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Olimpiadi e produttività

Big Data, B.Y.O.D. e Business Intelligence

di

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18

giu

2012

L’evoluzione di software e hardware sollecita le aziende al ripensamento della loro infrastruttura informatica.

Si è parlato diverse volte dei cambiamenti tecnologici e di come potrebbero o dovrebbero influenzare la formazione scolastica o la vocazione di ciascuno all’autoapprendimento (meglio se per scelta propria invece che di altri, come si scherza spesso parlando di single).

Anche sulle aziende però ci sarebbe qualcosa da dire e sulle loro infrastrutture dati. Ho vissuto mesi fa un’esperienza personale surreale, in un ambiente dove il business gravitava attorno a un venerando database Access, la cui struttura era divenuta completamente inadatta alle necessità del momento, che nessuno sapeva o voleva aggiornare.

Per fortuna non è così ovunque. In quante aziende è così, tuttavia? Ci ho pensato leggendo queste righe da Cloud Computing Journal su Hadoop:

Netflix already has a petabyte of data on their Hadoop cluster, which they run on Amazon’s Web Services. And Twitter, Facebook, eBay and other titans and dot com darlings have similarly large Hadoop installations.

Non tutti sono Facebook o hanno bisogno di analizzare petabyte di dati e lo stesso Hadoop è solo un esempio. Tuttavia il tema diventerà di importanza sempre maggiore: al contrario dell’informatica del secolo scorso, dove la corsa era a mantenersi alla pari con tutti gli altri, quella di oggi permette di guadagnare vantaggio competitivo. A patto di padroneggiare la tecnologia e affinarne l’uso come i competitor non sanno fare.

A questi sviluppi lato server e lato azienda si affiancano segnali dal mondo consumer e dal lato client: significativa la promozione di Roambi, che promuove la propria app di business intelligence con dati sulle recenti Olimpiadi, da elaborare su iPhone o iPad per formulare pronostici su chi vincerà più medaglie ai Giochi di Londra 2012.

Il che pone l’accento sulla tendenza del Bring Your Own Device che prende sempre più piede in molti mondi professionali: se una volta gli apparecchi più potenti erano quelli in azienda, ora potrebbero essere quelli per uso personale. Uso che si mescola vieppiù con quello professionale.

L’azienda tipica italiana, sul lato informatico, è stata finora di orientamento prettamente conservatore, guai a chi tocca la vecchia infrastruttura che tanto costerebbe rinnovare e solleva problemi troppo impegnativi per qualche responsabile dei sistemi più stagionato di altri (mentalmente).

Eppure sembra arrivato il momento in cui ripensare all’infrastruttura aziendale in termini moderni possa avere un ritorno concreto dell’investimento, in risparmi e produttività.




Lucio Bragagnolo (@loox) è giornalista, divulgatore, produttore di contenuti ed esperto di comunicazione e media. Si occupa di mondo Apple, informatica e nuove tecnologie dal 1982, con entusiasmo crescente. Nel tempo libero gioca di ruolo, legge, naviga e pratica sport di squadra. È sposato felicemente con Stefania. Insieme a Luca Accomazzi è autore per Apogeo dei manuali su OS X, tra i quali l'ultimissimo OS X 10.8 Mountain Lion.

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3 commenti

  1. Roberto Bello

    Ora è di moda parlare di Big Data.
    Ancora pochi parlano di Smart Data.
    I Big Data, per loro natura sono Fat e non Smart.
    Però i Big Data sono i benvenuti perché sono fonte di profitti per chi eroga servizi di Data Storage et similia.
    Un informatico con preparazione statistica e matematica sa che è sempre consigliabile estrarre un campione casuale dal Big Data, sottoporlo a controlli formali e a normalizzazioni ottenendo uno Smart Data dal Fat Data.
    Avendo poi fra le mani uno Smart Data ci si può dedicare a qualsiasi tipo di analisi dei dati dalle più semplici alle più sofisticate usando un semplice notebook. Provare per credere.

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