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Uomini, macchine e log

07 Marzo 2013

Uomini, macchine e log

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Disporre di informazione è facile, l'attendibilità e la fiducia sono tutt'altra cosa e la deontologia non si sente troppo bene.

Una storia recente riguarda il modo in cui la disponibilità di dati influenza i processi che stanno intorno non solo a come una storia viene raccontata, ma anche alle reazioni e alle conseguenze che essa provoca.

L’8 febbraio sul New York Times (NYT), John M. Broder stronca la Tesla S durante una prova su strada. La Tesla S è un’automobile elettrica molto bella da vedere e avanzata tecnologicamente, accolta nel 2012 con reazioni generalmente molto buone.

Broder racconta tra l’altro di essere stato costretto a terminare la prova con l’automobile caricata su un carro attrezzi: la macchina ha terminato le riserve di energia prima che lui fosse in grado di rifornirsi.

A Broder risponde Elon Musk – amministratore delegato di Tesla – con un post in cui lo contraddice mostrando i dati registrati dal veicolo utilizzato per il test: dati che nell’interpretazione di Musk raccontano comportamenti quantomeno anomali tenuti dal giornalista durante la prova.

La tesi di Musk è chiara: Broder ha guidato in modo da influenzare il risultato, con lo scopo di compromettere l’immagine dell’azienda in particolare e delle automobili elettriche in generale. Ovviamente è giallo, ma il caso esiste e la storia è complicata. Forse Broder si è comportato scorrettamente – per ragioni ideologiche, diciamo – o forse Tesla ha falsificato i dati per salvare la faccia.

Una prima considerazione: in questa sede – come fa notare anche Marco Arment – Tesla si comporta a tutti gli effetti come una media company: assume a sé la gestione delle pubbliche relazioni attraverso uno strumento ad un tempo semplice e potente – il proprio blog aziendale – taglia fuori eventuali intermediari e mette in discussione direttamente la correttezza del NYT. Come lei in futuro potranno fare altre aziende.

A questo punto interviene il public editor del NYT, Margaret Sullivan:

L’articolo di Broder è stato certamente negativo per Tesla. E gli argomenti portati da Musk sono devestanti per qualunque giornalista.

Rebecca Greenfield segue la vicenda e ne scrive su The Atlantic Wire. In un lungo articolo smonta la tesi di Musk – e quindi la linea di difesa di Tesla – utilizzandone gli stessi dati. Mentre scrivo, l’articolo di Greenfield ha 357 commenti. Molti di questi però – scrive Sullivan – contraddicono l’interpretazione dei dati proposta da Greenfield.

Broder ha intanto pubblicato la sua risposta a Musk, che continua a essere irreperibile. Ecco cosa vorrebbe chiedergli Margaret Sullivan:

Ho intenzione di chiedergli di rilasciare completamente e “open source” i registri di guida, insieme a qualsiasi altro dato che possa essere necessario per una migliore comprensione e interpretazione.

L’esperienza di Broder raccontata sul NYT è contraddetta dall’interpretazione dei dati registrati nel log, diffusamente dibattuta online. Gli stessi dati vengono utilizzati per confutare la tesi di Tesla e la stessa confutazione viene respinta dai commentatori, che ritengono più aderente alla realtà l’analisi fatta dall’azienda. Resta una sola soluzione, chiesta e finora non ottenuta: dati aperti, per fare chiarezza.

L'autore

  • Ivan Rachieli
    Ivan Rachieli, 30 anni, laurea in letteratura russa, master in editoria. Ha lavorato in GeMS con gli ebook, e in ZephirWorks con le applicazioni web. Un giorno mollerà tutto e se ne andrà sul lago Bajkal, per dedicarsi finalmente alle cose serie, come ad esempio la caccia col falcone. Se avete voglia di conoscerlo meglio, potete fare due chiacchiere con lui su Twitter @iscarlets o leggere il suo blog.

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