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Dimmi cosa clicchi, ti dirò cosa ti vendo

di

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23

set

2011

Filtrano le prime indicazioni di come l’analisi di social media e mobile potranno aiutare Walmart a vendere di più e a sprecare di meno: marcandoci stretti

Vi ricordate la notizia di maggio, quella in cui si annunciava che Walmart si era comprato Kosmix, agenzia specialista nell’analisi in real time dei social media e del mobile? Integrandola nella propria struttura e ribattezzandola Walmart Labs? Spendendo 300 robustissimi milioni di dollari? Bene, la stagione dei grandi acquisti natalizi (crisi permettendo) è ora alle porte e si inizia a sentire parlare degli effetti concreti di questa acquisizione.

Vendite e acquisti

Da quello che si capisce, ci sono tre sostanziali aree di innovazione e sviluppo che possiamo attenderci, che sfruttano l’analisi delle conversazioni da parte del gigante dei supermercati. La prima e forse più potente area – dal punto di vista dei ritorni economici – non è un’applicazione di marketing o di comunicazione, ma un uso mirato all’ottimizzazione dei costi e degli sprechi. In sostanza un’applicazione che non guarda tanto alle vendite di Walmart, quanto ai suoi acquisti. L’idea è di utilizzare i dati raccolti sui social media e analizzarli su base locale, per aree contigue ad ogni punto vendita. In sostanza capire cosa pensano e cosa dicono i cienti di uno specifico supermercato locale per determinare come gestire gli assortimenti e gli acquisti dei singoli punti vendita (ascolto che cosa si dice qui attorno, capisco che cosa e quanto potrò vendere, acquisto di conseguenza).

Di qui una gamma più aderente a bisogni e desideri espressi dal tuo mercato; e probabilmente un taglio degli invenduti, dei prodotti da liquidare a fine stagione con grandi sacrifici sulla redditività. Un applicazione dannatamente concreta (e per moltissimi altri retailer un concetto fantascientifico – non solo per la tecnologia ma anche per la filosofia dell’azienda). La seconda area markettingamente affascinante è la possibilità di suggerire proattivamente alle persone quali regali comprare per amici e parenti, grazie all’ascolto delle conversazioni (Facebook, Twitter) di questi ultimi, intuendo gusti e desideri. E per finire sparare degli alert sul cellulare, mentre il cliente fa spesa da Walmart, di prodotti in linea con interessi e gusti; andando a fare leva sulla crescente percentuale di persone che entrano in negozio armati di uno smartphone, mobilmente connesse e pronte a comparare, analizzare, ridefinire le decisioni d’acquisto che una volta si sarebbero prese sull’esclusiva analisi dello scaffale del supermercato.

Influenza

In sostanza tutto quello che il target Walmart farà in rete potrebbe (dovrebbe?) essere monitorato e incasellato in un profilo personale di qualche tipo. Evoluto e basato sull’analisi semantica (ci credo quando lo vedo…). Un like dato a un orologio si trasformerà (almeno potenzialmente) in un messaggio di marketing per quel prodotto, quando entri in negozio. Ma anche in un suggerimento a parenti e amici, come in una sorta di wish list inconsapevole o quanto meno non realizzata di proposito, come nel caso di Amazon. Semplificando il tremendo problema di che cosa regalare al solito uomo che ha già tutto… tranne forse le cose a cui dà un like su Facebook o di cui twitta ai suoi follower. Il tutto, non dimentichiamolo, anche per competere più efficacemente contro Amazon e magari anche di eBay, di cui i fondatori di Kosmix sono degli ex veterani e che quindi conoscono bene.

Con la grande differenza che Amazon si basa sui comportamenti passati, su ciò che le persone hanno fatto. Su Amazon. Mente il sistema di Walmart si basa su quello che la gente dice, sogna, desidera, ciò di cui si discute e condivide all’interno della propria comunità sociale. In fondo però tutta questa tecnologia, tutta questa innovazione non fa altro che riportarci agli albori del commercio, alle radici più vere del marketing – conoscendo e comprendendo i clienti, ascoltando e cercando di soddisfare le persone, che i mass media e la distribuzione moderna hanno reso lontane e insondabili agli occhi del commerciante. Inquietante? Certo. Considerando che Walmart ha 10,5 miliardi di visite all’anno nei suoi negozi fisici e 1,5 miliardi online. Una capacità di influenza terrificante. La fortuna è che avere tutto questo bisogna aderire in modalità opt-in. Il che, con una buona campagna di sconti, regali e promozioni potrebbe non essere troppo difficile. E dopo, tutti in mano al retailer?




Roberto Venturini è Strategic Planner e consulente di marketing digitale, giornalista e blogger. Tra i pionieri dell'Internet Marketing Italiano, padre di due figli, un blog e cinque gatti.

In Rete: robertoventurini.blogspot.com

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