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WhiteHouse.gov

La Casa Bianca alla prova della trasparenza

di

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22

gen

2009

Barack Obama non aveva ancora terminato il suo giuramento da presidente quando il nuovo sito istituzionale è andato online, prima testimonianza visibile della politica di apertura e partecipazione a lungo predicata dal nuovo capo di stato

In qualche modo si tratta del primo dato tangibile dell’amministrazione Obama, qualcosa che è possibile confrontare con le promesse della lunghissima campagna elettorale. I precedenti, inoltre, sono di livello altissimo: il lavoro innovativo svolto dallo staff di Obama farà scuola sia per quanto riguarda la campagna elettorale che nel periodo di passaggio di consegne tra elezione e insediamento. In quasi due anni di campagna MyBarackObama.com è riuscito a dare vita a un social network che  ha aggregato, motivato e mobilitato un numero di persone senza precedenti.

In soli due mesi e mezzo Change.gov – il sito che lo staff di Obama ha realizzato tra l’elezione e l’insediamento per comunicare coi cittadini – è forse andato anche oltre, con una piattaforma di comunicazione e di confronto aperto, costantemente aggiornato sull’operato del gruppo al lavoro impegnato nelle operazioni di transizione. Le aspettative, insomma, sono elevatissime e le analisi del nuovo sito istituzionale non si sono fatte attendere, tra entusiasmo iniziale e critiche nemmeno troppo velate per l’approccio non così innovativo come sperato.

Il sito obamizzato

La prima considerazione è di impatto: il sito della Casa Bianca si è «obamizzato», sostiene il consulente repubblicano Patrick Ruffini facendo riferimento alla grafica del sito della campagna elettorale del neo-presidente e di Change.gov. A eccezione del logo della Casa Bianca e di un analogo schema di colori di fondo, in effetti il nuovo sito non somiglia a quello precedente. Al centro c’è un banner di immagini e messaggi e, subito sotto, tre colonne con gli ultimi post del blog, i temi più importanti del momento e, almeno per ora, il video del Train Tour, il viaggio verso la capitale che il presidente ha fatto in treno in occasione delle cerimonie di insediamento.

Oltre alle sezioni più classiche sul governo e la sua agenda, è in evidenza la cosiddetta Briefing Room, un’area dedicata alla comunicazione che comprende un blog, la presentazione dei 43 presidenti precedenti, i messaggi settimanali alla nazione sotto forma di video (Obama aveva già cominciato nel periodo del passaggio di consegne) e altre pagine che conterranno atti e documenti ufficiali della presidenza Obama.

C’è ancora qualche bug e Ruffini fa qualche lieve critica, ma in generale apprezza l’organizzazione del sito, efficace nel veicolare messaggi di rilievo, e il metodo con cui il tutto viene portato avanti. L’ex-consulente della campagna elettorale di Bush nel 2004 non risparmia però una frecciata nel finale: WhiteHouse.gov è un sito costruito utilizzando un formato proprietario di Microsoft, che cosa ne penseranno gli entusiasti di Obama appartenenti alla community dell’open source?

Il nuovo rapporto con i cittadini

«Questo è solo l’inizio del nostro impegno per dare a tutti gli americani una finestra sull’operato del governo». La promessa non potrebbe essere più chiara e impegnativa, specie perché viene ribadita nel post inaugurale del primo blog presidenziale. Questa sembra essere la grande novità, sia per lo strumento che per l’approccio al rapporto con i cittadini. Il blog verrà gestito da varie persone e il primo post è affidato a Macon Phillips, direttore della sezione New Media della Casa Bianca. Secondo Philips, l’azione del governo Obama su internet si articola secondo tre aspetti: comunicazione, trasparenza e partecipazione.

Il  blog promette di comunicare tempestivamente le novità di rilievo. Phillips segnala la disponibilità di un feed Rss per il blog e invita a iscriversi agli aggiornamenti che saranno inoltrati via email da parte del presidente e dell’amministrazione. I primi contenuti riguardano il discorso dell’insediamento con la pubblicazione del testo e del video (proveniente dal canale ufficiale della Casa Bianca su YouTube) e quello in ricordo di Martin Luther King risalente al 19 gennaio scorso. In questo momento, però, i post non sembrano essere ordinati nel consueto ordine cronologico inverso: resta da vedere se si tratti di una scelta definitiva o provvisoria, forse dettata dal voler mettere in evidenza il primo post di spiegazione.

Durante la campagna elettorale e nei mesi di transizione si è puntato moltissimo sulla trasparenza amministrativa, promettendo la disponibilità di documenti online, organizzati in modo semplice. L’impegno è anche quello di esporre con chiarezza le decisioni e priorità governative, grazie alla pubblicazione delle decisioni presidenziali. Fino ad ora le decisioni sono andate nella giusta direzione, ma questa politica verrà messa alla prova molto presto, sostengono i commentatori.

Quanto alla partecipazione: nel primo post viene anche segnalata la decisione di pubblicare tutti i provvedimenti non urgenti e di consentire per cinque giorni la possibilità di controllarli e commentarli: una sfida significativa in termine di gestione delle informazioni, probabilmente senza precedenti. Questo tipo di azione riprende in realtà diversi tentativi di progetti collaborativi indipendenti per la revisione delle leggi e l’apertura al contributo dei cittadini: il più importante è PublicMarkup, creato dalla Sunlight Foundation, una fondazione molto attiva sul fronte della trasparenza dell’apparato pubblico.

Ad ogni modo le dichiarazioni sul primo post e da parte dello staff fanno però pensare che questo sia davvero solo un inizio e che ancora altro verrà fatto in termini di apertura alla partecipazione dei cittadini.

Le critiche

«La Casa Bianca dovrebbe rimandare a posti dove le nostre menti possano essere nutrite con nuove idee, prospettive, luoghi, punti di vista, cose da fare, modi in cui possiamo fare la differenza. Dovrebbe prendere rischi perché questa è la realtà: siamo tutti enormemente a rischio». L’osservazione viene proprio dal padre dei blog, Dave Winer, certamente non impressionato nel vedere questo strumento usato all’interno del sito del governo del suo paese. Lo scetticismo di Winer è motivato dal suo desiderio che il sito del governo americano diventi uno spazio pubblico, un luogo di dialogo tra governo e cittadini, un punto di incontro tra gente proveniente da diversi settori affinchè possa entrare in contatto. Certo, conclude Winer, «non deve essere necessariamente su whitehouse.gov ma perché no? Perché aspettare?».

La prima e più evidente critica è la mancanza di commenti: come si può parlare di comunicazione innovativa se non c’è dialogo? Il dibattito avviene già nei commenti allo stesso post di Winer e riprende varie posizioni presenti in Rete. Un sito come Whitehouse.gov creerebbe moltissimi problemi nella gestione dei commenti, sia per la quantità che per il tipo di commenti che potrebbero arrivare: in molti notano come sul blog della Casa Bianca questa gestione richiederebbe un enorme dispendio di tempo e attenzione, oltre a una precisa policy sui commenti con numerose implicazioni legali.

La fondamentale differenza con la presenza di un candidato, o anche di un presidente, su varie piattaforme è che queste non sono siti del governo e, quindi, non sotto la sua diretta responsabilità. Senza entrare in interpretazioni del Primo Emendamento, che garantisce la libertà di espressione ai cittadini, basti considerare, per contro, il fatto che generalmente non ci si aspetta che lo staff di Obama risponda ai commentatori su piattaforme esterne come YouTube: l’account ufficiale è stato in effetti aperto tre giorni fa lasciando i commenti aperti ai video inseriti.

Altri fanno notare che Obama non usa questi nuovi strumenti per dialogare con i cittadini, ma utilizza canali innovativi per comunicare con loro. Secondo queste voci il cambiamento dell’amministrazione si misurerà quando ci saranno leggi e temi importanti in discussione e il governo dovrà davvero dare seguito alle promesse di trasparenza: la sfida più grossa, dicono in molti, sarà rendere altrettanto trasparenti anche i siti delle altre agenzie governative.

Le novità e le opportunità

Sul versante copyright il cambiamento è rilevante e già molto celebrato: la policy del sito stabilisce che i contenuti di terze parti siano sotto licenza Creative Commons 3.0, che consente di distribuire e adattare contenuti, purché ne sia citata la fonte. Si tratta della licenza più ampia a disposizione, si fa notare con comprensibile orgoglio dal blog di Creative Commons. Non va dimenticato, inoltre, che i contenuti prodotti dal governo statunitense sono – per legge federale – già di pubblico dominio e non soggetti a copyright.

Ma i pionieri del web guardano ancora oltre: Tim O’Reilly considera, ad esempio, il potenziale di innovazione dal punto di vista delle piccole aziende che si occupano di tecnologia. Tutto il lavoro dietro lo sviluppo di questo sito non è stato affidato alle solite agenzie con grossi contratti col governo ma da piccole società che hanno curato i vari aspetti. Secondo O’Reilly è la dimostrazione delle effettive possibilità di raggiungimento di risultati con il lavoro di piccoli gruppi, purchè abili e ben coordinati: «Penso che nei prossimi anni per chi si occupa di tecnologia ci saranno molte opportunità per fare la differenza e aiutare la nostra pubblica amministrazione a raggiungere i suoi ambiziosi obiettivi».

L’amministrazione Obama avrà un ruolo importante nel determinare le prossime mosse ma il contributo di tutti sarà di grande importanza, spiega Timothy O’Brien in uno dei blog della community O’Reilly, facendo appello agli sviluppatori di applicazioni. Molto lavoro di questo tipo viene già utilizzato in progetti indipendenti per incrementare la trasparenza sulla spesa pubblica e sui finanziamenti ai membri del Congresso. Rendere l’informazione accessibile è un obiettivo ambizioso e non lo si raggiunge in un giorno, conclude O’Brien, portando come metro di paragone il più celebre esempio in ambito tecnologico: Google, un motore di ricerca nato dal lavoro di due studenti e diventato il leader nel settore.

Una storia per certi versi simile a quella di Barack Obama, il candidato outsider che diventò presidente degli Stati Uniti.




Antonella Napolitano (@svaroschi) è editor europeo di TechPresident, un magazine online internazionale che analizza l’impatto della tecnologia su politica e società. Si occupa di consulenza nell’ambito della comunicazione per aziende, pubblica amministrazione, politica e no-profit. Ha pubblicato LinkedIn. La rete per trovare il lavoro dei sogni, Facebook e la comunicazione politica e LinkedIn per aziende e professionisti.

In Rete: svaroschi.blogspot.com

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7 commenti

  1. Bruno

    Ah, che bell’articolo. Fila via liscio come l’olio, per come è scritto e per ciò che dice. Complimenti Antonella, è stato un piacere leggerti!

    A parte questo, credo che Barack Obama sia davvero il presidente del “cambio”, che sia questo politico, etnico, ideologico o tecnologico. Non credo che le critiche siano così giustificate, in fondo è presidente da 36 ore… adesso ne avrà di cose da fare per 4 anni! Speriamo che l’indole al rinnovamento e la marcata sensibilità nei confronti delle nuove tecnologie non siano solo l’ombra di qualche consulente, ma che effettivamente Barack in persona, Lui, Mr. President, sia così : capace, attento, innovatore, dannatamente coraggioso (perchè in fondo ci vuole un bel coraggio a prendere tutti per le corna e dire “adesso si fa come dico io, anche sul sito della Casa Bianca…”).

    In bocca al lupo Mr. 44th President, really good luck!

  2. Apogeonline » L’insediamento 2.0 di Barack Obama

    [...] critiche di Dave Winer al nuovo sito ufficiale obamiano; approfondimento di Antonella Napolitano su [...]

  3. gzdhsgf
  4. Spindoc | WhiteHouse.gov, obamizzare la partecipazione

    [...] Anche se in ritardo segnalo l’ottimo approfondimento della “nostra” Antonella Napolitano sul nuovo sito del presidente Obama pubblicato una settimana fa su Apogeonline: La Casa Bianca alla prova della trasparenza [...]

  5. Elio Manfredini

    Obama emoziona, quindi politico unico. Forse l’impero unico che egli considera è l’impero della diversità. Ma desidero parlare di Italia. Di come è organizzata la società italiana. Chissà le similitudini che potrebbero evidenziarsi con paesi sconosciuti. E’ mia abitudine a non comunicare cosa alcuna che necessita crederci e o doversi fidare, pertanto si può cercare di comprendere soltanto, come si dovesse fare ricerca, descrizione e argomenti coerenti, se lo sono attraverso il linguaggio. Non c’è quindi un modo alquanto semplice di comprendere come è organizzata la società delle persone quanto conoscendo quella dei maiali, per sorte dagli stessi organizzati, come dentro una specie di un virus unico senza alcun libero spazio, come se in coda camminando col piede ad occupare lo spazio liberato appena. la differenza con la porcillaia, non c’è.E’ questa la cosa che dovrebbe interesse suscitare, non tanto per il concetto di realtà: di come funziona e del perchè sia indispensabilità del comprenderla è cosa nota. Sono cose queste in cui immensa e infinita è la delusione, perchè ho da sempre contato su coloro che lavoro come intellettuali avrebbero spiegato, mi sento costretto proporlo pur avendo imparato in nessun luogo (logos) quanto dai maiali in porcillaia. E’ la via unica per la facilità di sapere con precisione come funziona tutta la società italiana, partiti associazioni compresi. E’ giusto e indispensabile il sapere liberato da qualsiasi non sempre occulto interesse e sforzarsi per farlo. Non che adesso mi senta addirittura accresciuta l’ignoranza, è proponimento acquisito per pensare l’accadere che non può essere altro che dell’emergere di tutto l’entusiasmo, l’armonia e la soeranza di comunità tenute sommersenel non soltanto paese Italia. L’insieme convinti che le possibilità e la speranza debbano essere il prodotto della conoscenza e del comprendere? Non esistono incroci in un percorso predeterminato quindi obligatorio o vergognarsi di non farlo? Non può non essere etica, senza osare parlarne. Elio Manfredini

  6. Elio Manfredini

    Il presidente del consiglio della repubblica italiana, nata dalla resistenza, fondata sul lavoro si è lamentato. Asserisce che nel mondo esistono troppe disparità fra persone povere e ricche. Il presidente della repubblica italiana si è lamentato con ragionevolezza, desidero comprendere dove egli è povero, forse è per la sua così immensa volontà. Non ha avuto mai la sua mente libera dalla volontà per essere ben nutrita. Forse posso comprendere così la sua povertà?
    Sono nato cresciuto e sempre vissuto senza volontà alcuna, il vuoto della mia mente ha lasciato molto più spazio, da esserci posto, oltre che dei pensiericolorati, anche dei numeri.
    Il signor presidente del consiglio della repubblica italiana, oltre lo stipendio meritato, possiede tre, sette miliardi di Euro.Trentasette mila milioni. Un milione di euro ogni ogni per i prossimi trentasette mile giorni della sua meravigliosa vita. Forse sono cento anni e cinquecento giorni. A me risulta altrove la sua veramente autentica ricchezza: MENTIRE.Elio Manfredini

  7. Elio Manfredini

    Missione, mafia e potere.
    Tre parole unite in sè come rappresentazione di terribile consistenza, infame volontà e intelligenza da sapere unire e ingrassare ogni specie di disparità sociale e schiavitù . Mafia e democrazia iniziano da due. “L’ideale che fosse giunta la notte ma mi accorsi, dopo un pò che ero ritornato a casa, che era buio perchè un fumo nero era rimasto sospeso nel cielo”, da fare sperare come occasione da sapere esserci nell’essere l’insieme di un inizio senza vocale alcuna. Nel trattato sulla tolleranza dove Voltaire descrive il popolo egiziano, “sempre turbolento, sedizioso e vile che aveva fatto a pezzi un romano per avere ucciso un gatto…checchè ne dicano gli ammiratori delle piramidi”), in una nota di P.T. si legge che “non si vede negli egiziani “in quei tempi cuore dei paesi arabi”, che un popolo quanto codardo e superstizioso. Chiunque riusciva con continua facilità conquistarsi l’Egitto senza colpo ferire, da ispirare storie da mille e una notte, che un Re egiziano chiamato Sesostri, (faraone che regnò 45 anni felicemente…), partì con il preciso proposito di conquistare l’universo. Forse ispirò Don Chisciotte), mi pare si nascondano e contengano il popolo e le persone che si sentono degli Dei locali, la parte del partito che vota Pier Luigi Bersani. Mi dispiace moltissimo.Comandano con prepotenza i Dei locali e praticano l’ingiustizia antidemocratica.
    Tenere il partito blindato e rendere impossibile libertà di parola è follia puritana. Forse si dimostrano fieri di essere stati scelti e proposti come i matrimoni combinati nell’antichità in mongolia, e avviene così ancora nella politica e nel volontariato di tutto il mondo. anche nel volontariato c’è abissale e disgustosissime disparità fra il disinteresse che nell’esserci di tutti e chi comanda nel legame rozzo con la politica. Libertà di parola è sempre uguale a giustizia equa, e parlare parlare parlare vince. Elio Manfredini

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