Dove si migliora, dove si dovrebbe
Lo stato della nazione Android

03
ago
2012
Aumentano le attivazioni e la squadra vincente resta quella. Servono applicazioni più usabili e meno frammentazione.
In occasione della smentita della notizia della sua uscita da Google, Andy Rubin, uno dei principali fautori di Android nonché fondatore della omonima azienda Incorporated nel 2005, ha colto l’occasione per annunciare via Twitter come il numero di attivazioni giornaliere di Android si aggirasse attorno alle 900 mila, ovvero circa 700 al minuto, e sia in continuo aumento.
No plans to leave Google.Oh, and just for meme completeness — there are over 900,000 android devices activated each day :-)
@scobleizer— Andy Rubin (@Arubin) June 10, 2012
La prima considerazione in merito è legata alla crisi di questi anni; le cose vanno male ma il mercato dei cellulari evidentemente (e fortunatamente) non ne risente. La seconda riguarda il fatto che Android sta diventando sempre più importante e che quindi deve sempre essere tenuto in considerazione nella realizzazione delle nostre applicazioni.
Applicazioni che possono e devono migliorare dal punto di vista dell’usabilità: devono essere monito costruttivo per tutti i dati di Netmarketshare, che ribadiscono per il mese di luglio un netto predominio dell’uso di Safari nel browsing mobile, nonostante i terminali Android siano numericamente molto superiori. Come se gli apparecchi Android venissero usati su Internet molto, molto meno di quanto accade per iOS.
Resta infine il problema della frammentazione, che non sembra interessare gli utenti ma sicuramente rappresenta un problema per noi sviluppatori. Non resta che auspicare nuove versioni del sistema capaci di trovare ampia accoglienza da parte dei produttori di hardware e, da parte di questi ultimi, l’impegno a operare per un mondo Android il più possibile coeso sia pure nel rispetto della diversificazione necessaria ai fini della concorrenza.



Vero, Massimo @massimocarli , ma non basta!
Dopo decenni di sfegatata fedeltà ad Apple mi sono deciso a provare le alternative soprattutto per non essere ricattato con il software a cambiare continuamente hardware a prezzi capestro. La frammentazione come la discontinuità non disturba solo gli sviluppatori, ma soprattutto i clienti che pagano gli effetti dei problemi di sviluppo. Non l’iPhone come superficialmente molti pensano, ma le comunità degli sviluppatori, dei clienti e i loro organi d’informazione hanno fatto il successo di Apple, ancora da Apple II fino a iOS passando per diversi Mac. È l’App Store a fare la differenza fra una buona idea e un successo planetario.
Ho dedicato queste ferie ad approfondire il marketshare di Android e quello di Microsoft (che sembra volere distruggere l’ennesima eredità del fantastico CE). Prodotti ce ne sono veramente molti soprattutto per Android, ma di buoni decisamente non molti e di rifiniti alla perfezione, come nel caso di quelli per iOS, assolutamente pochi.
Prendiamo, ad esempio i programmi di produttività, le alternative Office. Per iOS le alternative tendono all’infinito, anche se le suite pressoché complete sono 3 e ovviamente iWork per Android non poteva esserci, anche se l’alternativa di Google è un pessimo gDrive. Se poi consideriamo QuickOffice e DocsToGo per Android, il risultato non regge il confronto delle rispettive versioni per iOS, non fosse altro che per le numerose limitazioni nel supporto dei Cloud.
Arriviamo al dunque: perché queste software house non sono indotte a migliorare i loro prodotti? La discontinuità sarebbe l’ultimo dei problemi.
Di fatto i guadagni non sono minimamente paragonabili perché i clienti di Android non spendono e la stampa di Android non è client oriented, in maniera diametrale a iOS. Lasciamo perdere i giochi che meritano un discorso a parte. Gran parte dei terminali venduti sono entry level quasi inutilizzabili al di fuori delle funzioni telefoniche per cui esistono soluzioni più efficaci degli smartphone. Visto che la maggior parte delle applicazioni vogliono alloggiare sul telefono, tolto un pugno di smanettoni, le SD ospitano musica e foto e alle applicazioni ci si rinuncia a meno di non disporre di modelli costosi. Il cliente Android, anche se compra i top di gamma, difficilmente acquista programmi di valore perché, al pari del restante della popolazione costituita dagli smanettoni, carica solo quello che è gratuito e difficilmente costituisce un target di mercato raffinato o professionale.
La ragione di questo deve molto all’immagine di Android che la stampa e Internet comunicano agli acquirenti: costa meno, è aperto, è espandibile, ha componenti più potenti… Si recensiscono soprattutto i programmi gratuiti, scoraggiando a buttar via soldi, privilegiando open source e bricolage.
Anche di Apple si sono privilegiati troppo gli aspetti tecnici, ma finché c’era Jobs esisteva una persona che aveva le idee chiare in testa e quello che aveva in mente, la sua grande eredità professionale è tutta in quella ultima slide dell’ultimo keynote tutto suo. Cito a memoria: “Quello che ho voluto sempre realizzare è l’incontro fra le Tecnologie, da un lato, e le Arti Liberali, dall’altro”.
I clienti Apple, quelli che l’hanno sempre sostenuta, non quelli che badano alla moda, hanno sempre compreso e condiviso questa rotta; hanno saputo indirizzare un’azienda che ha saputo ascoltarla. Questo anche grazie una stampa specializzata, una fantastica comunità di sviluppatori creativi e persino una popolazione di evangelisti, alcuni dei quali altamente professionali (da Kawasaki a Mossberg, da Wozniack a Pogue…). Mentre da una parte non si faceva che riempire pagine di modelli e componenti, CPU, RAM, Clock, BUS, Cache…, dall’altra di foto, riviste, case, musica, scrittura, presentazioni…
Ecco, secondo me, quello che manca ad Android e ai suoi sviluppatori per uscire dalla miseria dei numeri e arrivare a quella del valore (e il successo di Samsung è il peggior consigliere in questa faccenda). Personalmente me lo auguro, così come spero che possa avvenire altrettanto per quel fantastico sistema che è Windows Phone (quello che tutti chiamano ormai 8), i cui peggiori nemici sono proprio l’eredità impropria del nome, gli amministratori Microsoft, gli sviluppatori e i sistemisti aziendali, senza dimenticare lo sfortunato ma eccellente WebOS.
Pee crescere abbiamo bisogno di meno tecnica e più idee! Meno megahertz e più anima.
Bisogna mantenere le idee chiare su quello che si desidera e quella che è l’offerta. A casa mia viene correntemente usato un iPhone del 2007, che neanche è stato distribuito ufficialmente in Italia. A tutt’oggi però fa tutto quello che gli è richiesto di fare e l’autonomia tiene tranquillamente tutta la giornata e oltre, su un utilizzo normale. Non è necessario aggiornare l’hardware, fino a che risponde alle esigenze. Lato Android, conosco amici che hanno uno smartphone non aggiornabile – per ora almeno – al Jelly Bean della situazione. E se ne disinteressano, almeno fino a che hanno, ancora una volta, quello che desideravano al momento dell’acquisto e che per ora li soddisfa appieno. Il grande successo degli smartphone si basa indubitabilmente in grossa percentuale sugli utenti che acquistano il terminale per quello che è, senza piani o aspirazioni rispetto agli aggiornamenti futuri.
Caro Lucio @loox , non posso che condividere in pieno la tua mozione anti-tentdenzialista di rinunciare agli aggiornamenti: devo sempre trovare il tempo di riportare il mio iMac 24 inutilmente upgradato a Lion e altrettanto inutilmente vitaminizzato e per quel che mi riguarda tutto quello che ho finché posso non supererà lo sbarramento del 2011. Visto che ti seguo da decenni, faccio fatica a credere che tu non abbia in tasca un 4s e che non disponga almeno di un iPad 2 (ma sono certo che avrai il new). Quello che sta avvenendo, driver Apple, nel rapporto fra dispositivi, software e big data assomiglia alla trasformazione introdotta nelle stampanti, quando si è capito che invece di rincarare l’elettronica si sarebbe potuto condizionarla ai prodotti di consumo. Gli OS da quando li puoi scaricare dal cloud non costano più niente (non è che diano poi molto di più), ma ti costringono a cambiamenti conseguenti molto pesanti specie quando vige una condizione di matrimonio ad un sistema proprietario autoalimentante (ad es fra la situazione iBook/GPlay preferisco quella Kindle multisistema) – vedi una delle ultime colonne di Pogue http://pogue.blogs.nytimes.com/2012/08/02/apple-airplay-and-the-window-of-obsolescence/ . Infine, è vero che la maggior parte degli acquirenti di smartphine oggi andrebbero meglio con piccoli e leggeri oggetti tradizionali come quelli di una volta che oggi non costano più nulla e su cui si regge l’Internet di interi continenti (non tanto peggio dei tempi del gateway con Fidonet), tuttavia l’indirizzo verso una società di SmartMob (quelli ben descritti più di un decennio fa da Rheingold) ci renderà sempre più dipendenti dallo stretto connubio con i tre elementi suddetti (dispositivi, apps/OS e dataenter) rendendo quelli delle technicality argomenti altrettanto obsolscenti quanto disquisizioni sull’infkuenza del linguaggio macchina o delle tecnologie valvolari vs transistor oggi, di fronte ad un panorama socio-comunicativo (condizionato da economia e politica) che già oggi sta guidando gli sviluppatori pionierisitici (sapendo che quel che vende, porno a parte, sono soprattutto i giochi) allo sviluppo di micro-app user-oriented, ma soprattutto all’educazione dei clienti verso le domande che possono esprimere e i suggerimenti con cui possono condizionare l’innovazione. Questa strategia è stata da sempre ben chiara (anche se in modo poco trasparente) a Cupertino, mentre è ancora il principale limite del nerdismo su cui sta crescendo il pinguinrobottino di Google-Samsung.
Ho in tasca un iPhone 4, non 4s, e al primo iPad si è affiancato ora un nuovo iPad, ma solo perché me lo hanno regalato (!).
Il mio pattern di acquirente non è quello più desiderabile per Apple, o qualunque altra azienda: non sono di quelli che cambiano ogni anno, ma compro il massimo che c’è e poi lo porto a fine vita. Il mio Mac ha compiuto quaranta mesi e non ho neanche iniziato a pianificarne la sostituzione.
[...] non è altrettanto omogeneo e, come già segnalato, soffre di frammentazione. A inizio anno la versione 4.x di Android azionava solo un apparecchio su tre e la vecchia versione [...]