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UsareWord può far male alla privacy

01 Giugno 2001

UsareWord può far male alla privacy

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Un documento Word può contenere informazioni personali che vengono diffuse senza che voi lo sappiate

Supponiamo che da anni, nei computer della vostra azienda, si annidi un programma che rivela i segreti della vostra corrispondenza d’affari. Supponiamo che da anni questo stesso programma lavori in silenzio per diffondere i vostri fatti privati tramite il computer di casa. Supponiamo che questa spia digitale sia presente sulla maggior parte dei computer in circolazione.

Supponiamo che questo programma sia Microsoft Word.

Anzi no: non supponiamo. Questo programma è Microsoft Word.

Eh già. Se avete avuto l’infelice idea di impostare, come fanno molti utenti, il cosiddetto “salvataggio veloce”, ogni documento che avete scritto con Word e spedito via e-mail, pubblicato sul Web o consegnato su dischetto contiene ben più del testo che vedete quando lo aprite normalmente. Se vi va bene, contiene ampie tracce di tutte le modifiche e di tutti i ripensamenti delle versioni precedenti del documento. Se vi va male, contiene una copia completa di un altro documento che non c’entra nulla con quello che volevate diffondere.

In altre parole, un documento Word può contenere informazioni personali che vengono diffuse senza che voi lo sappiate. Pensate a cosa succederebbe se il vostro migliore cliente scoprisse che lo state truffando perché i prezzi che gli praticate sono molto più alti di quelli che offrite agli altri. Immaginate che cosa succederebbe se un documento Word che avete messo sul Web contenesse, a vostra insaputa, una copia del vostro diario personale.

Se usate Word con l’opzione di salvataggio veloce, cose come queste probabilmente vi sono già successe e non ve ne siete mai accorti.

State cominciando a sudare freddo?

Il problema

Praticamente tutte le versioni di Microsoft Word hanno un’opzione, detta di salvataggio veloce, che ha un difetto: non purga dal file salvato le parti di testo cancellate durante la redazione del documento. Se il documento viene distribuito in forma elettronica (ad esempio su un floppy, o pubblicandolo su Internet o inviandolo come allegato a un e-mail), chi lo scarica o riceve può leggere anche le versioni cancellate del documento usando semplicemente il Blocco Note di Windows o un qualsiasi editor di testo.
Se adottate la prassi comunissima di scrivere i documenti Word partendo da un altro documento simile, di cui cambiate ad esempio soltanto il destinatario e alcuni punti, il nuovo documento conterrà anche buona parte del documento di partenza.
Questo difetto di funzionamento affligge, a quanto mi risulta, tutte le versioni di Word, compresa quella contenuta in Microsoft Office 2000. Non l’ho scoperto io, sia ben chiaro: c’è un’ampia documentazione in Rete in proposito, risalente almeno al 1997.
Increduli? Lo ero anch’io, finché non ho condotto personalmente un piccolo esperimento pratico, che vi invito a ripetere. È il solo modo di convincersi di questa incredibile falla di Word.

L’esperimento

Per prima cosa ho avviato Microsoft Word e ho verificato di aver abilitato il salvataggio veloce, andando in Strumenti > Opzioni > Salva.
Fatto questo, ho composto un breve documento, il cui testo compromettente era “Signor direttore, lei è un cretino”, e l’ho salvato e chiuso.
Poi ho riaperto il documento, verificando di avere sempre attiva l’opzione di salvataggio veloce, e l’ho riscritto modificandone un dettaglio importante: al posto del pericoloso cretino ho messo un fantozziano esempio per tutti noi. Ho risalvato e chiuso il documento, usando sempre lo stesso nome di file.
Riaprendo il documento con Word, ho trovato quello che mi aspettavo: “Signor direttore, lei è un esempio per tutti noi”. Un bel complimento, non c’è che dire, di quelli spudoratamente falsi e untuosi che però notoriamente aiutano nell’ardua salita lungo le gerarchie aziendali.
Ma poi ho aperto il documento usando il Blocco Note anziché Word. Ci ho trovato dentro di tutto: il mio nome e cognome, la marca della mia stampante, il percorso esatto della directory in cui tengo la mia contabilità, il numero di una mia fattura e i dati di un mio cliente, e soprattutto questa frase: “Signor direttore, lei è un cretino.esempio per tutti noi”.
Anche tenendo presente le risorse cerebrali notoriamente modeste di un direttore quadratico medio, è chiaro che se il destinatario di questo file lo aprisse come ho fatto io, le conseguenze in termini di carriera sarebbero devastanti.
Ho anche condotto un esperimento più dettagliato: ho scritto un preventivo per un cliente e l’ho salvato; poi l’ho riaperto e l’ho riutilizzato per scrivere un nuovo preventivo per un altro cliente (prassi comunissima nelle aziende). Aprendo con il Blocco Note il secondo preventivo, vi ho trovato il testo integrale del primo. Se avessi spedito quel documento al secondo cliente in forma elettronica, a mia insaputa gli avrei spedito anche una copia del preventivo scritto per il primo cliente. Alla faccia della riservatezza aziendale. Se vi interessa, l’esperimento è descritto in dettaglio online.

La soluzione (parziale)

Disabilitando l’opzione di salvataggio veloce di Microsoft Word si risolve in gran parte il problema, nel senso che quasi tutte le tracce delle versioni precedenti del documento vengono eliminate. Anche salvare in formati diversi dal.DOC, ad esempio in RTF, aiuta.
Tuttavia anche con queste soluzioni alcune informazioni personali (nomi, dettagli sulla configurazione del computer, dati sul proprio hardware) rimangono annidate nei file scritti con Word, e in una delle mie prove con Word 2000, tracce vistose della versione precedente sono rimaste nel documento anche disattivando l’opzione di salvataggio veloce.
Può sembrare assurdo, ma si direbbe che l’unica soluzione sia cambiare programma di scrittura. Stando alle mie prove e alla documentazione che ho trovato in Rete, non c’è un rimedio sicuro a questa assurdità. Microsoft è consapevole di questo problema da anni (almeno dai tempi di Word 97, che già lo manifestava), ma non lo ha ancora corretto. Resta da vedere come si comporterà l’imminente Office XP.

I pericoli di Word nella Pubblica Amministrazione

Ora che siete al corrente del problema, potete risolverlo e arginare questa fuga di dati che andava avanti da anni senza che ne sapeste nulla. Il guaio è che i vostri dati personali sono in mano anche ad altre persone che non sono consapevoli di questa situazione inaudita: gli impiegati delle amministrazioni pubbliche. E qui, ahimè, c’è ben poco che potete fare.
Infatti i Comuni, i Ministeri e gli enti pubblici usano spessissimo Word come formato per pubblicare online i propri documenti. Basta visitare un sito qualsiasi della pubblica amministrazione per trovarvi documenti Word da scaricare. Aprendoli con il Blocco Note vi si trova dentro davvero di tutto. Provare per credere: c’è un bando di concorso di un comune del Nord-Est che è molto educativo al riguardo.
Insomma, se gli autori dei documenti affissi online dalla Pubblica Amministrazione non sanno del problema descritto qui (e non c’è dubbio che moltissimi lo ignorano), c’è il rischio che i documenti pubblicati usando Word facciano trapelare informazioni riservate: ad esempio, i nomi dei richiedenti delle pratiche, i loro redditi e interessi, le loro condizioni mediche, magari i loro orientamenti sessuali. O magari i vostri.

Come se non bastasse, è stranoto che i documenti Word possono contenere i cosiddetti “macrovirus”, per cui chi li scarica è obbligato a sottoporli a un controllo antivirus: questo significa mettere a rischio la sicurezza informatica dei computer dei cittadini. Soprattutto significa metterla a rischio inutilmente, dato che ci sono dozzine di altri formati che non comportano questo rischio: basterebbe usare le forme pure dei formati RTF, PDF o HTML, per citarne alcuni.

Inoltre l’uso di un formato proprietario incoraggia (e spesso obbliga) i cittadini a usare prodotti software della società proprietaria del formato. Per leggere un documento Word, in sostanza, devo acquistare Word: in altre parole, la Pubblica Amministrazione promuove i prodotti di una società commerciale a danno delle altre società. Questo è un comportamento contrario all’imparzialità dell’amministrazione pubblica e alle leggi sulla concorrenza.

Potreste obiettare che esistono programmi gratuiti che leggono il formato Word (ad esempio AbiWord, WordPerfect, StarOffice): ma ammettiamolo, la conversione di questi programmi non è mai perfetta, per cui non ci si può fidare. Certo, è anche vero che Microsoft mette a disposizione gratuitamente un programma che visualizza i file Word: ma lo fa soltanto per Windows, e quindi se non c’è l’obbligo di comperare Word, c’è comunque quello di comperare Windows. Ancora una volta, la pubblica amministrazione incentiva l’uso di un prodotto di una società a discapito delle altre.

Qualcuno ha voglia di stilare una bella denuncia al Garante per la Concorrenza?

L'autore

  • Paolo Attivissimo
    Paolo Attivissimo (non è uno pseudonimo) è nato nel 1963 a York, Inghilterra. Ha vissuto a lungo in Italia e ora oscilla per lavoro fra Italia, Lussemburgo e Inghilterra. E' autore di numerosi bestseller Apogeo e editor del sito www.attivissimo.net.

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