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Zenni: «Insegnare coi nuovi media»

18 Maggio 2006

Zenni: «Insegnare coi nuovi media»

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Sperimentazioni suggestive fanno pensare a cambiamenti profondi nel mondo della scuola e nella didattica. Quali scenari ci si possono aspettare? Internet si rivelerà di supporto agli insegnanti e agli studenti? Come si modificherà il rapporto tra docente e studente? Lo abbiamo chiesto Stefano Zenni, docente universitario e noto musicologo di RadioTre.

Stefano Zenni è titolare della cattedra di Storia della musica afroamericana al conservatorio di Parma, di Bologna e di Pesaro. Lo abbiamo incontrato per parlare di evoluzioni della didattica grazie a nuovi media, soprattutto in campo musicale. L’intervista è disponibile anche in versione audio: si può ascoltare utilizzando il player a fondo pagina, scaricando il file Mp3 sul proprio Pc oppure in podcast, sottoscrivendo l’apposito feed Rss.

Didattica e nuovi media: in che modo si intersecano? Come la didattica trova supporto nei nuovi media e in particolar modo in Internet?

Siamo in una fase di rapida e impressionante trasformazione. Lo scenario che possiamo descrivere e destinato a mutare e quindi non è possibile fare previsioni. Tuttavia, con le nostre azioni, possiamo provare a condizionare questo futuro. In realtà credo che questo sia un momento chiave nei rapporti tra didattica e nuovi media. Si stanno sviluppando tecnologie, come per esempio il podcasting e il videocasting, che faciliteranno alcune procedure che, per chi insegna musica o storia della musica, come nel mio caso per esempio, sono cruciali. In genere in questo tipo di materie c´è sempre uno scollamento tra ciò che viene detto in classe o ciò che si legge sui libri e la musica di cui si parla. La musica va ascoltata, analizzata, riascoltata, in maniera che sia oggetto di approfondimento e di riflessione. Tutto questo, in classe, ha uno spazio relativo. Sì, io in classe parlo, faccio ascoltare, analizzo, discuto, poi però sarebbe opportuno che gli studenti a casa avessero la possibilità di tornare sugli appunti e anche sul materiale d´ascolto. Potrebbero comprare i dischi che ascoltano, certo, ma in classe si fanno decine di ascolti che provengono dalle incisioni più diverse; acquistarle tutte sarebbe piuttosto oneroso. A mio avviso, dunque, un primo incontro tra nuove tecnologie e didattica è proprio questo: rendere facilmente disponibile il materiale didattico. Un esempio: io posso fare decine di fotocopie di una dispensa ma questo porta via tempo e denaro. Se invece carico su di un server il pdf di quella stessa dispensa, tutti lo possono scaricare facilmente e quando vogliono. È un esempio banale ma che fa comprendere come si possa, grazie a Internet, risparmiare tempo e denaro. La stessa cosa vale per i brani musicali. In questo senso il podcasting apre prospettive molto interessanti. Io non so se le nuove tecnologie potranno rivoluzionare la didattica ma sicuramente possono migliorarla.

E quindi modificare anche il rapporto docente-studente?

Quello è un problema più complesso. Io credo che tale rapporto dovrà sempre essere fondato sul rapporto frontale, da essere umano a essere umano, senza neanche la mediazione di una webcam. Ci sono molte cose che si possono trasmettere solo mediante la comunicazione concreta, fisica, reale. Esistono comunque alcune fasi in cui lo studente può, pur agendo da solo, avere il sostegno “da lontano” del docente. Una videoconferenza, un podcast dedicato, un collegamento Skype, possono aiutare molto lo studente, rendendo disponibile il docente a distanza, laddove fisicamente c´è bisogno del suo supporto.

I docenti, soprattutto alcuni, necessitano di aggiornamento costante. Secondo te Internet può in qualche modo venir loro in aiuto?

Dipende molto dai contenuti che vi si troveranno. Pensa ai libri: ci sono libri buoni ma anche libri pessimi. Lo stesso vale nel campo di Internet. Ci sono contenuti validi e contenuti meno validi. La differenza la fanno loro. Dove invece l´aggiornamento, secondo me, è fortemente necessario è dal punto di vista tecnologico. Se i conservatori e le scuole vorranno davvero entrare in sintonia con le potenzialità di questi nuovi mezzi, e quindi lavorare meglio, dovranno mettersi in testa di aiutare i docenti a prendervi confidenza.

A che punto sono i conservatori sotto questo aspetto?

A zero. Completamente a zero. Di solito, tutto ciò che ha un conservatorio è un sito Internet dal quale prendere visione della attività del conservatorio stesso.

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