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Wi-Fi, cellulari e altre storie made in USA

26 Settembre 2005

Wi-Fi, cellulari e altre storie made in USA

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Mentre Google prova a farsi spazio anche nel Wi-Fi, tra proteste e curiosità, si pensa di vietare il telefonino ad adolescenti e novizi al volante…

Tra la miriade di situazioni in divenire continuo nel panorama USA relativo a Wi-Fi e cellulari, va notato il recente lancio del “Google Secure Access”, ennesimo servizio offerto dal colosso californiano. Si tratta di una sorta di protezione per gli utenti del Wi-Fi, garantendo loro una “connessione sicura” ri-dirigendone il traffico all’interno degli stessi server di Google.

In pratica, grazie al download gratuito di un apposito programma, i singoli utenti possono impostare il proprioVPN (virtual private network) onde criptare immediatamente i dati scambiati nel corso della connessione Wi-Fi. Ovviamente il tutto va a girare, appunto, nel sistema VPN di Google, i cui administrator potrebbero così avere facile accesso a enormi quantità di dati su preferenze e abitudini di navigazione degli utenti. Senza contare che la piena gratuità di questa soluzione non può non preoccupare un po’ tutti, visto l’appetito generale verso la raccolta-dati indiscriminata nonché le recenti manovre a tutto campo cui ci va abituando Google nel mondo di internet. Tra questi, il programma di accelerazione per velocizzare l’accesso online, il cui download è stato bloccato per i timori sulla violazione della privacy. Come pure le rampanti controversie sulle possibili infrazioni al copyright causate dal progetto di biblioteca online di dimensioni globali. Proprio in questi giorni, la Authors Guild, che annovera oltre 8.000 autori, ha annunciato una denuncia di massa contro Google Print, che potrebbe rendere liberamente accessibile online autorizzazione materiale protetto dal corrente diritto d’autore. Senza poi dimenticare iniziative “curiose”, quali la “Zeitgeist ’05: The Google Partner Forum”, conferenza annunciata per fine ottobre, alla quale sarebbero stati invitati solo 400 partecipanti vincolati tuttavia da un accordo scritto di non-disclosure sui dettagli dell’evento. Il bello è che, oltre alle relazioni di importanti dirigenti di Google, Yahoo! e MSN, l’elenco ristretto degli ammessi comprende anche affermati rappresentanti dei media e del settore high-tech: ha senso imporre un simile divieto? E, quel che conta, come si pensa di imporlo di fatto?

Comunque sia, un’analoga “class-action lawsuit” va preparandosi in ambito wireless. Ciò a seguito della recente decisione giudiziaria in arrivo dall’Arizona. Dove una corte d’appello ha confermato che il divieto federale del 1991 contro l’uso degli “autodialer” per lo spam telefonico va applicato anche ai cellulari. In pratica, è vietato inviare info pubblicitarie non richieste o non volute via SMS, pur trattandosi di tecnologia non esistente all’epoca in cui la normativa venne approvazione. L’inevitabile richiamo al “free speech”, invocato da Acacia Mortgage Corp., azienda querelata da un utente per aver ricevuto due SMS di questo tipo, non avrebbe nulla a che spartire con la situazione. La sentenza unanime dei tre giudici specifica anzi che le restrizioni del Telephone Consumer Protection Act anticipavano correttamente lo sviluppo odierno del wireless, incluso l’auto-dialing, non entrando affatto nel merito dei contenuto dei messaggi inviati. Pertanto è la procedura in sé che rimane illegale, come per ogni apparecchio telefonico terrestre. La decisione riveste una certa importanza, poiché i legali dell’utente in questione prevedono di ampliare il caso a una “class-action lawsuit” a nome di altri 90.000 utenti di cellulari incappati nel medesimo problema.

Infine, una raccomandazione sui generis: niente telefonino per chi aspira alla patente di guida in USA. La propone il governo centrale, tramite il National Transportation Safety Board, alle singole autorità statali, i quali dovrebbero emanare specifiche norme atte a vietare l’uso del wireless per gli adolescenti e per chiunque altro stia imparando a guidare un autoveicolo. La richiesta entro così ufficialmente nell’elenco delle maggiori raccomandazioni per la sicurezza redatto ogni anno dall’agenzia federale, pur rimanendo priorità ai singoli stati adottarle o meno. Secondo Mark Rosenker, chairman del Safety Board, “imparare a guidare in mezzo alle distrazioni è una sicura ricetta per il disastro”.

Da notare che mentre alcuni stati vietano del tutto l’uso di “hand-held devices” al volante, sono già 11 gli stati che impongono limitazioni specifiche sull’uso dei telefonini per i guidatori principianti, ovvero Colorado, Connecticut, Delaware, Illinois, Maine, Maryland, Minnesota, New Jersey, New York, Tennessee, Texas, a cui va aggiunta l’area di Washington, D.C. Il trend sembra trovare ulteriore spinta, secondo Jonathan Adkins, portavoce della Governors Highway Safety Association che appoggia la proposta federale. Pur se nel complesso le autorità non appaiono propense a imporre divieti assoluti o generalizzati. La “raccomandazione” è un buon compromesso per i legislatori che vogliono intervenire sulla questione”. Aggiungendo comunque che la faccenda riguarda sostanzialmente l’esperienza alla guida, piuttosto che la maturità o l’età anagrafica. Anche se è vero che i più giovani rappresentano la vasta maggioranza dei guidatori alle prime armi e che gli incidenti automobilistici rimangono alti in questa fascia d’età (14,3 per cento pur coprendo appena il 6,4 per cento della popolazione al volante), confermandosi la prima causa di morte tra gli adolescenti statunitensi.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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