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Viaggio allucinante

25 Luglio 2013

Viaggio allucinante

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Facile entrare in crisi se la visione distorta sulle nuove tecnologie porta il pensiero nella direzione opposta a quello dei clienti.

La storia della crisi di Lonely Planet è – tra le altre cose – anche la storia dell’insostenibilità economica e operativa di un certo modo di intendere il mestiere e la funzione dell’editore. È il modo a cui siamo abituati, quello con il prodotto al centro e i librai come clienti. In questo senso, questa è anche la storia della crisi di un modello di business, e come ogni crisi contiene indizi utili per uscirne; vivi, e magari più forti.

Jani Patokallio – che ora lavora per Google, ma che fino a poco tempo fa è stato Publishing Platform Architect di Lonely Planet – racconta sul suo blog un aneddoto interessante:

Più tardi, parlando con uno dei membri del team di sviluppo del prodotto – il team responsabile di immaginare i prodotti Lonely Planet del futuro – menzionai le potenzialità dei Google Glass, se indossati durante un viaggio. «Certo!» rispose lui con entusiasmo. «Immagina cosa succederebbe se qualcuno, leggendo le nostre guide con i Google Glass, potesse vedere gli ultimi aggiornamenti in sovraimpressione!»

E se le persone smettessero di comprare guide di viaggio, invece, cosa succederebbe?

Questo è il cuore della questione. Le persone hanno già smesso di comprare guide di viaggio – cartacee o meno – perché stanno trovando altri modi di venire incontro alle proprie esigenze. E la risposta giusta – come fa notare Patokallio in un altro passaggio – non è pubblicare le stesse guide come ebook o come applicazioni. È concepire un modello di business – e quindi di prodotto – con al centro le necessità e gli schemi di comportamento delle persone, non la necessità della casa editrice di preservare l’esistente, e dunque produrre, distribuire e vendere informazioni all’interno di un contenitore non più cartaceo, ma digitale.

La ragione che muove all’acquisto di una guida di viaggio è semplice: programmare un viaggio. Questa è la funzione chiave intorno a cui costruire prodotti e di servizi digitali e online per il turismo, e intorno a questa funzione esiste già una concorrenza piuttosto serrata, che è nata e si è rafforzata anche grazie alla scarsa capacità di visione e strategia delle case editrici. Chi possiede uno smartphone e sta per mettersi in viaggio potenzialmente non ha bisogno di niente, oltre la ragionevole certezza di avere accesso alla rete. Tutto il resto – contenuti, informazioni, servizi, indicazioni, itinerari, recensioni, consigli – è a disposizione: di sicuro in modo più frammentato, ma anche in modo molto più preciso, aderente alle precise necessità di un dato momento.

La sensazione è che il vantaggio competitivo fornito dalle guide di viaggio – informazioni verificate e di qualità, tutte nello stesso posto – sia più un frame, una cornice teorica all’interno della quale argomentare, che un vantaggio reale, esistente e verificato. Di sicuro è un vantaggio su cui puntare e argomentare se il proprio compito è commercializzare un prodotto. Se invece intendo sapere dov’è il ristorante migliore – quello più aderente ai miei desideri – dove cenare questa sera, cercare la risposta tra le pagine di un ebook – aggiornato tra l’altro e nel migliore dei casi solo in concomitanza con l’edizione cartacea – o di una applicazione che replica – in modo più o meno multimediale – i contenuti della guida non è necessariamente la scelta migliore, né quella in grado di soddisfare nel modo migliore le mie esigenze.

Se in giro c’è un altro prodotto o un altro servizio in grado di farlo, deciderò di usare quello, e di lasciar perdere la guida. Senza particolari rimpianti, e con buona soddisfazione.

L'autore

  • Ivan Rachieli
    Ivan Rachieli, 30 anni, laurea in letteratura russa, master in editoria. Ha lavorato in GeMS con gli ebook, e in ZephirWorks con le applicazioni web. Un giorno mollerà tutto e se ne andrà sul lago Bajkal, per dedicarsi finalmente alle cose serie, come ad esempio la caccia col falcone. Se avete voglia di conoscerlo meglio, potete fare due chiacchiere con lui su Twitter @iscarlets o leggere il suo blog.

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