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No-Guru Zone

Internet? Dovrebbe essere più stupida

di

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30

ott

2009

Se una buona metà degli italiani non usa la Rete un motivo ci sarà. Non è che se li vogliamo a bordo dobbiamo ripensare a un’internet meno intelligente e ricca?

L’altro giorno al supermercato, ho notato un signore comprare un telecomando. E ho avuto un’epifania. Non nel senso dei Re Magi e tutto quanto, ma nel senso di una improvvisa rivelazione. Più tardi, a casa, ho pensato ai dati di uso di Internet in Italia, e il pensiero si è cristallizzato meglio. Adesso sono pronto a condividerlo con voi, partendo però dal fondo.

Come ho già scritto più volte, il fatto che in Italia sia più o meno il 50% della popolazione ad usare Internet va interpretato; per capire se sia un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Certo, all’estero sono di più (non ovunque), ma il nostro è un paese di anziani e anche un po’ vecchio di testa. Se poi andiamo a spaccare questo macrodato che dice tutto e dice niente, si vede chiaramente come il digital divide esista, come in parte sia geografico (le penetrazioni a Milano e a Roccaraso non sono certamente comparabili), ma sia soprattutto di testa. Insomma uno scenario variegato.

Aggiungiamo a questo un altro dato. Secondo l’Osservatorio Italia Digitale 2.0 di Confindustria il 73% della popolazione che non possiede un personal computer ritiene inutile dotarsi dei servizi della rete e di un collegamento a banda larga. Internet. Inutile.
Ora è ovvio a chiunque di noi quanto Internet sia invece utilissimo per qualsiasi cosa uno debba o voglia fare.

Qui casca l’asino

È proprio nella frase precedente che si cela l’inghippo. È ovvio a *chiunque di noi* che siamo differenti dai *loro* che non usano la rete. È naturale, la rete è stata fatta da noi, per noi. Prima nerd e poi geek, tecnofili e smanettoni, in fasce sempre più ampie di utenti innovativi o almeno aperti, flessibili. Insomma chi doveva e poteva usare internet l’ha ormai fatto. Entreranno d’ora in poi solo le nuove leve dal punto di vista anagrafico: i digital natives erediteranno il mondo, nelle nuove generazioni il tassi di adozione della Rete sono incomparabili, sia per la loro naturale innovatività, sia perché se non sei in Rete alla loro età sei sempre più un tagliato fuori, punto.

E tutti gli altri? A questo punto abbiamo due strade: aspettare il ricambio generazionale e fregarcene. Lasciare che chi non usa Internet continui così, che non acceda ai vantaggi multiformi che la rete può portare. O se è un’impresa che rischi di uscire dalla sfera della competitività e dell’accessibilità e magari chiuda. L’altra strada è domandarci se, in attesa che questi si estinguano (e perché spariscano completamente, la paleologia insegna, ci vogliono normalmente parecchie generazioni) non sia il caso di fare un’Internet più su misura per loro. E comunicarla in modo diverso.

Qui entra in gioco il telecomando

Il signore in questione (in pieno target non-internet) ha passato alcuni minuti esaminando telecomandi sostitutivi o addizionali, di quelli semplici. Finendo per comprare quello che aveva meno bottoni di tutti. Acceso, spento, canale, volume. So cosa fa la tv, a che mi serve. Le funzionalità addizionali, il televideo, il contrasto… non mi interessano perché non ho capito a che cosa mi servono (sul tema della massima semplificazione dei telecomandi televisivi, il remote control che ha un solo tasto, il più importante, ho scritto altrove).”Noi” che abbiamo fatto il web abbiamo normalmente adottato il paradigma del software, dove ogni release, per poter essere venduta, deve incorporare nuove features talvolta al limite dell’esoterico. Fare sempre di più, dare un senso all’acquisto attraverso la potenza e l’accresciuta ricchezza. Solo in pochi casi l’evoluzione del software è passata dal mantenere più o meno ferme le funzionalità al renderle più semplici da utilizzare, più efficienti (e guarda caso è in questa direzione che sono andati gli aggiornamenti di Mac OS X e in parte anche – a mio personale modesto parere – Windows 7).

Fino a quando non decideremo di fare un downshifting del web, portarlo dalla ricchezza alla semplicità francescana, non so quanti non user riusciremo ancora a portare dentro. E non è una questione di usabilità, almeno non come la intendiamo correntemente. I criteri che adottiamo forse sono ancora troppo complicati per le persone (e sono tante) che non mettono i numeri in memoria del cellulare perché è un processo troppo complesso. E per un pubblico che, lo vediamo benissimo, ha pochissimo interesse per il web e al quale dobbiamo spiegarlo semplice semplice. Esagero: serve un web fatto a telecomando, quattro bottoni e basta, pochissime funzioni ma sostanziali. Un web più stupido che non richieda esperienza né “intelligenza” da parte dell’utente.

Non possiamo comunicare a queste persone basandoci sulla fascinazione delle illimitate potenzialità, della potenza, in fondo della complessità. Mi immagino la costruzione e la comunicazione di siti che facciano una cosa sola, fatta bene e detta in modo semplice. Al limite del banale: banale per noi, ma per loro potenzialmente rivoluzionario. Insomma, quelli che potevamo prendere con un approccio di intelligenza e di rivoluzione mi sa che li abbiamo presi. Non è che per prendere gli altri dobbiamo essere un po’ più stupidi?




Roberto Venturini è Strategic Planner e consulente di marketing digitale, giornalista e blogger. Tra i pionieri dell'Internet Marketing Italiano, padre di due figli, un blog e cinque gatti.

In Rete: robertoventurini.blogspot.com

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22 commenti

  1. eliana

    Alla fine dell’articolo ti davo assolutamente ragione. Semplifichiamo. Poi ho pensato al mac: al sistema operativo più semplice amichevole e immediato del mondo, che non ha tolto un utente a windows finché non ha usato una diversione: l’ipod. Ha avvicinato i non trattanti attraverso un modo geniale e semplice di gestire una cosa che interessava tutti, la musica. Forse dovremmo far arrivare i non adepti a internet dimostrando che serve a fare qualcosa che li interessi veramente. Perché internet non è un fine, è un mezzo.(Non è vero del resto che molti si siano avvicinati a internet per accedere più anonimamente al porno?:-))

  2. Flavia

    le riflessioni che fai sono molto corrette, e mi spingono a rivedere il mio assunto “tanto, tra poco ci sarà il ricambio generazionale”, e lo aspetto soprattutto ai vertici delle aziende. solo due cose farei notare
    - questa dicotomia “noi – brillanti e intelligenti” vs. “loro – vecchi e stupidi” si nota molto in giro nella rete e mi mette a disagio, come tutte le banalizzazioni / discriminazioni
    - l’altro giorno ho giusto comprato un telecomando e ho fatto esattamente la stessa scelta, compiacendomene anzi. non credo che semplice = stupido. per essere semplici bisogna essere molto più intelligenti…

  3. Angelo

    Perché mi è subito venuto in mente l’utilizzo che si fa del social network più rumoroso del mondo a conferma della tesi dell’articolo?

    Sono in molti, e mi riferisco principalmente ai/alle 18-30nni, a prendere in considerazione il web esclusivamente per “stare” su Facebook (quanti notebook con il browser piantato solo lì vedo sempre più spesso in una biblioteca universitaria :S)! What a pity!!

  4. Emanuela

    @Flavia Concordo che il processo di semplificazione non voglia dire banalizzazione, anzi, necessita di una condizione empatica con l’utenza e quindi richiede intelligenza.
    @Angelo Facebook sta avvicinando tanti “pseudo” digital native a Internet che altrimenti non saprebbero che farsene del PC perchè i loro insegnanti se ne guardano bene dall’utilizzarlo per l’apprendimento. Ieri mia figlia, sulla dirittura d’arrivo della Laurea Specialistica, mi diceva che nella bibliografia della tesi non accettano sitografie, tantomeno quelle di Wikipedia. Non so se mi spiego.:-\

  5. Michele Ficara Manganelli

    caro roberto …

    ti ricordi a quel convegno dieci anni fa (almeno) quando ti dicevo che internet non sarebbe decollata perchè i siti erano tutti diversi tra loro e troppo complicati per essere usati ?

    e tu mi dicesti di non dirlo pubblicamente perchè mi sarei attirato tutte le ire dei partecipanti all’evento dato che i creativi in qualche modo dovevano pur mangiare ?

    ora è arrivata la risposta, solo che quello che si deve instupidire non sono i contenuti, bensì le interfacce, come molti hanno giustamente sottolineato nei commenti precedenti, Facebook ne è la dimostrazione.

    Poi ci sarà sempre e comunque chi cercherà la qualità e chi cercherà il cazzeggio, ma almeno gli avemo semplificato (di molto) la vita !!!

    :-)

  6. Ivan

    Condivido in pieno. Il miglior sito e’ quello che con un interfaccia semplice e lineare, in 2 click ti porta direttamente a quello che cercavi. Ci vuole molta abilità per dare all’utente un interfaccia minimale e al tempo stesso funzionale e in grado di gestire la complessità delle informazioni/scelte possibile che si celano dietro al sistema, pero’ lo sforzo di dare la miglior user experience viene sempre preimato.

  7. Stellario Panarello

    Il punto (o … uno dei punti) è che in Tv, negli spot, gli italiani non informatizzati, non vengono nemmeno informati. Sentono parlare solo di “navigare”, che è un termine un po’ vago. Se solo si descrivessero, anche in breve, un po’ delle cose che internet consente di fare, forse si conquisterebbero tanti nuovi adepti …

  8. ibridamenti

    Se fossi un non-utente e accedessi per la prima volta a internet e mi imbattessi in questo articolo, penso che scapperei dalla rete a gambe levate perché, per quanto “stupida” mi chiederei come mai c’è questo gruppo di “intelligenti” che vogliono a tutti i costi farmi arrivare qui :-)
    Al di là della contrapposizione che ritengo infondata ( e che mette davvero a disagio perché è basata su un assunto presuntuoso e pretestuoso in base al quale “sa di più” ed “è più intelligente” chi smanetta “cose di tecnologia”, gli altri sono rimasti alla clava, poveretti loro, compatiamoli e cerchiamo di aiutarli semplificando tutto, per loro) sarebbe interessante verificare come i nativi arrivino alla rete a partire non tanto dai pc (o mac) ma dai cellulari e come riescano ad attivare processi di intelligenza collettiva e forme sofisticate di relazione e comunicazione, nonostante la “stupidità” dei dispositivi che utilizzano (facebook, netlog, etc.).
    Non è evidentemente l’accesso alla rete che rende “intelligenti”, ma è un insieme di varianti che determina un uso “intelligente” o “non intelligente” della rete. E non è facilmente dimostrabile che anche chi non utilizza la rete non possa, in altri ambienti, e con altre modalità raggiungere risultati anche migliori. L’idea poi che le imprese risolverebbero i loro problemi, in un periodo di crisi come l’attuale (!!!), accedendo alla rete, è tutta da dimostrare: mi sembra anzi che ci siano, in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, problemi per tutti (imprese connesse e non connesse).

    Sarebbe comunque interessante, al di là delle letture semplificate di fenomeni complessi, che ci venissero forniti dati “intelligenti” o quantomeno casi si studio che mostrino in modo inequivocabile che l’ “essere in rete” garantisce il successo di un’impresa. E che questo “essere in rete” debba per forza passare attraverso Internet e non attraverso altre, pur esistenti e produttive, “reti”.

    O è solo una questione di marketing? Allora il discorso cambia: capisco il senso dell’articolo che evidentemente è destinato agli addetti ai lavoro: (sintetizzo) facciamo un “telecomando” semplice perché tutti gli “idioti” accedano a internet e la casalinga di Voghera (ma esiste davvero?) venga persuasa all’acquisto di prodotti qui e non (solo) alla tv (è una questione di spartizione degli introiti pubblicitari?).

    Sarebbe anche interessante andare a vedere come ci siano già molte e felici sperimentazioni di un uso formativo e didattico dei social e della rete nelle scuole italiane: certo i docenti che ci lavorano non pensano che l’emersione e l’espressione dei talenti individuali debba per forza essere legata all’uso del cellulare e di internet… è “uno” dei modi, non l’unico.
    Ma questo forse renderebbe troppo complicato il discorso e forse, ok, meglio semplificare :-)

    (madmapelli)

  9. Angelo

    “Serve un web fatto a telecomando [...] siti che facciano una cosa sola, fatta bene e detta in modo semplice”: non pensate che Google sia “sulla buona strada” (pur in assenza di buone Autostrade digitali per l’Italia), considerando tutti i servizi che offre con iGoogle?

    Riuscire a perdere la sua connotazione di motore di ricerca (riduttiva assai) per assumere quella di service provider non è cosa facilissima (sempre “parlando in italiano” :D), ma l’ottimismo è d’obbligo se non vogliamo solo un web infarcito di foto taggate e gruppi “omicidi”!

  10. mario

    Ultra settuagenario , primordiale. Arranca con la sua clava bitorzoluta su internet. Ledifficoltà sono enormi. A volte invaliballi.L’articolo è da sottoscrivere appieno. Si aprirebbe a molti della mia età un mondo sconosciuto. fondamentale l’nformazione a portata di mano anzi di tasiera.
    Grazie per il pensiero.

  11. gabriele

    E investire sulla formazione degli “analfabeti digitali” no?
    Se chi ci governa ritenesse davvero che questo gap andrebbe superato per allinearci ad altri paesi forse deciderebbe in tal senso. Ma Internet presuppone un uso attivo mentre la TV uno passivo e forse tanto “attivismo” da parte di una popolazione tendenzialmente più anziana non interessa.

  12. virginia gentilini

    Va bene la semplificazione delle interfacce, ma qui il problema è diverso: gli italiani di cui si parla sono persone soltanto semi-alfabetizzate. Non si potrà mai semplificare la rete abbastanza da raggiungere persone che sono in difficoltà anche a compilare il modulo per una raccomandata in posta. Senza formazione non si va da nessuna parte. E anche chi è perfettamente alfabetizzato nel senso del secolo scorso, difficilmente è in grado di fare propria l’idea di un ruolo attivo, diverso da quello a cui l’ha abituato il binomio libri-tv. Sono d’accordo con Gabriele.

  13. Bird

    Il problema di base dei siti web e il mancato rispetto degli standard, anche quelli di accesso ai contenuti.

    Detto questo, vedo persone -anche di 30 anni- che hanno difficoltà a scrivere un sms, per non parlare di quelli che usano sempre e solo la stessa marca o modello di telefonino.

    Come qualcuno ha già evidenziato, il WWW va benissimo così nei contenuti, ma oggi viviamo nel marasma totale per il discorso accessibilità e rispetto degli standard, scusate se mi ripeto.
    Voglio ricordare il caso clamoroso del sito Tim, che nel febbraio di quest’anno -di fatto- ha costretto Nvidia a rilasciare un aggiornamento per dei problemi seri di visualizzazione del sito su sistemi *unix.

    Per concludere, se la gente a malapena acquista il quotidiano o la rivista o un libro, difficilmente la vedremo su internet a cercare e leggere contenuti degni di essere letti.
    Se mancano le basi è inutile affrontare il discorso web, i problemi -nel nostro paese- iniziano già nella fase della scolarizzazione.

    Buon proseguimento.

  14. Alessandro Marocchini

    Si potrebbe realizzare una piattaforma tipo quella di Zinc http://www.zeevee.com/zinc , inserendo anche news online, social network e altro. Con il solo telecomando si potrebbe navigare dappertutto

  15. Andrea aka Pollicino

    Roberto Venturini su Apogeonline pone un problema serio , realizzare un “telecomando internet” per gli stupidi.

    Ovvero a fronte del fatto che la metà degli italiani non naviga e non utilizza internet è necessario ripensare a una forma di accesso alla rete semplificata, appunto una versione per i meno intelligenti.

    Il problema è reale ma non credo che l’idea di abbassare la tecnologia per renderla comprensibile a tutti sia la ricetta giusta.

    L’esempio dell’acquisto del telecomando per la televisione più semplice possibile è sbagliato, perchè se è vero che anche con la televisione si può fare qualcosa di più che cambiare canale è sicuramente vero che lo strumento televisione è molto più limitato di internet, meno interattivo come cultura.

    Ecco il problema sta nella cultura e nella diffusione della cultura, pensare che i digital natives siano così capaci di stare intelligentemente in rete è una leggenda metropolitana.

    Giovani e adolescenti utilizzano la rete al 25-30% della sua potenzialità, perchè manca una cultura della rete, una formazione che non viene supportata minimamente nelle scuole e tantomeno dai media tradizionali, televisione e giornali.

    Sono sempre sporadiche le indicazioni sul fatto che moltissimi dei contenuti televisivi sono poi disponibili on line, mi viene in mente che ultimamente ho sentito solo la Gabanelli o Gad Lerner ricordare alla fine della trasmissione che i contenuti sarebbero stati on line dopo pochi minuti o che ci sarebbe stato un blog dove continuare a commentare.

    I giornali che hanno edizioni on line di buona qualità sono pochi e sempre tentati di non mettere tutto per paura di non vendere copie cartacee.

    Sono rare le occasioni formative promosse da Amministrazioni Pubbliche sul piano della alfabetizzazione informatica e che non spaventino nei contenuti i principianti con titoli roboanti e inutili orpelli per la conoscenza di programmi che ormai non hanno bisogno di eccessiva specializzazione.

    Internet costa, è ancora troppo caro e questo costituisce un sicuro deterrente a far crescere il numero delle persone che accedono alla rete, ed anche qui sono poche le pubbliche amministrazioni che investono nella messa a disposizione di servizi gratuiti con postazioni e hotspot.

    La politica sta mettendo in campo seri tentativi per ridurre la libertà in internet, vi sembra che ci possa essere qualche interesse a ridurre il digital divide?

    La partecipazione dei cittadini alla vita pubblica ha bisogno dell’informazione e internet è una fonte troppo libera per pensare che ci sia un reale interesse del potere a offrire strumenti per far crescere la democrazia.

    Vogliamo offrire quindi un telecomando per gli stupidi pensando che così aumenti il numero degli utenti internet stupidi, ma con una bella premium card digitale.

    Faccio un esempio che secondo me è illuminante: le banche ora permettono la gestione del proprio conto corrente con tutta una serie di servizi on line, bene tutto questo viene spesso offerto con un costo.

    In realtà tutto questo ha reso le banche meno affollate, con meno personale e quindi con un risparmio notevole, le operazioni che prima venivano digitate da un operatore oggi le faccio io a casa sul mio computer.

    Tutto questo doveva significare uno sconto sul mio conto corrente e invece viene dato come un servizio aggiuntivo e quindi non c’è un grande incentivo per i clienti e non si tramuta anche in una grande opportunità per i cittadini.

    Ci sarebbe da affrontare anche la questione del software libero e del software proprietario, di quanto ci costa inseguire microsoft nell’aggiornamento del suo sistema operativo, della necessità degli anti virus e anche di quanto i virus informatici non scoraggino i cosidetti “stupidi”.

    Finchè la questione del software libero non diventerà centrale per l’amministrazione pubblica si continuerà a pensare che sia una questione di smanettoni, mentre invece è una questione fondamentale per promuovere una comunità e le comunità son quelle che stanno cambiando il rapporto con internet, facebook da questo punto insegna.

    Bisogna infatti riflettere proprio sulla penetrazione di facebook anche in persone che non utilizzavano la rete prima, perchè l’idea di comunità è evidentemente centrale per ridurre il digital divide.

    Non è forse l’idea di condivisione e di comunicazione che ci aiuta quando ci sentiamo in difficoltà e dichiariamo la nostra stupidità di fronte a cose che non conosciamo bene?

  16. [...] presentarsi a tutti, con una veste molto meno formale. Fra i commenti che seguono l’articolo ce n’è uno in particolare nel quale viene fatta una riflessione che può sembrare provocatoria ma che riassume il pensiero di [...]

  17. Ultimissime di Twitter

    [...] Dovrebbe essere più stupida http://bit.ly/3hUu1r#Mozilla: ecco la prima beta di Firefox 3.6 http://bit.ly/2ilhKEEcco il twitter-telefonino (in [...]

  18. Un'internet zeropuntozero per gli utOnti? |

    [...] Roberto Venturini ha pubblicato su Apogeonline un articolo dal titolo esplicativo: “Internet? Dovrebbe essere più stupida”. [...]

  19. Alessandro Prunesti

    Ciao Roberto, la tua riflessione è geniale!

    Internet, per la gente che ancora non lo usa, è ancora troppo complicata. I computer,che servono ad entrare in internet, sono ancora troppo complicati.

    Il successo dei social network, e più in generale, dei social media, oggi è possibile perché si tratta di strumenti relativamente “semplici e intuitivi”. Ma la strada da percorrere è ancora tanta.

    Anche perché, non ce lo dimentichiamo, oltre ai giovani “nativi digitali” il nostro Paese conta milioni di casalinghe e anziani, che potrebbero trarre molti vantaggi dall’uso del Web. Questo, magari, se i device che ne consentissero l’accesso fossero più a misura di persona e non di “utente”.

    Buon lavoro!

  20. Angelo

    Possibile che nessuno degli intervenuti a margine di questo post (solo 5 donne su 18… sob!) riconosca quanto fatto da Google per le “persone” che usano il web?

    È troppo poco? Ci sono di mezzo questioni di monopolio? C’è bisogno dell’intervento pubblico, pensando a un www più semplice e accessibile all’interno di politiche di cittadinanza/democrazia digitale?

  21. Internet? Dovremmo farla più intelligente | Apogeonline

    [...] (citando Pennac). Grazie a tutti quelli che sono entrati in una conversazione centrata sul mio precedente articolo, quello che sostiene che Internet, se vogliamo allargarne la portata, dobbiamo farla più stupida [...]

  22. Contraband

    Ciao a tutti…
    Per quanto riguarda un discorso prettamente economico sono d’accordo con voi, un internet più semplice attirerebbe più gente (+gente = + quattrini).
    Ma allarghiamo un po’ il discorso:

    E’ dimostrato scientificamente che non tutti abbiamo le stesse capacità celebrali, c’è chi ne ha di + e chi – .
    Diamo questo per assunto;

    Ora pensiamo all’evoluzione dell’uomo, inizialmente basata su un fattore prettamente fisico (il più forte domina il più debole), successivamente, con la civilizzazione, si è passati ad un discorso di intelletto (popolazioni più avanti con gli studi dominano popolazioni più arretrate).
    A mio parere adesso siamo in una situazione di stallo, perchè non contano più le capacità intellettuali, bensi quelle econimiche che non sempre derivano da maggiori capacità rispetto ad altri individui.

    In questo modo come potremo continuare ad evolverci?

    Una risposta me la sono provata a dare:
    Secondo il mio modesto parere, si stanno delineando sempre più diverse classi intellettuali, questo perchè, persone che si rendono conto di essere intelligenti non si sceglieranno mai un/una compagno/a stupido/a, questo per vari motivi:
    Persone di diverse capacità intellettive frequenteranno ambienti diversi (quindi è già difficile che possano interloquire), avranno diversi interessi, ma sopratutto la convivenza fra loro non sarebbe affatto facile.
    Quindi possiamo affermare che, oltre all’irrazionale che interviene, nella scelta di un/una compagno/a, c’è una componente intellettiva: ognuno cerca un compagno/a con un intelligenza simile alla propria.

    In questo modo è chiaro che si formino, come dicevo prima, delle classi ben distinte.
    Il fatto che impedisce alle classi superiori di dominare su quelle inferiori è che questa superiore intelligenza non è quantificabile, non è dimostrabile che io sono più intelligente di lui.

    Voi adesso direte…ma questo è matto! Ma che c’entra con il nostro discorso. E invece c’entra eccome!!!
    Il discorso che facevate a proposito del web è proprio una dimostrazione che fino a che non abbandoniamo il solo ed unico interesse economico, non potremo più evolverci secondo una logica “naturale” ma la nostra evoluzione sarà determinata dalla situazione economica del luogo in cui nasciamo o ci troviamo, dalla situazione economica della famiglia, che non sempre come dicevo prima è determinata dalle capacità.

    Quindi, quello che stò cercando di dirvi è questo:
    Se alcune persone non apprezzano il web così come è… un motivo “naturale” c’è, loro non sanno adattarsi alla tecnologia che và avanti.
    Allora è giusto che la tecnologia faccia passi indietro (o anche se non sono proprio passi indietro, ma comunque è un adattamento di essa a chi non è adatto per “natura” ad essa), per far sì che anche loro rientrino in un sistema economico basato sulla quantità?
    O sarebbe più giusto “lasciare fuori” certi individui in maniera che poi la natura possa scegliere se sono più giusti loro che vivono senza le nuove tecnologie, o noi che ci basiamo esclusivamente su di esse (perchè attenzione….non è detto che per vivere su questo mondo sia meglio “tecnologizzarsi”).

    Scusate se ho svalvolato un po’ troppo!!

    Saluti…Contraband

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