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Venezia, il futuro e la testa fra le nuvole

14 Maggio 2009

Venezia, il futuro e la testa fra le nuvole

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Il Future Center di Telecom Italia ha ospitato nei giorni scorsi la terza edizione delle conversazioni sull'innovazione. Si è parlato di tecnologia e arte, ospiti Reed, Lippman e Birnbaum

Servono un po’ per sognare, ma per sognare il futuro, le Venice Sessions. Cinquanta persone chiuse in un convento per un giorno, una decina di speaker, un tema ogni volta diverso. È un progetto un poʼ comunicazione, un poʼ networking, un poʼ ricerca, voluto da Nòva24 e Telecom Italia, che ogni volta ha un tema diverso. A Venice Sessions 3, il 12 maggio, lʼargomento è stato l’incontro/incrocio tra tecnologia e arte. Due forze creatrici con due rappresentatnti d’eccezione: La Biennale di Venezia e il Media Lab del MIT di Boston. Il contrasto tra le pareti del refettorio del Future Centre e Twitter che vibra proiettato sulla parete (coi post di chi segue le Session dallo stream dei blogger) è una sfida continua per lʼattenzione. Parole parlate, silenzio, parole scritte. Da questa session mi porto a casa tre cose: La Third Cloud di David Reed, il We, not me di Andy Lippman e la preview della prossima Biennale fatta da Daniel Birnbaum.

The cloud is the crowd?

Si sente parlare sempre più di frequente di cloud computing in questi ultimi mesi. È divertente perché sembra di tornare al vecchio mainframe, ma è evidente che il futuro è lì, su una nuvola di server, o su una seconda nuvola di computer collegati tra di loro, con tuti i vantaggi che nascono dalla condivisione di documenti, di database, di informazioni. David Reed va un poʼ oltre e immagina una terza cloud di persone connesse ai computer e non solo. Device mobili, interazione sociale, lavoro nomade, internet of things sono solo alcuni dei temi sfiorati da Reed. Mentre si espande il livello di connessione e il numero di persone che sempre più frequentemente interagiscono in rete, in mobilità si forma una terza cloud che è una vera e propria crowd. E che cosa può nascere da crowdsourcing e cloud computing?

David Reed – Social Mobility and the 3rd Cloud from venice sessions

Una presentazione affascinante che disegna un mondo effervescente, iperconnesso, interattivo in real time e dalle conseguenze ancora tutte da esplorare.

Un nuovo mantra

Interessante anche lʼintervento di Lippman. Dalle reti di computer allʼimpatto dei bit sul mondo reale. Quali effetti sta portando la digitalizzazione nel business? Disintermediazione, coda lunga, economia digitale stanno mettendo in grossa difficoltà alcuni mondi ancora troppo ancorati a un modello analogico. È lucida e spietata lʼanalisi di Lippman verso le istituzioni, o meglio, le strutture di tipo istituzionale: sono al crack. E sono al crack per quattro motivi ben identificabili, secondo lo scienziato del Massachussets Institute of Technology: sovradimensionamento, monocultura, scarsa trasparenza, mission sfocata. Il dibattito sulla digitalizzione dei contenuti, sulla migrazione al digitale del business, sul futuro della produzione e su quello della distribuzione, sulla coda lunga si arricchisce di un nuovo modulo: il mantra di Lippman.

Venice Sessions 3 – Andrew Lippman – Social Expression from venice sessions

Dal crack istituzionale si esce con la socializzazione. La socializzazione al posto della personalizzazione: socializzazione delle applicazioni, del commercio, delle istituzioni. We, not me, appunto. Lo sentiremo ripetere spesso, mi sa.

Fare mondi

Da contraltare a tanta tecnologia il direttore de La Biennale, Daniel Birnbaum, ha portato alcune slide che anticipano la prossima Biennale dʼArte. Una Biennale non più fatta di mondi, ma che “farà mondi”. Guardate le sue slide, un flash visivo della ormai prossima Biennale.

Venice Sessions 3 -Daniel Birnbaum – Fare Mondi Making Worlds from venice sessions

Venice Sessions 3 è stata una nuvola di parole, idee, pensieri. Una giornata lunga e faticosa, ma quando lasci Venezia e torni coi piedi sulla terraferma, la guardi con occhi un poʼ più nuovi.

L'autore

  • Marco Massarotto
    Marco Massarotto è uno dei massimi esperti italiani di social network e comunicazione digitale. Dopo un'esperienza decennale nelle multinazionali della comunicazione tradizionale, nel 2006 ha fondato la società di digital marketing Hagakure, oggi DOING. Si sono avvalse della sua consulenza importanti aziende italiane e internazionali quali: Fiat, Telecom Italia, Barilla, Bulgari, Danone, L'Oreàl, MediaWorld, Microsoft, Zonin e molte altre.

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