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Vecchio Wi-Fi: sempre nuovo

23 Novembre 2004

Vecchio Wi-Fi: sempre nuovo

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La più vecchia delle tecnologie di rete senza fili continua a crescere e a rinnovarsi. In arrivo nuove estensioni degli standard e nuovi utilizzi di quelli esistenti. Se ne parlerà al WLAN Business Forum del 24 novembre

Non fa più notizia, è scontato, lo sanno installare anche i principianti (relativamente), insomma perché occuparsene? Tante altre tecnologie wireless sono più “sexy” e nuove, perché parlare ancora di Wi-Fi dopo tre anni dal boom? Perché, caro lettore scettico e annoiato, il Wi-Fi, e lo standard che lo sottende, IEEE 802.11, sonol’Ethernet del wireless, e come Ethernet è cresciuta da una rete su cavo coassiale da 10 Mbit al secondo a un tecnologia da 1 Gbit al secondo su doppino telefonico, lo stesso sta avvenendo con Wi-Fi, con la differenza che Ethernet ha impiegato 15 anni per fare il suo percorso, e lo standard wireless ci sta mettendo un terzo del tempo.

Per chiarire le idee, la definizione Wi-Fi cmprende ora tre profili che garantiscono l’interoperabilità sulla base di tre standard 802.11, indicati in ordine di apparizione come “a”, “b” e “g”. Il primo garantisce 54 Mbit/secondo su una trentina di metri di raggio, il secondo 11 Mbit su un centinaio di metri di raggio e il terzo unisce la velocità del primo con il raggio del secondo. Gli sviluppi in corso partono da qui e vanno in due direzioni: sfruttare meglio le caratteristiche dell’esistente e migliorare le caratteristiche di base.

La prima innovazione, che ormai è cosa fatta e sta iniziando ad apparire nei prodotti, va sotto il nome di QoS (Quality of Service), che sembra una cosa tecnica esoterica, ma in realtà è semplicemente la chiave per portare su Wi-Fi applicazioni come la voce e il trasporti di flussi audio e video ad alta qualità. Lo standard IEEE interessato è l’802.11e, che sarà definitivamente approvato entro fine dicembre, ma che è ormai abbastanza stabile da potere essere adottato lo scorso settembre dalla Wi-Fi Alliance (il consorzio industriale che si occupa di certificare l’interoperabilità dei prodotti basati sullo standard 802.11) nelle proprie specifiche WMM (Wi-Fi for MultiMedia). L’802.11e definisce una serie di modi per etichettare alcuni flussi di traffico in transito su una rete wireless come prioritari.

L’utilizzo principale, come già accennato, è per garantire che alcuni flussi dipendenti dal tempo di arrivo all’apparecchiatura di destinazione lo facciano nel più breve tempo possibile e soprattutto con prestazioni prevedibili e costanti. Usando WMM, che è compatibile con tutti e tre i “gusti” del Wi-Fi, la realizzazione per esempio di apparecchiature di elettronica di consumo senza cavi per collegare amplificatori e diffusori diventa semplice (nei prodotti oggi sul mercato le tecnologie sono proprietarie di ogni singolo costruttore) e soprattutto viene garantita l’interoperabilità tra diversi costruttori. La disponibilità dello standard per QoS rende anche più semplice il VoIP (Voice over IP) su reti Wi-Fi.

Wi-Fi alla griglia

Sempre per il capitolo estensioni a standard esistenti, l’IEEE ha iniziato a lavorare da circa un anno sulla proposta 802.11s per un metodo standard di realizzare reti a griglia o magliate (mesh) usando le tecnologie wireless 802.11. Le reti magliate sono reti non gerarchiche senza distinzione tra server e client, in cui la rete viene creata dalle singole apparecchiature/nodi che comunicano tra di loro e si passano i dati sino a raggiungere il nodo di destinazione. L’IEEE, sulla base delle diverse tecnologie già in circolazione appartenenti a singoli fornitori (il più noto è Nortel) L’approvazione dello standard è ancora piuttosto in là nel tempo, ma la disponibilità in prospettiva di uno standard non fa che rafforzare l’impressione di molti analisti che le reti magliate abbiano un grande futuro e, soprattutto, che le tecnologie Wi-Fi ricopriranno un ruolo fondamentale anche in questo segmento.

Wi-Fi turbo ?

Uno standard completamente nuovo, quindi aggiuntivo rispetto al trio “abg”, sarà invece l’802.11n, che mira a definire reti wireless ad alta velocità. Esattamente a che velocità però è ancora una questione aperta. Lo scorso settembre il comitato dell’IEEE incaricato ha ricevuto una sessantina di proposte sul futuro standard “n”. I metodi per andare più forte sono diversi. Una che sembra essere particolarmente ingegnoso è quella di usare diversi canali paralleli con due o più antenne sia sulla trasmittente che sulla ricevente. Il sistema viene definito come MIMO (Multiple In Multiple Out). Oggi alcuni produttori hanno prodotti IEEE 802.11 a 108 Mbit/secondo grazie proprio a uno schema a due canali paralleli ma non esiste interoperabilità tra le diverse realizzazioni, tanto è vero che la Wi-Fi Alliance ha dovuto intervenire

minacciando la revoca del “bollino” di certificazione alle aziende che promuovessero i loro prodotti veloci definendoli come “Pre-standard”. Alcune aziende, come per esempio Agere, mirano molto in alto ed affermano che grazie ad un uso estremo delle tecniche MIMO e lavorando alla massima frequenza possibile per l’802.11 (5,4 GHz) sarebbero in grado di raggiungere i 500 Mbit/secondo. La proposta sarebbe compatibile verso gli standard attuali essendo modulare, ossia aggiungendo canali si salirebbe nelle prestazioni e il singolo blocco di costruzione equivarrebbe allo standard attuale. È presto per dire come andrà a finire. Per ora si prevede che la versione dell’802.n per velocità di 108 Mbit sarà disponibile non prima del 2006, anche se non c’è ancora unanimità tra le aziende. I due schieramenti principali fanno capo rispettivamente ad Atheros e ad Airgo e, senza contare le proposte alla Agere, prima di procedere sarà necessario un qualche tipo di compromesso sulla tecnologia.

A volte ritornano: lo strano caso dell’802.11a

Pochi se lo ricordano, ma originariamente doveva essere il “vero” standard per le reti wireless,54 Mbit/secondo nella bande dei 5 GHz, ma poi oscurato prima dal molto più economico (all’epoca) “b” e ormai anche dall’equivalente in prestazioni “g”, operante alle stesse frequenze, nella banda 2,4 GHz del “b”. Ora però i prodotti 802.11a stanno ritornando alla grande grazie a due caratteristiche: il fatto di operare sopra i 5 GHz, dove esistono poche fonti di interferenza ambientali, e il fatto di consentire una “densità” di nodi più alta, perché sfrutta una porzione più ampia dello spettro (455 MHz contro soli 84 MHz per “b” e “g”), con un sistema di modulazione delle onde radio diverso e infine con un raggio minore. Il mercato 802.11a sta quindi vivendo, prima negli Stati Uniti ma anche in Paesi come il Regno Unito, una rinascita in due settori molto diversi: le aziende e il mercato domestico indirizzato al multimediale. Nelle aziende con reti 802.11a è possibile realizzare infrastrutture con molti nodi in poco spazio e soprattutto multiapplicazione, per esempio dati e voce con il VoIP su Wi-Fi. Nel mercato domestico, l’802.11a offre vantaggi considerevoli per il collegamento wireless di elettronica di consumo (a 5 GHz non ci sono forni a microonde che possono rovinare il flusso video dell’ultimo DVD).

Insomma, sempre più il Wi-Fi si sta dimostrando uno standard molto flessibile ed estensibile, forse anche più di Ethernet sul cavo. Se ne parlerà per la prima volta in Italia, anche attraverso l’intervento di Andrea Vocale, della Wi-Fi Alliance che terrà il keynote speech nella sessione plenaria del WLAN Business Forum di Wireless, il 24 novembre presso il Centro Congressi Crowne Plaze Milan-Linate di San Donato. Per informazioni sulle agende e iscrizione gratuita è a disposizione il sito Wirelessforum.

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