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Viva il Bazaar, abbasso la cattedrale

12 Marzo 2001

Viva il Bazaar, abbasso la cattedrale

di

Rivista e ampliata esce la nuova edizione del libro che raccoglie i saggi di Eric Raymond

Opera definitiva sull’evoluzione dell’open source, pietra miliare dell’information technology: queste alcune delle entusiastiche recensioni che ad ottobre ’99 avevano salutato l’uscita del volume di Eric Raymond “The Cathedral and the Bazaar – Musings on Linux and Open Source by an Accidental Revolutionary”: preziosa raccolta di saggi e risorse, da tempo in lavorazione sparsa online, che abbracciava la filosofia e la pratica del movimento open source. La nuova edizione cartacea non fa che rinnovare l’entusiasmo dell’edizione originale super esaurita, ora arricchita da aggiornamenti, revisioni e ‘patch’ vari in tipico stile hackerdom.

Pubblicato come di consueto da O’Reilly in un agile formato tascabile (per 240 pagine e 16,95 dollari), il testo offre versioni ritoccate di saggi che negli anni scorsi hanno reso popolare Eric Raymond, a partire da quello forse più noto e che dà il titolo alla raccolta – disponibile su questo sito in italiano. Lavori comunque in progress continuo e sempre aperti ai contributi altrui. Non a caso, come spiega l’autore, l’edizione 2001 “incorpora le critiche costruttive ricevute finora; ho ricompensato quanti hanno prodotto buone riflessioni dando loro pubblico credito nella revisione del libro. È così che operiamo in hackerland; è questa combinazione di visioni individuali e sinergie collettive che ci rende potenti.”

La nuova edizione comprende capitoli che delineano in dettaglio gli sviluppi dell’open nel periodo 1999-2000, oltre a freschi saggi focalizzati sull’aspetto più squisitamente economico del movimento e sulle sue potenzialità nella competizione del mercato. Materiale inedito è stato anche aggiunto qua e là nei testi già noti, è ad esempio il caso del capitolo “Revenge of the Hackers” le cui analisi e prospettive vengono riesaminate completamente ad un anno dalla prima stesura. In particolare Raymond torna sulla sempre controversa questione dei ‘forking project’, precisando meglio le definizioni di forking e pseudoforking. Altre note importanti riviste e corrette riguardano di nuovo le tematiche commerciali (“Open source come arma competitiva” e “A livello economico, come mai l’open source non è sottostimato?”), insieme all’aggiunta di un appendice sull’espansione del progetto fetchmail.

Ma forse il valore dell’opera risiede tuttora nell’excursus a tutto campo che incarna e ripercorre l’articolato sviluppo dell’open source in questi anni. Documenti comunque cruciali, sia per utenti e programmatori stagionati sia per nuovi lettori e appassionati. Con l’aggiunta di incursioni sempre più ficcanti in ambito economico, il manifesto di Raymond si conferma un “must-read per chiunque voglia comprendere appieno l’etica e il programma delle comunità open source e free software,” per riprendere la recensione apparsa nei giorni scorsi su Wired News. Vale quindi la pena di tenere bene a mente alcuni passaggi-chiave del saggio “The Cathedral and the Bazaar”, partendo dall’esplicito paragrafo d’apertura….

Linux è sovversivo. Chi avrebbe potuto pensare appena cinque anni fa che un sistema operativo di livello mondiale sarebbe emerso come per magia dal lavoro part-time di diverse migliaia di hacker e sviluppatori sparsi sull’intero pianeta, collegati tra loro solo grazie ai tenui cavi di Internet?

..per proseguire con una riflessione tempestiva…

Linux è stato il primo progetto a proporre lo sforzo cosciente e coronato da successo verso l’utilizzo del mondo intero come fucina di talenti. Non ritengo una combinazione il fatto che la gestazione di Linux sia coincisa con la nascita del World Wide Web, e che Linux si sia lasciato alle spalle l’infanzia negli stessi anni 1993-1994 che hanno visto il decollo dei provider locali e l’esplosione dell’interesse di massa per Internet. Linus è stata la prima persona ad aver imparato come giocare secondo le nuove regole rese possibili dalla diffusione di Internet.

…e chiudere con conclusioni più che mai d’attualità…

Forse alla fine la cultura dell’open source trionferà non perché la cooperazione sia moralmente giusta o perché il software “costretto” sia moralmente sbagliato (dando per scontato che si creda a quest’ultima affermazione, cosa che né io né Linus facciamo), ma semplicemente perché il mondo “closed-source” non è in grado di vincere la corsa agli armamenti dell’evoluzione contro quelle comunità open source capaci di affrontare un problema con tempi e capacità superiori di diversi ordini di grandezza.

Per chi poi volesse approfondire il tutto, basta passare agli altri saggi presenti nel volume, “Homesteading the Noosphere” and “The Magic Cauldron”, anch’essi disponibili qui in italiano. Oltre che proseguire il viaggio direttamente nelle pagine Web di Eric Raymond, dove i medesimi testi si arricchiscono di continue revisioni ed aggiunte di fianco ad altro materiale in regolare espansione (critiche incluse). Perché, reiterando il concetto, la nuova postfazione del prodotto cartaceo ribadisce che:

I saggi inclusi in questo libro erano un punto di partenza, ma non rappresentano alcuna conclusione. Esistono tuttora parecchie questioni irrisolte nell’ambito del software open source. Ed esistono molte questioni relative ad altri ambiti di lavoro creativo e proprietà intellettuale che il fenomeno open source va sollevando pur senza poter fornire risposte soddisfacenti.

E ancora:

Il principio è semplice: una battaglia alla volta. La mia tribù si sbatte per far salire le aspettative di qualità ed affidabilità degli utenti di software, ribaltando al contempo le procedure operative standard dell’industria del software. Ci confrontiamo con una tenace opposizione sostenuta da molto denaro e dal potere monopolista. Non è una battaglia facile, ma le implicazioni logiche ed economiche sono chiare; possiamo vincere e vinceremo. O meglio, potremo farcela se rimaniamo ben concentrati su tali mete.

In definitiva, pur se il personaggio Raymond suscita qua e là qualche lecita critica (com’è d’altronde tipico per quasi tutti i motori trainanti del mondo open source), la riproposizione a stampa dei suoi maggiori interventi rimane fatto importante. Analisi e prospettive di ampio respiro che non possono non far bene all’intero movimento e alla sua penetrazione sempre più ficcante nel contesto socioeconomico che ruota intorno all’industria informatica odierna. Ovvero, come recita la nota conclusiva della postfazione a forma dello stesso autore:

…anche se noi hacker non ne facciamo una questione ideologica, riusciremo comunque a cambiare il mondo.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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