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Women.com a Wall Street, ma con prudenza

13 Agosto 1999

Women.com a Wall Street, ma con prudenza

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Anche Women.com, maggiore network online dedicato alle donne, si appresta ad entrare in borsa, con la prospettiva di vendere quasi 4 milioni di azioni a 10-12 dollari cadauna. Basato a San Mateo, California, la struttura è cresciuta a vertiginosamente tramite l’offerta di un ampio ventaglio di servizi personalizzati, spazi di discussione-community e shopping online. Il tutto organizzato in numerosissimi canali specifici su temi quali salute, moda, bellezza, relazioni, automobili, finanza e ovviamente tecnologia.

I contenuti presenti online includono anche la riproposizione di articoli ripresi dalle varie testate (Cosmopolitan, Good Housekeeping, Prevention, Redbook) dei grossi nomi comproprietari, Hearst Communications e Rodale, noto editore su alimentazione e salute. Alcuni mesi addietro sono stati inoltre inglobati i materiali di Astronet, sito dedicato all’astrologia e di HomeArts, per “stili di vita” e dintorni. Ovvio quindi che Women.com abbia tra i maggiori concorrenti sia le riviste cartacee di gruppi come Conde Nast e Hachette sia vari siti ad hoc tra cui iVillage e Oxygen.

Il network, che ha come target un pubblico femminile compreso tra i 25 e i 49 anni, è sostenuto innanzitutto dall’estesa pubblicità e fa quindi gola a molti investitori. Anche se i bilanci lo danno tipicamente in forte perdita (al 30 giungo i debiti accumulati erano di 56,5 milioni di dollari), mentre secondo alcuni esperti rischia di non generare mai alcun profitto.

All’ultimo istante il momento di deflessione del mercato azionario riservato ad aziende high-tech e Internet ha consigliato un briciolo di prudenza, con un lieve rinvio dell’offerta di azioni. Il progetto prevede comunque l’arrivo una consistente iniezione di contante da impiegare per l’espansione delle operazioni commerciali e del marketing.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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