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Wall Street alle stelle grazie a Internet

20 Luglio 1999

Wall Street alle stelle grazie a Internet

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Internet spinge sempre più in alto la borsa di Wall Street. Dopo aver impiegato 21 anni a raggiungere i 2.800 punti, è grazie alle transazioni online che dal 1994 l’indice Dow Jones ne ha aggiunti la bellezza di ulteriori 7.000. E mentre a settembre il Nasdaq sarà “aperto” anche per operazioni dopo cena, cresce la febbre dei singoli che si lanciano nel mercato azionario da casa propria.

Tra le maggiori conseguenze, nello scorso anno i broker online hanno incassato la non indifferente cifra di 1,3 miliardi di dollari soltanto per le commissioni. Secondo i dati diffusi da Media Matrix e relativi al mese di maggio 99, questa la classifica dei primi cinque siti Web dedicati a informazioni e transazioni borsistiche, con accanto il numero di visitatori unici registrati: AOL Personal Finances (9.579), Quicken.com (2.550), Money Central in MSN (2.269), ETrade (1.810), CBS Marketwatch (1.610). Tra le compagnie di brokerage, invece, al primo posto troviamo Schawb, con il 27.5% delle transazioni totali, seguita da E*Trade con il 12,9%.

Appena quattro anni fa, nessuno operava in borsa via Internet. A fine ’98, si era già al 16 per cento delle transazioni totali, ora la stima è salita al 30 per cento. E gli esperti sottolineano l’enorme spazio di crescita per chi voglia darsi da fare a Wall Street solo grazie alla telematica. Recenti sondaggi confermano, infatti, che tale quota corrisponderebbe appena all’otto per cento del totale degli investitori statunitensi, poco più di 5,5 milioni di persone. Se ne deduce che resta ancora fuori una bella fetta, 64 milioni di potenziali “online trader”, i quali devono ancora scoprire i benefici di operare tramite Internet. Ovvero, nei risultati del medesimo sondaggio, la possibilità di operare ad ogni ora del giorno e della notte (per il 78 per cento dei rispondenti) e la netta riduzione dei costi (per il 57 per cento).

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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