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Web: cellulare batte PC due a uno

04 Marzo 2003

Web: cellulare batte PC due a uno

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Che cosa succederà al Web quando lo strumento di accesso principale non sarà più il PC, ma il cellulare? Cifre alla mano, ormai manca poco. Meglio prepararsi per tempo.

Non mi capita più spesso di scaldarmi per un gadget, ma questa volta faccio un’eccezione. Complice anche la sua presenza nel nuovo, ottimo film di James Bond, La morte può attendere, l’entusiasmo fra la folla degli smanettoni di Slashdot e il clamore che ha suscitato al recente raduno del mondo GSM tenutosi a Cannes, sono quasi tentato di uscire a comprarlo; potrei persino lanciarmi in voli filosofici sul suo effetto sul futuro della Rete. Sto parlando del Sony Ericsson P800, in combinazione con il browser Opera.

Se considerate che ho acquistato l’ultimo cellulare tre anni fa e ho speso 30 euro (di cui quindici di traffico prepagato), avrete intuito che non sono il tipo che investe grandi cifre nella comunicazione mobile, anche se la uso molto, visto che viaggio spesso e devo garantire una reperibilità quasi costante. Taccagneria innata a parte, non spendo perché nessuno dei modelli di cellulare in circolazione mi offre una buona ragione per farlo.

La buona ragione, per esempio, sarebbe un vero cellulare (anziché un macchinoso PDA che tenta di travestirsi da telefonino), di peso e dimensioni tascabili, che permettesse di navigare in Internet esattamente come dal PC, con un browser vero anziché una parodia menomata come i “browser” per cellulari visti sinora o (peggio ancora) il WAP.

Il P800 sembra aver centrato questo obiettivo: è un oggetto che si impugna e si adopera come un normale cellulare ma ha le funzioni di un PDA, a differenza del pur valido Treo, che è un PDA trasformato in telefonino, con tutte le ostilità di interfaccia che ne conseguono. Il P800 non è un costoso e ingombrante mattone, come i modelli Nokia che pure supportano Opera, e oltretutto è in una fascia di prezzo decisamente inferiore ai suoi concorrenti: in alcuni paesi, come in Inghilterra, il P800 è acquistabile addirittura per 75 euro con certi abbonamenti, e a differenza dei rivali citati incorpora anche una fotocamera quasi passabile (640×480 pixel).

Quello che mi colpisce, a prescindere da prezzi e prestazioni tecniche, questo è il primo cellulare per Internet che non ha il temuto geek factor, ossia quell’impostazione che lo rende appetibile soltanto agli smanettoni e tragicamente insopportabile per l’utente comune. Lo si può tirar fuori senza essere inquadrati subito come schiavi asociali dell’informatica, di quelli che conoscono a memoria il numero dell’ultima release del kernel di Linux e non si ricordano il numero di telefono della morosa (sempre che ce l’abbiano). Sta bene in una borsetta da sera quanto in un taschino da manager rampante.

E questo mi ha indotto a fare una considerazione: con prodotti finalmente pratici e accattivanti per il grande pubblico come questo, quanto tempo passerà prima che il telefonino scavalchi il PC come principale strumento di accesso alla Rete?

PC in declino, cellulari in crescita

Secondo i dati più recenti disponibili, non molto. Infatti i PC attivi nel mondo hanno superato di poco i seicento milioni, e crescono al ritmo di tredici milioni l’anno. Il numero di abbonati GSM, invece, si è attestato intorno ai 790 milioni a fine 2002, con ritmi di crescita che consentiranno di superare il miliardo entro fine 2003: un traguardo che, fra l’altro, non tiene conto dei cellulari basati su sistemi diversi dal GSM.

Il fenomeno non è certo circoscritto all’occidente, anzi: il numero mondiale di abbonati cellulari ha superato quello dei PC nel 2000, ma nell’area asiatica e del Pacifico il sorpasso è già realtà dal 1997. L’eccezione a questa regola è costituita dagli Stati Uniti, dove si prevede che il numero dei PC resterà maggiore di quello dei cellulari ancora per un paio d’anni, a causa dell’arretratezza dell’infrastruttura cellulare e di formule commerciali perdenti.

In altre parole, già ora ci sono più cellulari che PC attivi nel mondo, e presto ci saranno addirittura due telefonini per ogni PC. Non sorprende che Bill Gates sia preoccupato della calante importanza del PC e tenti di accaparrarsi quest’immenso mercato, inciampando però nella propria particolare visione del mondo.

Certo molti di quei cellulari attualmente sono modelli incapaci di accedere a Internet, ma vista la frequenza con cui gli utenti meno spilorci del sottoscritto cambiano il cellulare, pare logico presumere che non ci vorrà molto prima che quel miliardo di utenti sia pronto a navigare in Rete. Prevedo un picco di acquisti di telefonini non appena si spargerà l’idea che finalmente si possono vedere sul cellulare le donnine nude di Playboy.com (per non parlar del resto, filmati compresi).

Uscire dal giardino recintato

L’arrivo di cellulari con pieno accesso a Internet sovverte non poco le regole del gioco. Finora, gli operatori cellulari erano convinti di poter mungere più soldi ai propri utenti realizzando dei portali e dando accesso a un sottoinsieme accuratamente selezionato di servizi Internet. Creare e manutenere un portale, però, costa, e il numero miserrimo di utenti attratto da queste pseudo-soluzioni non ha giustificato la spesa.

L’insuccesso dei portali cellulari deriva dal concetto errato che l’operatore cellulare debba fornire anche i contenuti. In realtà i contenuti ci sono già: sono costituiti da tutta Internet, a patto di avere un browser decente.

Come dice l’originale di una canzone dei Queen storpiata dallo spot di H3G, il grido sinora inascoltato degli utenti è I want to be free. Libero di andare dove gli pare su Internet, non soltanto di gironzolare nel “giardino recintato” preconfezionato e sterilizzato dal gestore. Libero, per esempio, di lanciare una sessione ssh per fare manutenzione a distanza alla rete del cliente, o di controllare in tempo reale il ritardo del proprio volo per sapere se si arriverà in tempo all’aeroporto nonostante il traffico, o di gestire il proprio blog arricchendolo di foto scattate dal cellulare e pubblicate subito in Rete mentre si aspetta l’autobus.

Chissà, forse il miglior incentivo all’uso dei mezzi pubblici sarebbe l’installazione di una microcella che consenta l’accesso gratis a Internet con i cellulari finché si sta a bordo, come sta avvenendo per i PC su certi voli e come si sperimenta su uno scuolabus nell’Isola di Man. Fare il pendolare potrebbe diventare quasi un piacere.

Come ti comprimo il sito

Il problema della navigazione Web con un cellulare o palmare è ovviamente quello delle dimensioni esigue dello schermo. Che aspetto hanno i vostri siti preferiti? Quelli “ottimizzati per Internet Explorer”, che ho fustigato qualche tempo fa, saranno leggibili?

Questo può sembrare un problema da webmaster più che da utente, dato che spetta al creatore del sito fare in modo che sia fruibile dalla maggior quantità possibile di utenti, ma per fortuna i cellulari dotati del browser Opera hanno un’opzione molto ingegnosa, chiamata small screen rendering, che “comprime” visivamente l’aspetto di qualsiasi sito, rendendolo comprensibile (e soprattutto navigabile) anche sul minischermo del telefonino.

Chi già usa Opera 7 sul PC può sperimentare direttamente l’effetto del small screen rendering pigiando Maiusc-F11: la pagina Web diventa una lunga striscia, facile da navigare con due soli tasti freccia del cellulare. Non occorre quindi acquistare il telefonino prima di sapere come sarà la navigazione in Internet.

Non è certo la soluzione di tutti i mali, ma è un passo notevole verso la vera usabilità della Rete dal cellulare. I webmaster dovranno rimettere mano ai propri siti per renderli gradevoli (con pagine più strette e concise, frame ridotti al minimo e un riguardo particolare per i banner, per esempio), e visti i tempi rapidi della crescita di Internet dal cellulare è quindi il caso di cominciare subito a ragionare in questi termini. L’Internet di domani sarà plasmata dalle prestazioni dei telefonini anziché da quelle dei PC.

Palmkiller. O quasi

Visto il mio entusiasmo, vi chiederete come mai sono però soltanto “quasi” tentato di acquistare il P800. Semplice: l’attuale mancanza di una vera tastiera e di un vero word processor per questo cellulare.

Attualmente svolgo il mio lavoro mobile usando un Palm Pilot abbinato all’ottima tastiera pieghevole full-size di Palm. Scrivo moltissimo per il mio lavoro, per cui il riconoscimento della scrittura del P800 (Jot, diverso da quello del Palm) o la sua microscopica “tastiera virtuale” sono inaccettabili. Anche immettere un indirizzo Web diventa una pena. In più il Palm ha Wordsmith, un ottimo programma di scrittura interfacciabile con qualsiasi word processor per PC grazie al formato RTF; il P800 no.

Peccato, altrimenti il telefonino Sony sarebbe un vero “Palmkiller”, come lo chiamano alcuni addetti ai lavori. Tuttavia si tratta di carenze che verranno presto rimediate, stando alle voci provenienti da vari produttori di accessori e software per cellulari. E a quel punto, finalmente, darò aria alle tarme del mio portafogli. Sperando che nel frattempo i webmaster si siano resi conto che i tempi son cambiati.

L'autore

  • Paolo Attivissimo
    Paolo Attivissimo (non è uno pseudonimo) è nato nel 1963 a York, Inghilterra. Ha vissuto a lungo in Italia e ora oscilla per lavoro fra Italia, Lussemburgo e Inghilterra. E' autore di numerosi bestseller Apogeo e editor del sito www.attivissimo.net.

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