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Mutazioni digitali

Se l’effetto rete annulla la saggezza delle folle

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28

giu

2011

Condividere informazioni online, suggerisce una ricerca americana, influenza le opinioni e mina le capacità predittive dei gruppi sociali

Quanto è facile predire oggi quale squadra di calcio vincerà il campionato, quale sindaco verrà eletto o quale sarà il gelato preferito rispetto a nuovi gusti disegnati? Una delle tecniche che può essere utilizzata in campo predittivo ha a che fare con il principio denominato “saggezza della folla“, e se pensiamo a come oggi la folla generi quotidianamente una enorme quantità di conoscenza in rete ci sembra che la risposta sia più a portata di mano. O almeno così ci fa pensare una realtà come Yahoo! Answers.

La saggezza vacilla

Scientificamente l’intelligenza della folla, la nostra saggezza connessa, si esprime chiaramente quando analizziamo la media relativa alle dichiarazioni predittive. Immaginate di essere alla Sagra dell’uva di Bellorizzonte e di organizzare una gara in cui ogni partecipante del paese deve indovinare il peso di un prosciutto che costituisce il premio attribuito a chi si avvicina di più al dato esatto. Se raccogliamo tutte le valutazioni date, da esperti (macellai, ad esempio) e dilettanti (bambini che tirano ad indovinare), la media di ciò che le persone hanno dichiarato sarà un valore che si approssima moltissimo a quello reale: è il principio della saggezza della folla applicato a dinamiche di predizione poiché «invariabilmente una volta aggregati in un giudizio collettivo “medio”, gli errori e i pregiudizi individuali tendono a neutralizzarsi e a fornire una stima molto accurata del fenomeno da prevedere» (trovate l’esperimento condotto nel 1907 da Francis Galton alla fiera zootecnica di Plymouth sul peso di un bue nell’articolo Vox Populi).

Immaginiamo allora di potenziare digitalmente questa possibilità raccogliendo elementi predittivi dalla rete, che rende la saggezza delle persone più connessa. Cosa accadrebbe? Che la nostra saggezza vacilla. In sintesi: «Il fatto che ci leggiamo reciprocamente su Facebook ci fa sbagliare di più». È questa la conclusione cui arriva una ricerca ben raccontata anche da Matteo Motterlini sul Domenicale del Sole 24 Ore. La produzione di conoscenza online risente in modo determinante delle dinamiche di influenza sociale che derivano dalla visibilità reciproca dei contenuti prodotti, influenza che passa da quei legami relazionali che si strutturano con evidenza nelle piattaforme di social networking e di blogging. In pratica la condivisione continuativa di contenuti online attraverso una nostra rete relazionale annullerebbe l’effetto statistico della saggezza della folla.

La variabile visibilità

Il network effect metterebbe quindi in crisi il wisdom of crowd effect. La conoscenza delle opinioni degli altri, dei nostri amici e degli amici degli amici, ci porta all’illusione di avere consapevolezza e sapere stimare l’opinione media, adeguandoci ad essa. La convergenza dei giudizi individuali, in realtà, porterà a uno scostamento circa il fenomeno da prevedere. La maggiore visibilità circa quello che pensano gli altri e il fatto di vivere questa visibilità in un ambiente ad alta densità relazionale, crea cioè un’influenza sociale che porterebbe a conformarci. Eppure la realtà dei mercati predittivi, in cui impegnare attraverso una dinamica di scommessa le persone connesse, è una realtà che sembra funzionare.

Prendete l’Hollywood Stock Exchange, che è nato in rete nel 1996 per scommettere sulle differenti candidature agli Oscar: nel 2006 ha previsto 32 delle 36 statuette assegnate durante la notte delle premiazioni e 7 su 8 categorie di vincitori. Solo che al fine del funzionamento della teoria, come spiega James Surowiecki nel saggio La saggezza della folla, occorre che siano rispettati alcuni principi tra cui la diversità di opinione e l‘indipendenza: occorre quindi che le persone non si influenzino tra loro e che ogni persona esprima un’opinione costitutivamente diversa. Ora, è evidente che una realtà come quella che si viene a generare all’interno dei siti di social network, ad esempio, risente fortemente sia del rischio di homophilia che di influenza derivante dalle relazioni tra amici. Ecco allora, come scrive ItMom con una battuta,che la trasformazione della saggezza della folla in stupidità del gregge si fa forte:

Il confine è sottile e può essere individuato nella mancanza di indipendenza di giudizio di chi vive nei social network, indipendenza che viene a mancare proprio per quel bisogno continuo di sapere cosa dirà la gente e di comportarci di conseguenza.

Diversità di giudizi

Ma se leggiamo più a fondo la conclusione dello studio da cui siamo partiti vediamo che l’attenuazione dell’effetto di saggezza della folla è costitutivo della nostra realtà sociale dominata dai media e non è una realtà che riguarda solo web sociale e social network:

Nelle società democratiche è difficile realizzare una simile raccolta di giudizi indipendenti perché la perdita di diversità nei giudizi sembra essere necessaria per realizzare un processo decisionale che sia trasparente. Per esempio, i sondaggi di opinione e i mass media promuovono fortemente feedback di informazione e quindi innescano la convergenza del nostro modo di giudicare i fatti. L’effetto della saggezza della folla è prezioso per la società, ma usarlo più volte finisce per creare una eccessiva sicurezza in possibili false credenze.

In parole povere è evidente che esiste un rischio di influenza sociale che dipende dal tasso di informazioni che abbiamo dai media e che può tradursi in convinzioni personali sbagliate circa la realtà: qualcuno di voi si ricorda la rincorsa a buttare cetrioli e zucchine dal frigorifero per la paura del diffondersi dell’epidemia? Ma è anche vero, ci dice la ricerca, che il processo democratico è fatto di trasparenza circa le opinioni e di formazione di un’arena discorsiva in cui confrontarsi. A volte la saggezza della folla può lasciare il posto all’intelligenza connessa e, in questo, posti come i social network possono aiutare.




Giovanni Boccia Artieri è professore straordinario presso la Facoltà di Sociologia dell’Università di Urbino "Carlo Bo", dove insegna Sociologia dei new media e Comunicazione pubblicitaria e linguaggi mediali. Dirige il corso di laurea in Scienze della Comunicazione e un dottorato in Sociologia della comunicazione e scienze dello spettacolo. Si occupa delle culture pop della Rete e delle mutazioni digitali prestando particolare attenzione ai social media e ai mondi online.

In Rete: mediamondo.wordpress.com

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