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Voto online nelle elezioni americane

03 Marzo 2000

Voto online nelle elezioni americane

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Il Partito Democratico sperimenta la prima consultazione elettorale via Internet. Una soluzione che secondo alcuni potrebbe penalizzare l'elettorato di colore che ha meno accesso alla Rete

Arriva dagli Stati Uniti il primo esperimento di votazioni politiche on line. In Arizona il Partito Democratico http://www.azdem.org, con l’obiettivo di avvicinare i giovani alla politica, ha deciso di far votare i propri elettori alle primarie dell’11 marzo attraverso Internet.

Se nella politica questo rappresenta una novità assoluta, va detto che non lo è in altri campi. Lo scorso ottobre, infatti, in un’università della Germania, era stata concessa la possibilità di votare alle elezioni studentesche attraverso il Web e l’iniziativa aveva avuto un riscontro positivo. Già da qualche anno, invece, il voto tramite la Rete è utilizzato dalle multinazionali per far votare il personale sui programmi aziendali proposti dalla dirigenza.

McDonald’s, la famosa catena di fast food, è stata una delle prime aziende a sperimentare questa soluzione con risultati definiti positivi dallo stesso management che ha riscontrato una maggior partecipazione dei dipendenti alle scelte aziendali.

A giorni, quindi, questi esperimenti saranno estesi anche alla politica. Qualche giorno fa il dipartimento della giustizia americana era stato interessato alla vicenda ed aveva espresso parere favorevole a questa forma di consultazione. I detrattori dell’utilizzo di Internet per le votazioni politiche hanno sostenuto nei giorni scorsi che in questo modo si avvantaggiano gli elettori bianchi, che hanno maggiore possibilità di accesso e maggiore dimestichezza con la Rete rispetto ai neri e alle altre minoranze.

Per fronteggiare l’ostacolo i Democratici hanno quindi deciso di installare 125 postazioni mobili in modo da consentire anche a coloro che non posseggono in casa un Pc con allacciamento a Internet di esprimere il proprio voto. Per votare on line bisognerà iscriversi al sito dei Democratici dell’Arizona e, dopo aver ricevuto la password, digitare il codice di identificazione che permetterà il riconoscimento e quindi darà il via libera al voto stesso.

Qualche dubbio in tema di sicurezza comunque resta. Da una parte vi sono coloro che sollevano il dubbio che qualcuno possa spiare gli elettori, facendo così venir meno il principio della segretezza del voto, mentre altri mettono in guardia dal pericolo di attacco degli hacker, che più volte hanno colpito importanti siti, “irrompendo” tra l’altro anche nella prima intervista on line concessa nei giorni scorsi da Clinton.

L’esperimento che si svolgerà in Arizona sarà seguito da vicino del Dipartimento di Stato americano, che potrebbe estendere il “net-vote”, in caso di esito positivo, anche alle basi militari situate all’estero quando a novembre si dovranno scegliere i nuovi membri del congresso.

E c’è già chi si spinge oltre, prevedendo che Internet possa avere un impatto dirompente sugli schemi della politica americana. Stiamo parlando di Dick Morris, ex consulente di Clinton ed esperto di comunicazione politica, il quale nel libro “Vote.com” prevede scenari rivoluzionari che potrebbero portare alla realizzazione del sogno che fu del presidente Jeffersson, vale a dire quello della democrazia diretta, nella quale i cittadini prendono le loro decisioni nel corso di riunioni in piazza.

Di fatti Morris sottolinea come Internet stia eliminando il ruolo degli intermediari e stia invece accrescendo la libertà di scelta dei navigatori. Secondo l’autore, mentre la televisione va perdendo parte della sua capacità comunicativa e anche gli altri mezzi di comunicazione appaiono sotto certi aspetti logori, la Rete si va imponendo sempre più come mezzo di comunicazione diretta tra i politici e i semplici cittadini.

Morris cita casi – sempre più frequenti negli States – di chat o convegni on line, così come la pioggia di e-mail dei candidati per convincere gli elettori delle proprie tesi e criticare le posizioni degli avversari. La democrazia che Internet offre è un fatto ormai innegabile, per Morris, per cui ogni resistenza all’uso della Rete in questo campo appare anacronistica.

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