Tra tecnologia e arti liberali

Nuovi architetti crescono

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25

feb

2013

C’è una prima risposta alla domanda crescente di professionisti dell’informazione strutturata a misura d’uomo.

Nell’attuale quadro italiano di povertà di offerta formativa per umanisti e studenti di comunicazione coinvolti a vario titolo dalla tecnologia nel proprio percorso professionale, spicca la notizia del primo Master in Architettura dell’Informazione, organizzato dall’Università per Stranieri di Perugia con il patrocinio di Architecta, Società italiana di Architettura dell’informazione.

Abbiamo intervistato Luca Rosati, architetto dell’informazione e membro del comitato scientifico, sul significato di questa disciplina e sui dettagli del master stesso, prima iniziativa in tema per il nostro Paese.

Apogeonline: C’è la tentazione di vedere distrattamente l’architetto dell’informazione come un ircocervo, uno strano ibrido a mezzo tra il web designer, il copywriter e il programmatore (o almeno il prototipatore). Qual è la vera dimensione di questa figura professionale?

Luca Rosati: L’architetto dell’informazione è un tattico che organizza l’informazione con l’obiettivo di favorirne la trovabilità e la fruibilità. Intendo “informazione” nell’accezione più estesa: documenti, prodotti, spazi, percorsi. Nel sito dell’Information Architecture Institute l’architettura dell’informazione è definita come:

  • La progettazione strutturale di ambienti informativi condivisi.
  • L’arte e la scienza di organizzare e classificare siti web, intranet, comunità online e software a supporto di usabilità e reperibilità.
  • Una community of practice emergente concentrata sul portare nel paesaggio digitale principî di design e architettura.

La prima è certamente quella più ampia, che mi piace di più.

In effetti l’architetto dell’informazione ha un carattere ibrido, ma in senso positivo, perché le sue competenze abbracciano trasversalmente diversi settori del sapere antichi e nuovi.

Apogeonline: Steve Jobs – cofondatore e amministratore delegato di Apple per molti anni – parlò di un necessario matrimonio tra tecnologia e arti liberali per generare progresso. È materia attinente all’architettura dell’informazione?

Luca Rosati: È giusto! L’architettura dell’informazione ne è un esempio. Le radici di questa disciplina sono le scienze bibliotecarie e dell’informazione (per gli anglosassoni librarianship & information science) e quindi anche tutto l’ambito umanistico che fa da contorno: scienze del linguaggio, filosofia, letteratura. Questa base si ibrida tuttavia con altri saperi come architettura e design industriale, informatica, interazione uomo-computer, web design. La base umanistica è quella che probabilmente meglio esprime la vocazione tattica dell’architetto dell’informazione; quella tecnico-scientifica ne esalta meglio il carattere progettuale.

Non si tratta tuttavia di sommare discipline, quanto di metterle a sistema, farle reagire per ottenere più della loro somma. A questo proposito si parla molto spesso di un modello di competenze a T: focalizzato su un particolare ambito ma capace di spaziare intorno.

Apogeonline: C’è una vicenda interessante da raccontare, che aiuti a inquadrare con immediatezza la figura e il significato dell’architetto dell’informazione?

Luca Rosati: C’è un aneddoto che racconto spesso. Tre persone si trovano durante il periodo natalizio in un’enoteca. Tutti cercano un vino, ma ciascuno è guidato da bisogni diversi. Il primo cerca un vino per la fidanzata. Il secondo vuole abbinarlo con il filetto al pepe verde. Il terzo vuole provare un vino della cantina Planeta. Considerando che nell’enoteca i vini sono disposti per nazione e regione di appartenenza, forse solo l’ultimo cliente riesce a cavarsela da solo (se conosce Planeta come cantina siciliana). Gli altri devono chiedere a un commesso; ma siamo in periodo natalizio, l’enoteca è affollata e tutti i commessi sono molto occupati, per cui i clienti dovranno mettersi in coda e aspettare.

Permettere a tutti di trovare da soli il proprio vino attraverso una più flessibile classificazione dei vini, degli spazi o dei percorsi è il compito dell’architetto dell’informazione.

Apogeonline: Pensando all’idea di libro e alle problematiche editoriali e autoriali portate dalla digitalizzazione, in che modo l’architetto dell’informazione considera oggi l’oggetto-libro?

Luca Rosati: Anche se non si chiamavano ancora così, da sempre gli architetti dell’informazione hanno lavorato ai libri. Contenuti e loro organizzazione, apparati come indici e concordanze sono un esempio di architettura dell’informazione. Col digitale, l’oggetto libro si amplifica, si estende. E con esso le opportunità per l’architetto dell’informazione. Non solo internamente all’opera (considerata in se stessa), ma anche esternamente, nel senso dei rapporti che il libro può intessere con altri contenuti e con la rete. Penso ad esempio al coinvolgimento del pubblico prima e durante la fase di stesura del libro; al loro feedback e a materiale o iniziative collegate (conferenze, corsi…) dopo la pubblicazione. Due esempi: il libro-app The Waste Land, molto più di una semplice trasposizione elettronica e Rosenfeld Media, la casa editrice fondata dall’architetto dell’informazione Louis Rosenfeld, che dialoga coi propri lettori durante tutto il ciclo di vita del prodotto.

Apogeonline: Che percorsi scolastici e accademici concreti esistono in Italia per chi voglia avvicinarsi alla materia?

Luca Rosati: Nessuno direttamente orientato a questa professione. Non esistono corsi di laurea specifici, né corsi postlaurea. Esistono da anni alcuni master in multimedia o progettazione web, al cui interno sono previsti moduli di architettura dell’informazione, ma non master dedicati. In genere chi si affaccia a questa professione proviene da campi limitrofi, come le lauree umanistiche, l’architettura o il design industriale, l’interazione uomo-macchina (nelle poche facoltà di ingegneria o psicologia dove quest’indirizzo è presente). Il Master in Architettura dell’Informazione nasce proprio per rispondere a questo vuoto.

Apogeonline: Che tipo di formazione (e magari di esperienza pratica) possiede il candidato ideale per la partecipazione al master? E che cosa gli viene promesso, in termini di esperienza di vita e di studio? A parte i crediti formativi ufficiali.

Luca Rosati: Il master è concepito come aperto a tutti i tipi di profilo e non sono richieste lauree specifiche: contano la motivazione e l’interesse. È previsto infatti un periodo propedeutico per fornire ai partecipanti le basi necessarie per poter seguire i moduli più specialistici.

La grande maggioranza dei docenti sono professionisti del settore, quindi l’obiettivo è fornire competenze subito spendibili sul mercato. Il modello è quello dell’apprendere facendo: non nel senso di una contrapposizione fra teoria e pratica, quanto come loro sintesi e fusione. Il modello ideale è quello della bottega rinascimentale. Questo significa anche maggiore contatto e scambio fra docenti e studenti. Il master privilegia una visione aperta e trasversale dell’architettura dell’informazione, intesa come design strutturale di ogni spazio informativo condiviso.

In Italia, la richiesta di questa figura proviene ancora in maggioranza da aziende che operano nel settore ICT: pur tenendo conto di questo, il master vuole tuttavia formare una professionalità trasversale, perché nel giro di qualche anno anche gli altri mercati matureranno (di riflesso a quanto sta avvenendo in Europa e nel mondo anglosassone).

Perciò stiamo cercando per lo stage accordi sia con aziende del settore digitale sia con altre più tradizionali, non solo italiane.




Luca Rosati è architetto dell'informazione freelance. Afflitto fin da piccolo da una vera e propria mania per le costruzioni Lego e gli oggetti in serie, ha cercato col tempo di mettere questa fissazione al servizio della progettazione web. Con Apogeo ha pubblicato Architettura dell'informazione: Trovabilità dagli oggetti quotidiani al web.

In Rete: lucarosati.it

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