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Una Rete di oggetti

21 Maggio 2002

Una Rete di oggetti

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Il telefono ha creato una rete di contatti tra persone. Internet ha creato una rete di contatti tra persone e informazioni. La prossima "rete" metterà in contatto cose con cose. Alcuni esempi?

Le macchine che guideremo inizieranno, verso il 2005, a parlarsi tra di loro. “Non è che mi stai venendo addosso?”; “C’è una macchina in arrivo dietro quella curva?”; “Attenzione alla buca, alla chiazza di olio”.
Il frigorifero, elettrodomestico chiave per la domotica, visto che è sempre “acceso”, socializzerà con la lavatrice e il televisore; attiverà l’aria condizionata sulla base delle tariffe dell’Enel negoziando eventualmente con questa (con il contatore elettronico che l’Enel si sta accingendo ad inserire nelle nostre case) i periodi in cui minore è il costo. Se avete un’auto elettrica collegata alla presa nel garage cercherà anche di guadagnare qualche “soldo” rivendendo all’Enel la capacità di buffering di energia elettrica fornita dalle batterie dell’auto.

Un PDA parlerà con il PDA vicino: un minimo di pettegolezzo su di voi, ma a buon fine – ad esempio per scoprire se il proprietario dell’altro PDA è appassionato come voi di musica etnica ed è interessato a scambiare dei pezzi -, ma anche una richiesta di utilizzo della sua posizione per fungere da ripetitore per un messaggio che in tal modo potrebbe essere inviato via WLAN anziché tramite cella di un operatore mobile.

Il parmigiano potrebbe comunicare dal carrello in cui lo avete posto con gli asparagi che stanno sul bancone davanti a cui transitate e che potrebbero far cambiare colore al cordino che li lega in simpatici mazzetti per attirare la vostra attenzione e magari spingerli ad inviare un messaggio sul display del carrello per indicarvi una bella ricetta di cui asparagi e parmigiano sono componenti essenziali…

In effetti su queste e molte altre “fantasie” si basa il piano strategico di lungo termine della NTT DoCoMo (simpatico acronimo che in giapponese significa “Ovunque”). Secondo DoCoMo nel 2010 in Giappone, un Paese che per quella data avrà 120 milioni di persone, bebè inclusi, vi saranno 360 milioni di telefonini cellulari (che forse solo in parte potremmo oggi riconoscere come cellulari sulla base della forma). Di questi, 120 milioni saranno equipaggiamento standard delle persone (bebè compresi), 100 milioni sulle auto, e usati dalle auto(!), 60 milioni su biciclette, 50 milioni su PC, 10 milioni su barche e distributori automatici per la vendita di oggetti, 20 milioni usati (!) da animali domestici.

Questo “chiacchiericcio” sarà reso possibile da alcune tecnologie che oggi sono in fase di forte evoluzione.

Una di queste è il tagging, un’etichettatura che costa pochissimo ed è talmente capiente da permettere di “etichettare” ogni singolo atomo dell’universo. Questa etichetta può essere facilmente letta e interpretata associando quindi un significato ben preciso. Potremmo, ad esempio, immaginare di fare rovesciare delle tag nel catrame in modo che queste vengano sparse sulla strada quando questa viene asfaltata. Una volta che l’asfalto è asciutto si passa con un’auto appositamente attrezzata per rilevare le tag e si associa in una banca dati ad ogni identità una sua posizione. Da quel momento in poi chiunque rilevi una etichetta può chiedere al sistema informativo notizie collegate al posto in cui quella tag si trova.

È tramite tag che il microprocessore situato sul carrello del supermercato può accorgersi che avete messo il parmigiano nel carrello e che ci sono degli asparagi sul banco quando passate li di fianco.

Un’altra tecnologia è la comunicazione wireless nelle sue diverse forme, cellulare, WiFi, Bluetooth, UWB, ecc. I piccoli pacchetti che sono necessari per la comunicazione tra cose (queste badano all’essenziale, non sono logorroiche e neppure ringraziano) possono essere trasportati in modo ideale da IP pur avendo caratteristiche diverse dal traffico Internet che per sua natura tende ad essere composto da sessioni di connessione piuttosto lunghe, intorno ai 30 minuti mentre qui siamo nell’ordine del decimo di secondo. Queste reti dovranno avere una capacità maggiore di quelle attuali ma non dovranno più preoccuparsi di una clientela che misura “ad orecchio” la qualità, si spazientisce se si superano ritardi di 100 ms o se deve chiedere “cosa hai detto? Ripeti” perché non riesce a sentire bene.

Il progresso nella capacità di memoria e nella possibilità di dotare qualunque oggetto di una sua memoria è un ulteriore supporto tecnologico a queste comunicazioni tra cose. Le automobili potranno memorizzare enormi quantità di informazioni sulla strada da percorrere e interagire via via con altre auto condividendo un contesto tale da permettere una comunicazione significativa. Saranno queste conoscenze che permetteranno il dialogo tra la chiave elettronica e l’auto per abilitare l’accensione e la guida in certi posti (realizzando il sogno degli autonoleggi di controllare il noleggio).

Sul telefonino siamo abituati ad avere una rubrica. Ad un nome corrisponde uno o più numeri di telefono. Ebbene, tra qualche anno ad alcuni di questi nomi corrisponderanno degli insiemi di tag. Siamo in salotto. Una pressione su di un tasto del telefonino e questo legge tutte le tag degli oggetti memorizzandosele in memoria, ovviamente sotto il nome salotto di casa. Non solo memorizza le tag ma riesce anche a collocarle nello spazio e nelle reciproche relazioni misurando il tempo di risposta, come fa il radar con gli oggetti. Adesso siamo da un mobiliere per scegliere un nuovo mobile per il salotto: una pressione sul telefonino e trasmettiamo tutte le informazioni sul salotto ad uno schermo 3D del mobiliere che immediatamente ci presenta il nostro salotto (dalle tag risale agli oggetti reali ed alla loro dimensione, sulla base delle informazioni spaziali ricostruisce il loro posizionamento). Diventa immediato vedere come starebbe il nuovo mobile nel nostro salotto.

Cosa significa in bit questo chiacchiericcio? Come metro di paragone ricordiamo che le telefonate (voce) che si sono svolte in tutto il mondo nel 2000 hanno comportato, negli USA, uno scambio di circa 570 PB (cioè 570 milioni di miliardi di Byte, equivalenti ad un miliardo di persone che facciano ogni giorno una telefonata da 3 minuti, o a 200 milioni che stiano ogni giorno al telefono per 15 minuti).

Supponiamo che tutti i pacchetti presenti nei supermercati abbiano una tag e che questa chiacchieri con una media di 10 altri oggetti. Supponiamo che ogni automobile dialoghi con 1000 oggetti ogni giorno mentre va per la sua (vostra) strada. Supponiamo che ogni oggetto che entra in casa vostra lo comunichi al frigorifero e faccia lo stesso quando esce. Supponiamo che ogni lettera che viene imbucata, ogni valigia consegnata al check in… comunichi dove si trova. Supponiamo che ogni foto che scattate catturi anche le identità degli oggetti vicini al posto da cui la scattate.

Ebbene, alla fine delle supposizioni si scopre che il traffico di questi miliardi di oggetti rimane, al 2010, anche essendo ottimisti, di circa 100 volte inferiore al traffico generato dalla voce. Ma se guardiamo al numero di comunicazioni allora scopriamo che queste sono di circa 500 volte superiori a quelle effettuate da noi bipedi, pur durando, ciascuna quasi 2000 volte di meno. Ne la rete che va bene per telefonare, ne quella che va bene per navigare sul Web vanno bene per far parlare oggetti.
Questa è una riflessione importante per la evoluzione delle reti.

Ovviamente, le comunicazioni tra oggetti non esauriscono le comunicazioni dati che avremo in futuro. Anzi, in termini di scambio di byte queste rappresenteranno una minoranza, ma non in termini di “incassi”.

Per approfondimenti:

L'autore

  • Roberto Saracco
    Roberto Saracco inizia ad appassionarsi di tecnologia molto tempo fa. Formatosi come matematico e informatico è attualmente a capo della Industrial Doctoral School dell’Istituto Europeo dell’Innovazione e la Tecnologia, è presidente della Symbiotic Autonomous Systems Initiative promossa da IEEE-FDC. Ha diretto fino all’aprile del 2017 lo snodo italiano dell’EIT. In precedenza è stato, fino a dicembre 2010, direttore del Future Centre di Telecom Italia a Venezia, cercando di comprendere le interrelazioni tra evoluzione tecnologica, economia e società. È attualmente Senior Member dell’IEEE, dove dirige l’Industry Advisory Board all’interno del Future Directions Committee. Insegna all’Università di Trento. Roberto Saracco ha pubblicato oltre 100 articoli accademici in giornali e riviste specializzate.

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