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Yahoo! pone il problema della libertà di espressione su Internet contro i francesi

18 Giugno 2001

Yahoo! pone il problema della libertà di espressione su Internet contro i francesi

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Yahoo!, il famoso portale americano, condannato dalla legge francese per aver permesso che sulle proprie pagine si vendessero oggetti nazisti, prepara la riscossa.
Lo fa, ponendo in dubbio la legittimità di un tribunale straniero a sentenziare su un sito con sede negli Usa.

Il tentativo, dunque, è di far studiare a un tribunale americano l’impossibilità di poter applicare le leggi francesi.
Il portale pensa che le sanzioni imposte dalla giustizia francese non si possano applicare all’insieme della Yahoo! Inc.

La vicenda che sembrava terminata, dopo che lo stesso sito aveva preso disposizioni per dare conferma alla condanna, adesso si riapre con una questione di principio che, se accettata dal tribunale americano, può rimettere in dubbio anche gli accordi sottoscritti da Usa e UE su argomenti simili come la protezione della privacy.

Il sito, dopo la condanna ed essendo contrario a chiudere gli accessi agli internauti francesi, aveva più semplicemente “ripulito” le proprie pagine dalla spazzatura neonazista.
Nello stesso tempo, aveva però sporto richiesta a un tribunale americano contro la sentenza francese, visto che la sede si trova negli Usa.

Pronta la reazione francese, attuata soprattutto dalle associazioni contro il razzismo e l’antisemitismo, che hanno chiesto di annullare il ricorso di Yahoo!
Il tribunale di San Jose ha rigettato la loro richiesta.

Yahoo!, dal canto suo, ha giustificato questa coda appellandosi – era scontato – alla libertà di espressione che, negli Stati Uniti, è sancita dalla costituzione.
Il giudice ha accettato l’argomentazione del sito americano, per il quale questo caso pone delle nuove questioni legali che derivano dalla natura globale di Internet.

“Molti paesi, specialmente la Francia, limitano la libertà di espressione su Internet in nome di principi legali, culturali o politici”, si giustifica e contrattacca Yahoo!

Rimane dunque questo problema irrisolto che, sarebbe opportuno, fosse discusso in via diplomatica e non lasciato alla decisione di un tribunale costretto a seguire le leggi che operano nel paese di riferimento.

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