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Perché usare due bit se ne basta uno?

Non rimane più niente da aggiungere

di

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30

gen

2013

I sistemi digitali avrebbero tutte le possibilità per liberarci dalle ridondanze inutili e semplificarci la vita. Se lo si volesse.

Certamente l’informatica non ha mantenuto la promessa del paperless office, il mitologico ufficio senza carta. Qualcos’altro tuttavia è andato molto peggio: potevamo affrancarci dalla schiavitù nei confronti dei codici disumani, perfetti per un computer e umilianti per una persona. Dipendenza che invece si è aggravata oltre ogni ragionevolezza.

Chiarisco. Sappiamo tutti come sia congegnato un codice fiscale:

AAA ZZZ 00X99 Y777K

Sedici caratteri alfanumerici, che consentono un massimo teorico di 54.295.036.789.760.000.000 codici. Supponiamo che tutti gli italiani viventi ne prenotino mille a testa. Ne abbiamo abbastanza per fare il giro 905 milioni di volte. Uno spreco incomprensibile, tanto più che pure con tutta questa ridondanza il sistema genera codici doppi. Codici fiscali a undici caratteri, monchi degli attuali ultimi cinque, basterebbero per 80.318.101.760.000 assegnazioni, ovvero mille codici per ciascun italiano, moltiplicato 1.338 Italie: con un risparmio clamoroso di tempo, elaborazione, memorizzazione.

L’IBAN dei conti correnti: IT99A0123456789012345678901. Pensato per un universo teorico di correntisti talmente esteso che finirà prima l’universo pratico (17.576, seguito da ventiquattro zeri). Settanta miliardi di terrestri, con mille IBAN a testa, coprirebbero una parte del sistema su duemilacinquecento miliardi.

Se l’IBAN comprendesse solo i primi tredici caratteri, il sistema potrebbe fornire mille conti a testa per venti volte la popolazione terrestre attuale, traguardo concepibile da qui a duecento o trecento anni.

Ha senso inventare codici così inutilmente obesi? Come tutti, possiedo un indirizzo di posta unico al mondo. A dire il vero ne ho più di uno. Sono lunghi tra dieci e venticinque caratteri, facilissimi da memorizzare, molto più di un IBAN. Ho un numero telefonico unico al mondo: 00393387654321. Quattordici cifre che surclassano il codice fiscale italiano. Limitatamente all’Italia, di cifre ne bastano dieci.

Il computer è peraltro in grado di produrre facilmente codici – gli hash – a prova di equivoco, a prova di attacco, inconfondibili come firma digitale. Sono lunghi e poco pratici, come 0c92979e153251b659b59563be3cebee. Ma potrebbero sostituire in un colpo solo tutto quello di cui si è parlato finora, a fastidio zero se inseriti in una infrastruttura adeguata. Dubito che i costi di attuazione supererebbero quelli delle inefficienze attuali.




Lucio Bragagnolo (@loox) è giornalista, divulgatore, produttore di contenuti, consulente in comunicazione e media. Si occupa con entusiasmo di mondo Apple e digitalizzazione a scuola e in azienda. Dal 2015 è membro del comitato tecnico-scientifico di LibreItalia. Nel tempo libero gioca di ruolo, legge, balbetta Lisp e pratica sport di squadra. È sposato felicemente con Stefania e padre apprendista di Lidia e Nive. Insieme a Luca Accomazzi è autore per Apogeo dei manuali su OS X, tra i quali OS X Server, OS X 10.11 El Capitan e OS X oltre ogni limite. Con Swift ha fatto tutto da solo.

In Rete: macintelligence.org

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9 commenti

  1. Franco Baccarini

    Nel caso dell’IBAN è una combinazione di diversi codici che si usavano precedentemente.

    Da Wiki

    Per l’Italia il BBAN è stato fissato a 23 caratteri, prevedendo una lettera per il CIN, 5 numeri per l’ABI, 5 numeri per il CAB e 12 caratteri (alfanumerici) per il conto corrente, portando quindi l’IBAN a un totale di 27 caratteri.

    Il numero di controllo (quello dopo IT) è sempre 02, almeno secondo wiki.

    Da questo punto di vista abbiamo fatto un progresso.

    Nel caso del codice fiscale, purtroppo deve essere leggibile anche da esseri umani, per questo è così inutilmente lungo.

    Quello che dovrebbe fare l’informatica, è eliminare quei lavori inutili, ripetitivi e a rischio errore dalle mani dell’uomo. Per esempio: perché devo preparare una fattura con il mio software, darla al mio commercialista che la inserisce in un altro software, che a sua volta invia il tutto allo “Stato” dove probabilmente c’è un altro essere umano pronto a spostare inutilmente dei dati?

  2. Bruno Belotti

    Come fa notare Franco, il concetto dietro all’IBAN (e molti altri codici analogamente progettati) è la concatenazione di più codici, che raramente sono usati per tutto il loro “range”: ovviamente hanno margine di miglioramento, ma per ragioni storiche non si cambiano o lo si fa con molta (a volte forse troppa…) calma.
    Però, da informatico, li perdono.
    Invece condanno duramente questo ridicolo attaccamento alla carta, quando come dice Franco basterebbe così poco per creare uno standard di trasferimento dei dati ed automatizzare il tutto (a favore di comunicazioni più trasparenti e, perché no, controlli incrociati).
    Ma cosa vogliamo fare in un Paese dove da anni è prevista una Carta d’Identità elettronica (che non arriva mai) ma nel frattempo ci impongono un sistema di email certificate (PEC) unico al Mondo e non riconosciuta nemmeno in EU?
    Ah, povera Italia, in che mani sei messa….

  3. Umberto Santucci

    Da tempo penso che un codice identificativo unico potrebbe individuarmi come persona, soggetto fiscale, conducente di auto, possessore di un cc bancario, firma, assistenza sanitaria.

  4. Lucio Bragagnolo

    Prima dell’Iban si usavano gli stessi codici. L’Iban ha aggiunto sostanzialmente una serie di zeri inutili che, conti alla mano, non serviranno mai e appesantiscono inutilmente tutta la gestione. Anche volendo perpetuare il sistema in uso, l’Iban aggiunge complessità superflua.

    Il codice fiscale non è fatto per essere letto da esseri umani.

    La codifica del nome tiene conto di un eventuale secondo nome, che se non viene fornito complica inutilmente la gestione.

    Sono nato in dicembre e la sigla identificativa del mese nel codice fiscale è T, invece che D o la dodicesima lettera dell’alfabeto.

    Sono nato a Milano e il codice lo riporta come F205 invece che come MILA, MLNO o equivalente (i codici degli aeroporti sono molto più leggibili da un essere umano).

    Il codice di controllo è di verifica poco pratica da parte di un essere umano.

    Sopra a tutto questo: il sistema, imperdonabilmente, permette doppioni. Quindi un essere umano non può essere matematicamente certo dell’esattezza di un codice fiscale che ha davanti; né, a partire dai dati anagrafici, può ricostruire con certezza assoluta il codice fiscale di una persona che ha davanti.

    Un indirizzo di posta certificata mi identifica con certezza assai maggiore e senza possibilità di equivoci. Lo stesso vale per un indirizzo fisso IPv6; la mia carta di identità è univoca e ha un codice di dieci caratteri; la mia patente ha dieci caratteri; la mia carta di credito sedici. È facile vedere perché l’Iban ha ventisette caratteri, ma anche concludere che sia un sistema mal progettato. Il codice fiscale, leggibile o meno che sia, non garantisce il risultato e si è detto tutto.

  5. Lucio Bragagnolo

    Concordo. Tanto più che esistono meccanismi di autenticazione basati su codice aperto e algoritmi di sicurezza dimostrata, collaudatissimi in tutto il mondo.

  6. Lucio Bragagnolo

    Precisamente, e con una infrastruttura degna di questo nome lo si potrebbe applicare con sicurezza e facilmente in ogni situazione.

  7. Luca Calcinai

    Per me che lavoro nell’informatica sanitaria è ancora più complesso. Ogni sistema informatico ha bisogno di un numero univoco per identificare un paziente, ma questo numero univoco viene generato localmente all’interno dell’ASL, o ancora peggio, all’interno della singola struttura sanitaria. Capita che lo stesso paziente sia identificato con un codice all’interno del pronto soccorso, con un altro nella cardiologia, con un altro ancora negli ambulatori. In un’epoca dove si cerca di integrare diversi sistemi per tracciare efficacemente la storia clinica di un paziente, questo è un ostacolo enorme. Tanto più che nessuno sembra aver pensato ad usare il codice fiscale (a.k.a. numero di tessera sanitaria!) per identificare in maniera univoca il paziente.
    Ritengo essenziale ed urgente l’adozione di un codice identificativo delle persone a livello mondiale, e di un’adeguata legislazione che supporti ed imponga questo riferimento.

    Luke

  8. Lucio Bragagnolo

    Anche, tecnologia che liberi e alleggerisca la gestione manuale.

  9. Che parlino i numeri | Apogeonline

    [...] discuteva a inizio anno dell’insensata e inutile lunghezza dei codici, dal fiscale all’IBAN, che acidificano la [...]

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