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Mutazioni digitali

La scuola ricomincia un po’ più digitale (quanto?)

di

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07

set

2011

Da una parte i progetti per dotare le classi di tecnologia contemporanea. Dall’altra le pratiche talvolta orgogliosamente reazionarie. Buon anno scolastico!

La riapertura dell’anno scolastico sarà caratterizzata da un’evoluzione in chiave digitale che riguarderà 2.808 istituti che hanno richiesto e ricevuto gratuitamente il kit WiFi promosso (e promesso) dal progetto Scuole in WiFi che unisce le intenzioni dei ministri Brunetta e Gelmini. La disponibilità di Internet in banda larga e in sicurezza e di connettività interne agli edifici scolastici, anche in modalità mobile e senza fili, si associa all’arrivo di lavagne interattivo-multimediali per le lezioni, di registri elettronici per annotare su un notebook presenti e assenti, voti scolastici e modalità diverse nella comunicazioni tra la scuola e le famiglia attraverso email, sms e pagelle digitali (progetto Scuola Mia). La promessa è quella di una maggiore trasparenza e una riduzione delle spese di funzionamento (telefoniche e postali)  con un risparmio di più di 20 milioni di euro all’anno.

Quantitativo

Comunque vada è un mattoncino su cui costruire possibili edifici. La cosa difficile da prevedere è di che tipo saranno: favelas digitali o villaggi elettronici della conoscenza? Non fraintendetemi, l’iniziativa è bella e tesa a far fare un salto quantitativo nella digitalizzazione del Paese. Quantitativo, appunto. A un primo sguardo sembra una operazione che riguarda lo snellimento (e la trasparenza) amministrativa e che porta in rete in modo un po’ più denso le strutture scolastiche. Dal punto di vista didattico invece mi chiedo in che modo si incastoni nell’evoluzione dei modi di produrre e diffondere conoscenza, nei modelli di insegnamento e di circolazione del sapere. Per capire un po’ meglio la direzione qualitativa occorre dare allora uno sguardo alla sezione Scuola del Piano e-gov 2012 che fa riferimento alla didattica digitale (progetto InnovaScuola) e ha come obiettivo di:

Assicurare alle scuole la possibilità di adottare metodologie didattiche innovative, rendendo disponibile una piattaforma tecnologica per la fruizione di testi scolastici e contenuti didattici digitali, sia promossi dagli editori, a pagamento, sia resi disponibili gratuitamente dai docenti, e migliorando la dotazione tecnologica delle classi: tutte le scuole dovranno essere dotate di almeno tre aule informatizzate con lavagne digitali interattive e personal computer.

Accanto alla distribuzione di 26.000 lavagne digitali, un nodo del progetto è il sito di  InnovaScuola, dove accanto alla possibilità di distribuire contenuti creati da docenti ed editori, troviamo pillole autoformative sugli strumenti digitali per la didattica, dalla LIM al Wiki, dalla chat in classe alla didattica con il blog. L’organizzazione informativa in aree che vanno dalla comprensione del mezzo, a come utilizzarlo agli esempi di applicazione nelle scuole, rende chiaro e efficace il racconto. Prendete gli esempi su “a cosa serve un blog”, con Diritto e Rovescio, blog dell’Istituto Tecnico Commerciale Barozzi di Modena, che tratta tematiche sociali e giuridiche con spirito critico (vedi il post sul diritto all’acqua pubblica «il tricolore del nostro scontento» scritto come lettera aperta al Presidente Napolitano). Oppure gli esempi di podcasting  con Didanext RadioTony, nata per permettere a un ragazzo molto malato e sulla sedia a rotelle di seguire le lezioni da casa.

Ho visto cose

Il tono e la qualità di questi lavori, così come altri che mi sono stati raccontati dal progetto autoformativo, mi fa ben sperare. Poi penso alle realtà che conosco meglio, quelle di scuole elementari, medie e superiori che frequento per le vicissitudini della vita e nei racconti che mi arrivano dai miei studenti da tutta Italia. Ho visto prof di informatica fare siti orrendi in cui è impossibile ottenere informazioni costruendoli a mano con linguaggi informatici talmente lontani nel tempo che i loro nomi si tramandano solo tra iniziati. Ho saputo di insegnanti che si stimano di non avere la mail e fare un punto di orgoglio nel fatto di non sapere fare ricerca in rete. Ho saputo di educatori che approfittano dell’aula informatica come un momento di libera pausa in cui lasciare che i ragazzi giochino a Campo Minato mentre loro leggono il quotidiano (preferibilmente sportivo). Ho visto videoregistratori anni ’90 ancora incellofanati arredare inutilmente aule e schermi di computer spenti fare da fermacarte sulla scrivania del dirigente scolastico.

Ho visto anche altro ma mi piacerebbe me lo raccontaste voi.

Smentitemi. Voi che siete la nervatura centrale nella scuola pubblica, voi insegnanti ed educatori, smentitemi. Mostratemi che sentite la necessità di portare questa tecnologia nei vostri progetti educativi perché ci credete. Che operazioni come quelle previste nell’e-gov 2012 hanno un senso per il corpo docenti. Mostratemi che vi appassionate ancora nell’auto formarvi, nel lasciarvi guidare magari dai vostri alunni  all’interno delle logiche della rete. Mostratemi che insegnare ha più a che fare con una vocazione che con un lavoro per arrivare a fine mese, perché se alcune risorse materiali ce le mette lo Stato, quelle culturali che le dovete mettere voi.

P.S.

Anche i genitori non sono insensibili all’iniziativa della scuola 2.0. L’Associazione Genitori A.Ge. Toscana ha inviato una nota di raccomandazione a tutte le scuole affinché non aderiscano al progetto ”Scuole in WiFi”. Non si tratta di perplessità didattiche o relative all’ingente spesa, ma di salute:

‘Già da tempo i genitori sono in allarme per i rischi di una prolungata esposizione ai campi elettromagnetici adesso che l’Organizzazione Mondiale della sanità ha classificato un rischio di livello 2b, ossia potenzialmente cancerogeno per gli umani, è necessario seguire una linea di massima prudenza, soprattutto nei confronti dei minori. Ci aspettiamo dal Ministero dell’istruzione e dalle istituzioni scolastiche una scelta responsabile che metta al riparo da potenziali rischi per la salute dei nostri figli’.

Profetiche le parole scritte da Alessandro Longo a luglio:

Prepariamoci alla rivolta dei genitori contro le temibili onde elettromagnetiche… Gli stessi che probabilmente – per livello culturale – fumano in casa e allevano figli obesi.




Giovanni Boccia Artieri è professore straordinario presso la Facoltà di Sociologia dell’Università di Urbino "Carlo Bo", dove insegna Sociologia dei new media e Comunicazione pubblicitaria e linguaggi mediali. Dirige il corso di laurea in Scienze della Comunicazione e un dottorato in Sociologia della comunicazione e scienze dello spettacolo. Si occupa delle culture pop della Rete e delle mutazioni digitali prestando particolare attenzione ai social media e ai mondi online.

In Rete: mediamondo.wordpress.com

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3 commenti

  1. [...] Apogeonline Share and [...]

  2. Marco Guastavigna

    Complimenti, professore. Ottima soletta propagandistica per la pedademagogia del MIUR.

  3. gba

    Non mi sembra di essere stato così poco chiaro, ma non è detto. Ho scritto che l’operazione dei Ministeri (non del MIUR) è tecnologicamente governata. Concentrata sulla quantità più che sulla qualità. In questo un sicuro limite. Non mi sento però di liquidare ogni tentativo di innovazione che viene fatto per portare il digitale nella scuola e nel progetto educativo. Il tentativo di spiegare l’approccio alla didattica di wiki, blog, lavagne multimediali, ecc. mi sembra ben fatto e parte da pratiche esistenti. Il resto ha a che fare con l’arretratezza del sistema educativo di questo paese, no?

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