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Verso l’applicazione dell’accordo amichevole Microsoft-governo

12 Novembre 2002

Verso l’applicazione dell’accordo amichevole Microsoft-governo

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Ormai è scontata l’entrata in vigore ufficiale dell’accordo amichevole siglato, un anno fa, tra Microsoft, il dipartimento di giustizia (DoJ) e nove Stati americani.
Le parti hanno accettato le piccole modifiche apportate dalla giudice federale del tribunale di Washington, Colleen Kollar-Kotelly.

Dopo un processo combattuto, sono bastate due paginette depositate dalle parti che lo hanno sottoscritto presso il tribunale di Washington, con il consenso a quanto deciso dalla giudice d’autorità e la sua supervisione all’applicazione, per mettere fine al caso.

Microsoft, infatti, aveva intelligentemente iniziato ad applicare l’accordo spontaneamente già nello scorso novembre.
“A meno che non sia diversamente deciso – avevano scritto le parti – Microsoft inizierà immediatamente a rispettare i termini dell’accordo come fosse già effettivo”. E poi che “Microsoft accetta di essere impegnata dalle clausole dell’accordo” fino a che non sia reso ufficiale dal tribunale.

Cosa avvenuta due settimane fa, dopo l’approvazione della giudice che ha respinto le richieste di ulteriori sanzioni proposte da nove Stati contrari all’accordo.
Questi ultimi non hanno ancora sciolto la riserva se presenteranno o no appello.

In un comunicato, Tom Miller ministro della giustizia dello Iowa, uno dei capofila nella guerra contro Microsoft, dichiara che i cambiamenti apportati dalla giudice “rinforzerebbero il linguaggio utilizzato nell’accordo amichevole e le clausole di non rappresaglia”, contenute nel documento originale discusso durante il processo.

La giudice, infatti, ha specificatamente vietato a Microsoft di minacciare di rappresaglia i fabbricanti di computer, mentre l’accordo inizialmente vietava le rappresaglie senza specificare.

Dal canto suo, l’azienda ha annunciato la creazione di un comitato incaricato di controllare l’applicazione dell’accordo amichevole.
Anche qui c’è lo zampino della giudice, che ha chiesto che in questo comitato ci siano almeno tre componenti del consiglio di amministrazione di Microsoft che non siano impiegati attuali o passati del gruppo.

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