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Beastie Boys "virali"? Per ora no
29
Lug
2004
Prova su strada del disco accusato di comportarsi come un virus. Assoluzione con formula piena, condita di sorprese e di promesse di un futuro più tartassato per gli utenti Windows
Qualche settimana fa ho scritto un articolo nel quale raccontavo lo strano caso del disco dei Beastie Boys To the 5 Boroughs, accusato da una segnalazione di Bugtraq di comportarsi come un virus. Secondo l'accusa, che ha causato vasta indignazione fra i fan dei Beastie Boys e perplessità fra gli informatici, il disco installava del software senza avvisare l'utente e disabilitava le funzioni di ripping e masterizzazione del PC.
EMI aveva confusamente smentito l'accusa, e le prime verifiche fatte con EMI Italia smentivano la smentita, ma al tempo stesso non indicavano comportamenti virali. EMI Italia mi ha ora fornito cortesemente una copia protetta del disco (l'edizione in vendita in Inghilterra, dove mi trovo, è priva del sistema anticopia), e così vi posso raccontare i risultati dei miei test personali. Dietro l'angolo, inoltre, emergono novità anticopia ancora più complesse. Tenetevi forte.
Esame a vista
Cominciamo dalla confezione del disco. Non è il massimo in fatto di trasparenza: la dicitura che informa della presenza di un sistema anticopia è microscopica e non è neppure in italiano. Sulla custodia, come potete vedere in quest'immagine (sfocata digitalmente per non violare il copyright), c'è scritto "COPY CONTROLLED": un'espressione che chi non ha dimestichezza con l'inglese potrebbe interpretare maccheronicamente come "copia controllata", quasi fosse un certificato di qualità, e dalla quale è obiettivamente difficile dedurre che si tratta di un riferimento a un sistema anticopia. Accanto a questa dicitura c'è un simbolo usato dalle case discografiche per indicare le tecnologie anticopia, ma viene da chiedersi quanti acquirenti siano a conoscenza del suo significato.
Sotto la dicitura, in caratteri alti circa un millimetro, c'è scritto laconicamente "Dettagli sul retro". I "dettagli" forniti sul retro, in caratteri ancora più microscopici, rivelano (sempre che riusciate a leggerli) che "questo disco è protetto da tecnologia Copy Control" ed è dichiarato compatibile con lettori "CD/DVD-V/DVD-A/SACD". I requisiti di sistema, per chi lo vuole ascoltare sul computer, sono "PC MS Windows 95" (detto così, sembra quasi che le versioni successive di Windows, XP compreso, non siano utilizzabili) e "Mac OS 8.6-9.2 + CarbonLib & Mac OSX" (sic).
Sempre sul retro della confezione, e sempre in caratteri estremamente piccoli, c'è un avvertimento: "Su alcuni dispositivi, ad esempio lettori Cd delle automobili, si potrebbero verificare problemi di riproduzione". Il problema è che l'acquirente che vuole suonare il disco nella propria auto scoprirà l'eventuale difetto soltanto dopo l'acquisto. Non è chiaro se in tal caso abbia diritto al rimborso del disco o a soluzioni alternative. Sul mio impianto audio di casa e nel lettore CD della mia auto, il disco non ha dato problemi, salvo indicare la presenza di una traccia audio numero 16 inesistente (è la sessione dati). Va detto, tuttavia, che data la natura della "musica" contenuta nel disco non l'ho ascoltato in dettaglio per intero. C'è un limite oltre il quale non intendo sacrificare le mie orecchie di vecchio bacucco.
Il disco vero e proprio contiene un'altra piccola sorpresa. Avrete forse notato che non l'ho mai descritto come CD, ma semplicemente come "disco", e c'è una ragione: questo non è un compact disc. E' un disco di plastica di dodici centimetri come un CD, è confezionato come un CD, è in vendita assieme ai CD, costa quanto un CD, ma non è un CD. Sul disco, infatti, manca il normale logo "Compact Disc - Digital Audio". La ragione è semplice: il disco non è conforme alle specifiche CD-DA e quindi Philips non concede l'uso del logo (il compact disc è un'invenzione congiunta di Philips e Sony). La non conformità del disco causa i problemi di compatibilità con alcuni lettori audio, che comprensibilmente si aspettano che il disco sia conforme agli standard.
Tutto questo induce certamente confusione nell'acquirente. In sostanza, siamo di fronte a un prodotto venduto per ciò che non è. Sarebbe interessante scoprire quanti utenti abbiano desistito dall'acquisto, preoccupati di trovarsi con un disco che non funziona. Purtroppo questo non è un caso contemplato dalle statistiche delle associazioni dei discografici. E' inoltre curioso notare che le case discografiche hanno preferito dare molto più risalto sulla confezione all'avviso (sempre rigorosamente in inglese) che il disco contiene turpiloquio che all'avviso della presenza di un sistema anticopia.
In pasto al computer
Una rapida analisi tecnica del disco smentisce completamente le affermazioni di EMI tuttora pubblicate sul sito dei Beastie Boys, secondo le quali il sistema anticopia non installa nulla, e conferma invece le dichiarazioni iniziali di EMI Italia già citate nell'articolo precedente.
Nella sessione dati del disco c'è infatti un file di nome uninstallplayer.txt, che dice esplicitamente che "numerosi nuovi file vengono installati automaticamente sul vostro PC quando ascoltate per la prima volta. Per rimuovere questi file, fare doppio clic sul file UninstallPlayer.exe". La sessione dati contiene inoltre dei file *.dll e degli eseguibili *.exe.
Inserendo il disco in un normale PC Windows XP fresco di installazione, viene eseguito automaticamente il file autorun.inf presente sul disco sempre nella sessione dati. Questo file contiene l'istruzione di eseguire il file player.exe. Questo file eseguibile fa comparire un avviso (rigorosamente in inglese anche in XP italiano -- e se uno l'inglese non lo sa?) secondo il quale "per ascoltare il CD occorre aggiornare alcuni file sul vostro PC". Si può scegliere fra OK per proseguire e Cancel per interrompere.
Accettando la richiesta, vengono installati nel computer numerosi file. Non viene data alcuna indicazione del loro scopo o della loro natura: per saperne di più occorre spulciare il file Install.log depositato dal disco nella directory principale del computer. Anche così, comunque, non è proprio chiaro cosa facciano quelle DLL che vengono installate.
Terminata l'installazione, parte un programma player che fa schizzare al 100% l'utilizzo della CPU e suona delle tracce a 128 kbps 44 kHz contenute nella sessione dati del disco. Il software installato dal disco non ha intralciato né menomato in alcun modo il funzionamento del masterizzatore.
Infatti Nero 5.5, programma fornito insieme a molti masterizzatori, ha copiato il disco perfettamente con assoluta disinvoltura e senza ricorrere ad acrobazie stravaganti. Ho semplicemente inserito il disco premendo il tasto Shift (Maiusc), in modo da impedire l'esecuzione automatica del file autorun.inf, e ho selezionato in Nero le quindici tracce audio della seconda sessione. Cinque minuti dopo, il masterizzatore ha sfornato un CD perfettamente suonabile nel computer (anche sotto Windows) e nell'impianto audio. Non si capisce a cosa serva il sistema anticopia, ma di certo si può parlare in alcun modo di comportamento paragonabile a quello di un virus.
Il Mac amico dei pirati?
Sotto Mac OS X, le cose sono ancora più semplici. Il disco viene suonato tranquillamente da iTunes senza dover fare alcunché di speciale. iTunes ne importa le tracce senza problemi rilevabili. Il player presente sul disco non viene eseguito (essendo un eseguibile Windows), per cui si possono ascoltare sul computer le tracce in qualità CD anziché in versione compressa. Il sistema anticopia sembra decisamente non funzionare, probabilmente perché iTunes usa una tecnologia di ripping che include la correzione d'errore, come nei comuni lettori di CD audio, e quindi scavalca la protezione anticopia, basata sull'introduzione di errori intenzionali nelle tracce audio.
In sostanza, per chi usa un Mac è come se il sistema anticopia proprio non ci fosse. Una ragione in più per preferire un Mac. Tuttavia viene da chiedersi se in questo caso iTunes vada considerato come un programma che elude le tecnologie anticopia e quindi sia illegale usarlo per copiare un disco protetto anche se regolarmente acquistato e per uso puramente personale, ma a questo punto il povero consumatore si perde nei meandri della legge.
Anche sotto Linux (Mandrake 10.0), il CD viene riconosciuto come disco multisessione e si può scegliere se ascoltare le tracce audio (quelle a qualità CD, non le versioni compresse) o leggere la sessione dati (che ovviamente non è eseguibile sotto Linux). Come prima, il sistema anticopia non sembra porre ostacoli né alla semplice riproduzione, né alla conversione in formato MP3.
In un modo o nell'altro, insomma, l'accusa di comportamento virale è totalmente immeritata, ma resta il fatto che aggirare il sistema anticopia è esageratamente facile sia per il pirata professionista, sia per quello di piccolo cabotaggio.
L'acquirente onesto ma non pratico di computer (o che il computer non l'ha neppure) si trova invece con un prodotto che è meno fruibile di un CD, perché non funziona su tutti i lettori ed è trasferibile ai player MP3 come i CD veri soltanto ricorrendo a un trucco semplice ma che non tutti conoscono; eppure costa quanto un normale CD. Questo non sembra essere il modo migliore per conquistare la clientela, ma i discografici sembrano convinti di sì, perché impedisce comunque a un numero sufficiente di utenti di effettuare la copia.
Niente "virus" stavolta, ma nella prossima versione...
Come se non bastasse questa corsa a ostacoli imposta all'acquirente, secondo The Register i dischi in uscita a fine 2004 saranno protetti con un nuovo sistema, il CDS 300 versione 7, che stando al suo produttore (Macrovision) sarà immune al trucchetto del tasto Shift/Maiusc e resisterà al 99% dei programmi di ripping in circolazione. Ma non a iTunes.
Inserendo il disco, verranno suonate delle tracce compresse a 192 kbps (quindi qualitativamente già un passo avanti rispetto ai 128 kbps dei sistemi attuali) in formato Windows Media. Al posto del player personalizzato verrà usato direttamente Windows Media Player.
Secondo Macrovision, la sessione audio dei dischi protetti con CDS 300 conterrà una quantità di errori intenzionali sufficiente a bloccare i tentativi di ripping. In questo modo gli utenti sarebbero costretti a usare Windows Media Player, che chiederà di installare una "licenza" nel PC e installerà (stavolta per davvero, ma previo avvertimento) del software che blocca i programmi di ripping e di copia dei dischi. Non è chiaro cosa succederà agli utenti di altri sistemi operativi, ma se iTunes è immune al sistema anticopia, è facile dedurre quali sistemi operativi saranno utilizzabili per leggere senza problemi anche questi "non-CD" futuri.
In compenso, il CDS 300 consentirà agli utenti di creare delle copie per uso personale nei paesi in cui questo è consentito dalla legge, sempre che la casa discografica implementi quest'opzione. Staremo a vedere. Per il momento, risulta che circa il 9% dei lettori DVD e il 6% dei lettori portatili di CD non riesce a leggere i dischi protetti con CDS 300, anche se Macrovision promette che per settembre questi problemi saranno acqua passata.

















