Quanti editori fanno un Jeff Bezos?

La tempesta nella stasi

di

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05

dic

2012

La minaccia ha contorni sempre più definiti e la richiesta alle autorità di limitare le precipitazioni appare vana.

Un dirigente di un grande gruppo editoriale italiano una volta mi disse che la loro strategia – più definibile come tattica – per prepararsi al futuro e ai cambiamenti in arrivo era fare acquisizioni. Pensava che fosse un ottimo modo per tutelarsi e che più grossi sarebbero stati, più facile sarebbe stato affrontare la tempesta e uscirne vivi.

Era il marzo del 2010, io frequentavo un master in editoria, iPad era fuori da nemmeno tre mesi e tutti l’avevano accolto come la soluzione a tutti i mali, Kindle aveva tre anni e nessuno credeva che avrebbe davvero sfondato, né che Amazon sarebbe mai arrivata in Italia. Il nemico numero uno era Google, che digitalizzava libri di carta per indicizzarne i contenuti e aggregava i siti di news rubando il lavoro dei giornalisti.

Più di due anni dopo, la tempesta ha una forma via via sempre più definita, ma le soluzioni e le strategie sembrano essere rimaste le stesse. Random House e Penguin hanno avviato le trattative per la fusione e HarperCollins e Simon & Schuster sembrano intenzionate a fare altrettanto.

L’obiettivo delle fusioni ovviamente è sempre lo stesso – essere abbastanza grossi da riuscire a sopravvivere – ma la tempesta ha cambiato nome: da qualche tempo, come sappiamo, il nemico numero uno è Amazon o meglio Jeff Bezos, il suo amministratore delegato:

Potrebbero fondersi tutti insieme, e comunque non sarebbero in grado di avere più capacità di spesa di lui. Può perdere soldi su ogni grosso contratto editoriale; gli editori non possono. Pensate che non sia abbastanza fuori di testa da continuare a rimetterci fino a quando non dominerà l’industria? Mettetelo alla prova.

Le fusioni vere, quelle grosse, in Italia non sono ancora iniziate (ma arriveranno). Nel frattempo si provano a percorrere le solite strade. Così Primo Salani, presidente di Mediacoop:

L’editoria è in una situazione di transizione tecnologica, contenutistica e di ruolo in un mercato con derive che se non corrette mettono in discussione il pluralismo e il contributo fondamentale che l’editoria e l’informazione devono recare alla democrazia del paese.

Il modo giusto per esistere nel presente e costruire il futuro, secondo Salani e i suoi rappresentati, è ovviamente chiedere interventi legislativi che restringano i mercati e gli scenari economici, aprire tavoli e istituire Authority che proteggano la figura dell’editore ‘puro’ rispetto a coloro che vedono nell’editoria solo un investimento collaterale della propria attività di impresa.

Ovvero provare a fermare tutto, fermare il tempo, proibire alle cose, per quanto già avviate, desiderate e ineluttabili, di accadere. Cercare di resistere il più a lungo possibile, trovare rassicurazione e convincersi che nulla sia stato.




Ivan Rachieli 30 anni, laurea in letteratura russa, master in editoria. Prima in GeMS con gli ebook, ora in ZephirWorks con le applicazioni web (sempre per l’editoria, però). Un giorno mollerà tutto e se ne andrà sul lago Bajkal, per dedicarsi finalmente alle cose serie, come ad esempio la caccia col falcone. Per Apogeo è autore degli ebook La pratica dell'ePub ed Ebook metadata. Se avete voglia potete fare due chiacchiere con lui potete cercarlo su Twitter @iscarlets o leggere il suo blog (iscarlets.tumblr.com).

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