa infine nel video l’idiosincrasia per il controllo ortografico, più che comprensibile per una scrittura che crea mondi e dunque nomi, toponimi, vocaboli assenti da qualsiasi dizionario.

La lezione non riguarda tanto le capacità e l’aggiornamento oggi indispensabili per tradurre un libro in ebook, che in assenza di contratti con sufficienti zeri richiedono all’autore intraprendente il ruolo di tecnico di se stesso.

È invece l’idea che il word processor, il macinaparole, sia necessariamente un mostro con migliaia di funzioni, rutilante di nastri e pulsantiere, chilometrico nelle opzioni e nelle impostazioni, naturalmente compatibile nel formato. A Game of Thrones nasce grazie a tecnologia del 1979. Pensata per fare scrivere più che per farsi comprare.

Per scrivere una grande storia serve più di una Parola.




Lucio Bragagnolo (@loox) è giornalista, divulgatore, produttore di contenuti, consulente in comunicazione e media. Si occupa con entusiasmo di mondo Apple e digitalizzazione a scuola e in azienda. Dal 2015 è membro del comitato tecnico-scientifico di LibreItalia. Nel tempo libero gioca di ruolo, legge, balbetta Lisp e pratica sport di squadra. È sposato felicemente con Stefania e padre apprendista di Lidia. Insieme a Luca Accomazzi è autore per Apogeo dei manuali su OS X, tra i quali OS X Server e i recenti OS X 10.11 El Capitan e OS X oltre ogni limite. Con Swift ha fatto tutto da solo.

In Rete: macintelligence.org

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