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Un ristorante per giocare

29 Marzo 2007

Un ristorante per giocare

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Dal fondatore di Atari arriva un locale dove si mangia, si socializza, ma sopratutto si gioca. Con molta attenzione per i particolari e una ricetta vagamente maliziosa

«Quando si mangia, non si gioca». Quante volte ce lo siamo sentito dire dai genitori. E adesso che siamo genitori noi, riprendiamo il tema, e reprimiamo i piccoli… specialmente se ci troviamo in un luogo pubblico come il ristorante. Convinto del contrario è Nolan Bushnell, uno che di soldi, tecnologie e ristoranti ne capisce. E che col violare questa regola ha già fatto un sacco di dollari.

Il suo curriculum è impressionante. Fondatore e Ceo di Atari, il nome più storico dei videogiochi. Fondatore della famosissima (negli Usa) catena di ristoranti Chuck E. Cheese, ispirati ai parchi tematici e dedicati ad un pubblico infantile (quasi 500 locali, una vera macchina da soldi). Forte della sua esperienza nel far mangiare e divertire i piccini, ha probabilmente concluso che a far giocare e mangiare (e bere) i grandi c’è da fare più soldi, avendo questi ultimi il portafoglio più gonfio.

Facendo convergere il mondo del cibo e quello del gioco elettronico, il molto onorevole signor Bushnell ha aperto a Los Angeles l’uWink Bistro, un ristorante ciber-entertainment-wired, pioniere di una catena in franchising. Il concetto di base è quello della fusione di cibo, ristorazione e entertainment – con il tavolo del ristorante come hub di tutto il sistema. Anche se non è la prima volta che si vedono schermi informatici sui tavoli dei ristoranti, quello di uWink è frutto di una attenta ricerca sull’ergonomia autoristoratoria (l’interfaccia è proprietaria, studiata per essere iperintuitiva e lo sviluppo del software che gira nel ristorante è costato un bel 12 milioni di dollari). Il concept del locale scommette tutto sulle potenzialità di self-entertainment ma anche di socializzazione portando forse alla ridefinizione della ristorazione – e qualcuno parlerà di Ristorante 2.0.

Dal cameriere al food runner

Prima innovazione, la mancanza di camerieri deputati alla raccolta dell’ordine. In un’ottica di outsourcing al cliente, sono i frequentatori stessi del ristorante tramite il touch screen posto loro di fronte, a selezionare cibi e bevande. In questo modo si elimina almeno in parte uno dei grandi fattori di rischio dell’economia turistica, quello della variabilità del servizio, spesso troppo dipendente dall’intelligenza del cameriere o dal suo bioritmo. La presenza umana è limitata ai food runner semplici ma cortesi fattorini della ristorazione che portano avanti e indietro cibi e stoviglie (probabilmente permettendo significativi risparmi di costi tramite l’impiego di manodopera meno specializzata).

Privati dunque (o liberati) dalla relazione umana con il personale, possiamo dare un’occhiata alla nostra email, controllare una cosetta o due in Rete ma sopratutto concentrarci sulle possibilità ludiche offerte dell’e-tavolino. Qui tutto è stato studiato con un occhio attento al marketing e alle necessità insoddisfatte del pubblico degli anni ’00.

Videogiochini e socializzazione

Il rischio evidente nel far troneggiare un terminale in mezzo al tavolo era quello di creare un luogo di isolamento e alienazione, con il cibo a disturbare l’esperienza del gioco e il gioco a distrarre dall’esperienza del cibo. Di qui la decisione di segmentare fortemente la tipologia di giochi disponibili. Niente colossi tipo Age of the Empires ma giochi rapidi e semplici – facili da imparare, veloci da concludere (2 o 3 minuti), ma difficili da padroneggiare.

Ma l’uWink Bistrot non è proprio nato per essere un luogo di solitari videogiocatori, anzi. Tutto il locale è pensato per favorire la socializzazione, che ruota proprio attraverso il sistema informatico-ludico. Attraverso il terminale, anziché giocare contro il computer è possibile (e raccomandato) imbarcarsi in partitoni di Trivia Quiz sfidando gli occupanti dei tavoli vicini.

Il tutto nel massimo casino, ovviamente. Con l’idea di far sì che la gente ci si trovi bene e resti a lungo; invece di puntare su veloci rotazioni dei tavoli (per sapere come gli altri ristoranti fanno invece per fare sloggiare in fretta i clienti, si veda questo articolo), il modello di business sembra orientato sul farli restare e consumare. Con il trucco che il tempo di connessione è gratuito, ma dipendente dalla consumazione. Più si resta e più si consuma, più si consuma e più si può restare… (un pasto completo vale circa un’ora e mezzo di entertainment).

Il target di riferimento

La decisione strategica è stata quella di posizionare il ristorante su un target di giovani adulti, 21-35, ma con una speciale attenzione al pubblico femminile. Di conseguenza il cibo è stato studiato in modo molto mirato, con una grande offerta di portate vegetariane e di cibi light, di “low carb” eccetera eccetera. Ma, in omaggio ai maschi che sono pur sempre una parte importante del target potenziale e i cui geni sono spesso orientati in altre dimensioni alimentari, nella carta non mancano nemmeno hamburger e altri generi di comfort food, di quelle cose che gratificano molto e sul cui effetto preferiamo non pensare.

Ma, ovviamente, anche l’aspetto ludico è stato calibrato (anche) sulle donne – target che secondo il fondatore è stato in qualche modo discriminato dallo sviluppo dei videogiochi contemporanei, orientatisi verso forme violente, sanguinose e di dubbio gusto. Un offerta di mercato poco allineata con la sensibilità (o forse il buon senso) del pubblico femminile. Di conseguenza il lavoro di progettazione del sistema del ristorante ha tenuto in gran conto gusti e desideri di questo target, per farlo sentire benvenuto e garantire una user experience molto positiva.

Non ce la contano giusta

Sarò come al solito dietrologico e cinico (tratti tipici dell’italiano), ma in tutto questo c’è qualcosa che secondo me non quadra. Cioè che quadra moltissimo, solo che non vogliono raccontarcelo. Rifletteteci un poco su.

Un locale piacevole, divertente. Dove si mangia e si beve. Dove le donne sono benvenute e coccolate. Dove esiste fior fiore di tecnologia per rompere il ghiaccio e conoscere i vicini in modo semplice, divertente e senza ansie… ma non è che l’onorabilissimo Signor Bushnell non ce lo vuole dire ma invece di inventare il ristorante tecnologico ha piuttosto inventato il ristorante del cucco? Nella release di uWink 2.0 desktop-to-desktop ci permetteranno di giocare al dottore?

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