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My Life Bits, in una memoria tutta la vita

di Roberto Venturini

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06

Dic

2007

Un progetto di ricerca di Microsoft potrebbe portare a un moviolone personale che registri ogni momento della nostra vita e delle nostre interazioni

Che bella cosa la memoria. Peccato che sia limitata – in alcuni casi, come il mio, può avere la durata di un paio di secondi prima di essere obliterata; il cosiddetto fenomeno del pesce rosso che sopravvive nella boccia di vetro proprio perché tutto è costantemente nuovo (“accidenti, un alga di plastica!” – due secondi dopo – “wow, un alga di plastica!” e così via). C’è chi sostiene che proprio la capacità di dimenticare è ciò che ci mantiene sani di mente, ma indubbiamente una robusta memoria è utile per molte applicazioni, prima fra tutte la vita lavorativa (“come accidenti si chiamava quel tipo.. e quando l’ho conosciuto…?”). Insomma esiste una chiara opportunità di mercato per sistemi per migliorare la memoria: e se finora ci si affidava al fosforo, a diete ricche di pesce o a sistemi mnemotecnici (efficaci: so di monaci buddisti che memorizzavano oltre 1500 pagine di testo l’anno), la tecnologia sembra decisa ad entrare in questo campo con nuove soluzioni.

L’iniziativa parte da Microsoft, nell’ambito del Media Presence Group, un punto di ricerca avanzata su applicazioni innovative. E il sistema proposto, My Life Bits, è una combinazione di tecnologie sostanzialmente già esistenti, da mettere a punto ed integrare per ottenere un total recall. Nella sua forma più semplice si tratterà di indossare una combinazione di device tra cui una fotocamera dotata di sensori all’infrarosso, che scatta istantanee ogni volta che rileva il calore di un altro corpo presso di noi; e di un registratore audio, per catturare le conversazioni intrattenute. Nulla vieta di integrare poi un videoregistratore e un sistema di annotazioni testuali. Risolvere l’ovvia problematica di andare in giro indossando un’attrezzatura da cyborg, con caschetto video e simili non dovrebbe essere troppo difficile, visti i risultati ottenuti nel campo delle telecamere nascoste da parte delle Jene televisive.

Centrale nel sistema è poi la capacità di trasferire il tutto su un capiente hard disk. Una rapida occhiata nella sfera di cristallo dei ricercatori di Microsoft mostra che essi prevedono che entro la fine del decennio saranno disponibili hard disk da un Terabyte al costo di 300 dollari, sufficienti a immagazzinare testo, voce e immagini di un’intera vita umana. Buona parte del lavoro di sviluppo si focalizza dunque sul rendere la copiosa messe di dati ricercabile attraverso keywords ed altre chiavi di ricerca, in modo da poter avere accesso all’integralità della nostra vita e delle nostre relazioni per il mezzo del nostro computer.

Anche se mi viene il dubbio che potremmo passare allora più tempo a frugare nel nostro passato che a vivere il presente, gli scenari che si aprono sono interessanti: posso ad esempio immaginare affascinanti battaglie legali sul fronte della contrattualistica (“ma lei in riunione si era impegnato a… aspetti che le faccio rivedere la registrazione…”), sempre che a questa nostra memoria sintetica venga assegnato il valore giudiziario di prova. Posso sognare un mondo in cui tutti potremo diventare scrittori o sceneggiatori di successo, attingendo con straordinaria precisione alle nostre esperienze ed interazioni quotidiane.

Siamo onesti, però: la vera killer app, è intuitivo, sarà in ambito domestico. Tra moglie e marito non avrà più luogo il “ma sono sicuro che tu mi avevi invece detto che…”, la nostra signora potrà dimostrare inconfutabilmente la verità del suo lamentarsi della nostra attenzione, della serie “lo vedi che non mi ascolti?” (a tal proposito ho recentemente scoperto, da un conoscente medico specialista dell’udito, che una rilevante parte della sua clientela maschile lo consulterebbe in quanto inviata dalla moglie che esorta a controllarsi l’efficacia dell’apparato uditivo, visto che quando parla lei apparentemente non ci sente).

Insomma, anche se la tecnologia al momento resta nel campo della ricerca pura e non vi sono ne’ date ne progetti concreti di trasformarla in un prodotto disponibile sugli scaffali dei supermercati, facile immaginare che in un futuro prossimo la tanto contestata prova della moviola passerà dal dominio dei campi da calcio a quello, più intimo ma spesso ancora più conflittuale, della nostra camera da letto.

Un commento

  1. il progetto in questione venne annunciato in occasione del convegno ACM Multimedia ’02, che si tenne nei giorni 1-6 dicembre 2002 in francia a juan les pins, con una comunicazione intitolata "MyLifeBits: Fulfilling the Memex Vision". dopo di allora se ne parlò abbastanza a lungo in varie sedi. poi è un po' calato il silenzio in quanto non ci sono stati sviluppi significativi dal punto vista sociale, o cognitivo, o tecnologico.
    ora sono passati 5 anni da allora, senza grandi mutamenti e senza che nulla abbia portato ad una sia pur minima diffusione del progetto/prodotto che per essere attuato in forma prototipale ha richiesto il lavoro di numerose persone dedicate a tempo pieno per mettere in digitale la vita del progettista gordon bell. sarebbe simpatico dirlo ai lettori che non sanno tutta la storia pregressa.