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Uno spiraglio in tanti approcci autoritari al software mobile

Approvazioni preventive, distribuzioni chiuse

di Lucio Bragagnolo

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24

feb

2012

Dopo avere inaugurato un modello verticale di distribuzione dei programmi per smartphone ripreso da tutti ed estremamente punitivo per il software indipendente, Apple lascia intravedere l’inizio di una nuova tendenza.

148Apps.biz conta su App Store, il negozio online di programmi iOS per iPhone e iPad oltre 574 mila app attive, scaricate a fine 2011 oltre 18 miliardi di volte.

Un successo senza precedenti e profonde critiche, soprattutto riguardo ai meccanismi dell’approvazione preventiva e della distribuzione chiusa dei programmi, che tuttora complicano i rapporti con il mondo open source e spingono una minoranza importante di utilizzatori al jailbreak, l’aggiramento dei vincoli prescritti da Apple.

Nel frattempo App Store è arrivato anche su Mac, con migliaia di applicazioni e cento milioni di scaricamenti in un anno. Successo tiepido ma comunque prima assoluta in campo desktop, aspettando lo store analogo previsto in Windows 8.

La prossima versione del sistema operativo Mac, Mountain Lion, contiene una nuova funzione, Gatekeeper, che permetterà di accettare solo applicazioni da App Store, oppure solo da App Store e da sviluppatori indipendenti provvisti di firma digitale, oppure accettare tutto senza discriminazioni.

In sostanza, rimangono i vantaggi di sicurezza ma cadono i requisiti dell’approvazione preventiva e della distribuzione chiusa.

Molti hanno espresso preoccupazione per una possibile chiusura progressiva dell’ambiente Mac, avviato a diventare come iOS e a rappresentare con il proprio esempio un incentivo a chiudere anche gli altri ambienti desktop. Sarebbe invece gradita sorpresa se fosse il contrario e a medio termine il modello di GateKeeper sbarcasse su iOS, conservando la sicurezza e abbandonando le chiusure.




Lucio Bragagnolo (@loox) è giornalista, divulgatore, produttore di contenuti ed esperto di comunicazione e media. Si occupa di mondo Apple, informatica e nuove tecnologie dal 1982. Cofondatore della prima testata cartacea italiana dedicata a Internet, ha fondato e diretto Il Mio Computer, primo mensile italiano di informatica per il grande pubblico. Nel tempo libero gioca di ruolo, legge, naviga e pratica sport di squadra. È sposato felicemente con Stefania. Insieme a Luca Accomazzi è autore per Apogeo dei manuali su Mac OS X.

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2 commenti

  1. Guido Valerio

    avevo sempre creduto che la “sicurezza” fosse garantita proprio da quel preciso programma di “chiusure”? non è così?

  2. Lucio Bragagnolo

    La materia è tecnicamente complessa, ma la sintesi è che App Store e gli store di software servono a rendere comodo il download (tutti i programmi nello stesso posto) e a renderlo sicuro attraverso un meccanismo di certificazione digitale. In parole molto grossolane, Apple ha messo a punto un meccanismo per cui un programma installato su un singolo computer può ricevere una certificazione dai server Apple anche se non si trova sullo Store. Sono meccanismi che esistono da molto tempo; Apple ha “semplicemente” inserito nella nuova versione del sistema operativo Mac un sistema fruibile da ogni applicazione che abbia programmatori disposti a sfruttarlo.

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