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Quinta di Copertina

Facebook, la politica e il passaparola

di Antonio Sofi

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10

apr

2009

Venti minuti in podcast tra ritagli di carta e bit, in compagnia di un ospite. Oggi con Dino Amenduni, responsabile di Emilab, network giovane per la campagna online di Michele Emiliano a Bari. Un progetto innovativo, a metà tra comunicazione e organizzazione sul territorio, che fa un ampio e innovativo uso di Facebook

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Continuiamo la serie di conversazioni intorno alla politica e al web: dai blog a Facebook, fino all’idea della necessità del ritorno al territorio – o quantomeno di un cortocircuito più virtuoso tra on- e offline. Dopo le interviste a Giuseppe Civati, Paolo Guarino, Edoardo Colombo, Lucia De Siervo e Stefano Peppucci, questa settimana è la volta di Dino Amenduni, giovane consulente dell’agenzia Proforma che coordina Emilab, un network di giovani sotto i 30 anni che di fatto è la spina dorsale – insieme organizzativa e comunicativa – della campagna di Michele Emiliano a sindaco di Bari.

Una campagna locale ma intensamente giocata sui nuovi media, che vede un intenso uso di Facebook: «La logica è quella di “un passaparola qualificato”, e le parole d’ordine sono fiducia e competenza. Emilab non è partito con un appello pubblico, proveniente dall’alto della campagna: anche se sarebbe stato più facile e efficace, quantomeno nel breve periodo. E’ partito da sei persone, che hanno portato dentro gente di cui si fidavano, per competenza e prossimità. E così via, in un passaparola politico che è arrivato a coinvolgere attivamente 150 ragazzi sotto i 30 anni, che lavorano concretamente dentro il territorio, quartiere per quartiere, su progetti sociali e comunicativi – con l’ambizione di rimanere nel tempo e durare e sopravvivere alle elezioni, anche eventualmente ad una sconfitta di Emiliano». Intenso e originale il modo attraverso il quale la campagna di Emiliano sta usando Facebook, finora rimasto solo una centro di gravità comunicativo personalissimo, o una bacheca più o meno ingovernata: «Utilizziamo Facebook più che per la comunicazione come strumento e quartier generale organizzativo. Facebook ha un vantaggio competitivo: formalizza le reti di relazioni interpersonali, mescolando l’agilità dell’informale e la solidità del formale. In un progetto come Emilab è più facile seguire tutti i lavori dei gruppi attraverso Facebook. Ogni quartiere ha il suo gruppo, un coordinatore, e in ogni gruppo si sviluppa una discussione su come portare avanti i singoli progetti. Questi ultimi non sono necessariamente dedicati a come risolvere i singoli problemi, ma riguardano anche la generazione di relazioni sociali e di attività dentro il quartiere. Poi ci sono anche dei gruppi di contest di creatività – dalla musica all’arte alle azioni di comunicazione, trasversali ai quartieri; e altri gruppi dedicati agli eventi. In tutto sono 23 gruppi correlati».

Usatissimo lo strumento dei video, come strumento di raccolta della domanda politica, e di successiva sintesi: «Siamo partiti con un progetto di raccolta e ascolto del territorio, con il progetto 1.000 domande, raccolte dai volontari tra i cittadini – e che sono la base delle successive attività, anche con il sindaco». E i blog, che fine hanno fatto: «I blog sono forse i dinosauri della Rete e della comunicazione politica: per progetti di questo tipo, misto comunicazione e organizzazione, social network come Facebook funzionano molto meglio».

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