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Se l'unicità cambia da valore a rischio

L’imperio del Mali

di

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12

feb

2013

Nel momento in cui arrivano gruppi armati capaci di bruciare libri antichi, c’è una sola cosa saggia da fare: sacco in spalla.

Quando mi viene domandato a bruciapelo che cosa conosca di Timbuctù, la definisco istintivamente città certo molto antica, della quale confesso di ignorare la precisa collocazione geografica.

Il sito esiste come città da oltre mille anni e si trova al centro dell’attualità, nello Stato africano del Mali. Dove solo l’iniziativa di un anziano illetterato ha permesso di conservare gran parte di un patrimonio letterario storico di valore inestimabile:

In Aprile, quando i ribelli armati sono entrati in città, l’Istituto di educazione superiore e ricerca Ahmed Baba aveva iniziato a spostare la raccolta in un nuovo edificio. Le milizie hanno trasformato il nuovo edificio in dormitorio senza capire che solo duemila manoscritti erano stati spostati, mentre il grosso della raccolta era rimasto nella vecchia sede.

Poco tempo fa, al momento di abbandonare la città, le milizie hanno appiccato il fuoco alla sezione espositiva del nuovo edificio che ospitava i manoscritti e al laboratorio di restauro, come nei mesi precedenti erano già stati rasi al suolo i templi religiosi e proibita la musica.

I manoscritti della raccolta dell’Istituto assommavano a un totale di circa trentamila, con datazione dai giorni nostri fino al XIII secolo.

Il settantaduenne custode Abba Alhadi, analfabeta e costretto a camminare con l’aiuto di un bastone, non aveva aspettato che a qualcuno venisse in mente di perlustrare la vecchia sede. In agosto aveva cominciato a infilare libri (i ventottomila manoscritti ancora intatti) dentro sacchi vuoti di riso e miglio. Li ha trasportati per la città fino a caricarli su autocarri o affidarli a motociclisti, destinazione la sponda del fiume Niger, dove hanno viaggiato in canoa fino alla città di Mopti, controllata dalle forze governative. Da Mopti sono stati caricati in auto per farli giungere in due settimane presso la capitale del Mali, Bamako, a mille chilometri di distanza. Dice Abdoulaye Cisse, direttore dell’Istituto:

Abbiamo salvato questi libri nel nome di Timbuctù per prima cosa. Poi per il nostro Paese. Poi per l’umanità intera, perché la conoscenza è per tutta l’umanità.

Ora guardo con occhi diversi agli ebook e sono più attento alle notizie sulla digitalizzazione delle opere prodotte prima dell’era digitale. Auspico che la conoscenza sia in salvo dall’imperio di gente capace di bruciare libri, perché riprodotta in migliaia di copie, milioni di server, miliardi di apparecchi con una memoria locale. Chiunque entri in città domani.




Lucio Bragagnolo (@loox) è giornalista, divulgatore, produttore di contenuti, consulente in comunicazione e media. Si occupa con entusiasmo di mondo Apple e digitalizzazione a scuola e in azienda. Dal 2015 è membro del comitato tecnico-scientifico di LibreItalia. Nel tempo libero gioca di ruolo, legge, balbetta Lisp e pratica sport di squadra. È sposato felicemente con Stefania e padre apprendista di Lidia e Nive. Insieme a Luca Accomazzi è autore per Apogeo dei manuali su OS X, tra i quali OS X Server, OS X 10.11 El Capitan e OS X oltre ogni limite. Con Swift ha fatto tutto da solo.

In Rete: macintelligence.org

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5 commenti

  1. L’imperio del Mali | Imbuteria's Blog

    [...] L’imperio del Mali | Apogeonline. [...]

  2. Francesco Zava

    Mi piacerebbe che a questo umile custode della cultura venisse conferito il Nobel per la Letteratura. Un gesto più che simbolico, un segno molto più efficace rispetto ad alcune recenti scelte discutibili, dal sapore “modaiolo” e forse un po’ troppo deferente nei confronti delle espressioni moderne del potere in quanto tale.

  3. Lucio Bragagnolo

    Mi permetto di aggiungere un pizzico di sarcasmo: non sarebbe la prima volta che riceve quel Nobel qualcuno che in effetti ha scritto poco o nulla. Per il resto posso solo essere più che d’accordo.

  4. Bruno Belotti

    Concordo al mille per cento con i commenti precedenti: se il Premio Nobel è effettivamente quello che dice Wikipedia, cioè “un’onorificenza di valore mondiale, attribuita annualmente a persone che si sono distinte nei diversi campi dello scibile, «apportando considerevoli benefici all’umanità»” credo che Abba Alhadi se lo meriti più di chiunque altro.
    Certamente è entrato di diritto nel mio personale “Olimpo degli Eroi”.

  5. Cosa resterà di questi anni disinformati | Apogeonline

    [...] mondiale, l’alluvione di Firenze, le distruzioni ripetute della biblioteca di Alessandria, le scorrerie dei fondamentalisti [...]

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