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Un Cantiere per l’informatico di domani

24 Ottobre 2006

Un Cantiere per l’informatico di domani

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Aica ha lanciato un progetto per rendere riconoscibili e descrivibili i diversi mestieri del comparto tecnologico, base necessaria per una Borsa del lavoro del settore. Lo scopo è creare servizi e attività in grado di permettere lo sviluppo e la diffusione sul mercato delle professionalità Ict, in armonia con il resto d'Europa

In Italia esistono nel linguaggio comune ben 145.000 diverse professioni. Se si guarda alla composizione del tessuto imprenditoriale non c’è da stupirsi. Quando però le distinzioni non riguardano più la vecchia industria o i mestieri come li intendevano i nostri padri, bensì le nuove professionalità che gravitano intorno a tecnologie sempre differenti, la fantasia e la lingua parlata possono diventare un serio problema. Sono un ostacolo soprattutto quando si cerca lavoro. Proponendomi come “software engineer” sul mercato è chiaro a tutti di che cosa sto parlando? Nei maggiori Paesi europei il sistema pubblico di monitoraggio del mondo del lavoro ha ridotto i mestieri a un numero compreso tra i 600 e 750 unità. In Italia le cose sono molto più complesse, come sempre. Approfondiamo la questione rispetto al settore dell’informatica.

Job description, la moneta di scambio

È di questi anni la volontà diffusa di circoscrivere le competenze individuali e le capacità lavorative nella speranza di migliorare sia i percorsi formativi sia l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. I motivi sono intuibili. Nascono ogni giorno nuove certificazioni specialistiche, master, corsi di primo e secondo livello, percorsi di alta formazione ecc. Le Regioni (responsabili dei percorsi formativi) si sforzano inutilmente di tenere il passo di questa evoluzione, ma inutilmente. Il ritardo e la disomogeneità nazionale, per esempio nella definizione dei modelli di apprendistato, è evidente.

Un po’ meno palese, invece, è il lavoro svolto in background da chi presenta servizi di matching tra imprese e lavoratori. Come organizza le directory Monster.it? Oppure come classificano gli annunci Manpower o Adecco? E i Centri Pubblici per l’Impiego? Il tema non è secondario visto che il mercato del lavoro poi è uno solo. Il nodo è venuto al pettine di recente proprio grazie a Internet, in un momento storico in cui non solo il termine “skill” è entrato nel linguaggio comune, ma in cui il lavoro, diventato merce di scambio alla pari di molti altri beni intangibili, si può affittare e la propria candidatura si può mettere formalmente online o all’asta su piattaforme telematiche come la Borsa del Lavoro o i numerosi jobsite del Web nostrano.

Il Syllabus dei mestieri Ict

Dal punto di vista formale, l’informatica si è mossa forse per ultima, ma in modo decisamente più rapido. Attualmente è uno dei pochi settori in Italia a disporre di un costrutto teorico che parla dei suoi mestieri. Il progetto, ambizioso quanto complesso, è stato sviluppato da Aica che in questi mesi ha lanciato il nuovo Cantiere dei mestieri Ict. L’iniziativa ha come finalità non soltanto quella di scrivere e aggiornare un “Syllabus” che renda riconoscibili, descrivibili e in definitiva comunicabili in modo condiviso i singoli mestieri Ict, ma anche di costruire intorno a questa formalizzazione servizi e attività che permettano lo sviluppo e la diffusione sul mercato delle professionalità informatiche. A fianco di questa “matematica del saper fare”, che interviene e livello descrittivo, Aica ha realizzato un pacchetto di servizi per l’assessment individuale.

Lo strumento centrale è il sistema Ecco (Competence and CertificationOn) per la valutazione autonoma delle proprie competenze. Il principio con cui funziona è semplice. Si descrivono le proprie capacità in ambito Ict scegliendo tra una lista di skill e si ottiene come output un “Profilo di Prossimità” in cui sono indicate le caratteristiche individuali e la vicinanza o lontananza da figure standard, predefinite nel sistema. Questo meccanismo permette di analizzare il gap delle competenze fra quanto attribuito a ogni singolo collaboratore e lo standard Aica (per esempio relativo alla certificazione Eucip che prevede 23 profili professionali) oppure rispetto a sistemi di profilazione specifici come quelli creati dalle multinazionali del software. A prima vista Ecco può sembrare un normale strumento di incrocio tra un curriculum e un vocabolario. In realtà sono le direttrici esterne previste da Aica a mostrare la modernità del sistema.

Europa, carriera e mercato del lavoro

Tra le opportunità che si aprono con il Cantiere dei Mestieri le direzioni interessanti sono almeno quattro:

  1. il raccordo con l’Europa e il sistema di condivisione dei metodi di certificazione;
  2. l’intersezione con le esigenze di formazione continua e i percorsi di carriera interni alle società di informatica;
  3. l’integrazione con servizi aggiuntivi di assessment generale delle professionalità informatiche, che comprendono profilazioni retributive o indicazioni su come muoversi nel mercato del lavoro;
  4. il raccordo con la Borsa Continua Nazionale del Lavoro e la sperimentazione di una sinergia inedita tra sapere privato (sviluppato da un’associazione no profit) e il sistema di Welfare pubblico.

Lo sforzo guidato da Aica si innesta infatti in un processo trasversale al Vecchio Continente. Il Consorzio Career Space, la SFIA Foundation inglese, l’Apo-It tedesco, la Cigref francese e infine Aica con Federcomin e il Politecnico di Milano hanno preso accordi per dare vita a quello che si prefigura come il sistema europeo condiviso per le competenze Ict.

Non è una cosa da poco. In pratica significa avere a disposizione un modello comune per la definizione dei mestieri. In un futuro speriamo non troppo lontano questo faciliterà la mobilità internazionale individuale e all’interno delle multinazionali. “System Engineer”, “Software Developer”, “Security Manager” e tutte le altre denominazioni vorranno dire la medesima cosa nel sistema di formazione e delle imprese d’Italia, Francia, Germania e in quello britannico. In maniera forse un po’ troppo pomposa l’introduzione al Primo Rapporto sui Mestieri del settore Ict di Aica spiega così tale obiettivo: «Se il modello delle professionalità Ict – che non è solo un “settore” industriale, ma è anche un “fattore” di sviluppo – si diffonderà in modo condiviso, il Paese avrà fatto un importante passo avanti sulla strada di una migliore qualità di innovazione tecnologica dei suoi prodotti e dei suoi servizi, coniugandola con la qualificazione del capitale umano: il capitale nella Società dell’Informazione». È sottointeso che la condivisione sarà a livello europeo.

A vantaggio del lifelong learning

Il secondo elemento di interesse è la formazione continua oltre, ovviamente, a quelle forme di “avvio alle professioni” che già esistono nei percorsi universitari e che Aica ha cercato di rilanciare con le certificazioni IT4PS. Perché la formazione? Laddove esiste una corrispondenza tra obiettivi formativi e programmi di certificazione è possibile utilizzare le prove d’esame come strumento di misurazione della qualità e dell’efficacia degli interventi formativi. Riconoscere chiaramente titoli e competenze aiuta le imprese ad affrontare l’annosa questione dei gap e delle risposte più adatte a colmarli oltre a rendere misurabile il ritorno degli investimenti fatti in formazione, vero cruccio dei responsabili delle risorse umane.

Va notato poi che il meccanismo non è soltanto legato ai deficit formativi, ma potrebbe anche facilitare i percorsi di carriera interni alle imprese. Il modello Aica è chiaro. Vuoi passare da “Software Developer” a “Project Manager”? Ebbene, devi avere questa e quest’altra competenza e se non sei in grado di assolvere a determinate funzioni è perché hai bisogno di formazione specifica. A dire il vero, anche gli aspetti motivazionali ne guadagnerebbero. L’esistenza di strumenti neutri e oggettivi di misurazione costituiscono uno stimolo a impegnarsi. Che gara sarebbe infatti se non ci fosse l’asticella da superare?

Soldi, chiacchiere e la Borsa degli informatici

Un discorso a parte merita la creazione di un bouquet di servizi correlati alle certificazioni Aica. L’associazione non ha mai nascosto la volontà di procurarsi la stessa credibilità che si è guadagnata negli anni la British Computer Society che dispone di un’interessante piattaforma di servizi complementari agli aspetti formativi. Grazie alla collaborazione con Federcomin, Fondazione Politecnico di Milano e OD&M Consulting, Aica offre anche strumenti per l’analisi dei gap formativi o del profilo retributivo di ciascuna professione, forum aperti di discussione e una biblioteca online di approfondimento, arricchita trimestralmente da Rapporti sui mestieri Ict. Il costo dei servizi per imprese e professionisti non è ancora stato fissato, ma verrà annunciato nel mese di novembre. Di sicuro interesse per chi cerca un’occupazione è anche la sinergia creata con la Borsa Continua Nazionale del Lavoro (Bcnl) che tra breve vedrà il lancio di una Borsa del settore dedicata all’Ict.

L’affinità del Syllabus di Aica con le tecnologie del Ministero del Lavoro erano già chiare fin dalla nascita della Borsa almeno su due fronti. Sicuramente in relazione alla necessità di profilare in maniera preventiva i mestieri e in secondo luogo nell’intuizione che i bilanci di prossimità possono facilitare lo screening delle competenze e in definitiva l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Per quest’ultimo aspetto la Bcnl ha predisposto strumenti anche abbastanza evoluti, ma non li ha mai inseriti nello spazio pubblico del portale, lasciando l’opportunità di adottarli soltanto ai Centri Pubblici per l’Impiego e a quegli enti coinvolti nei progetti ministeriali di outplacement. Dal punto di vista teorico e nella creazione di Dizionari dei mestieri l’azione guidata dal Ministero del Lavoro ha sfruttato finora le analisi svolte da Isfol. Un bell’esempio è la più recente standardizzazione delle professioni del mondo dello Spettacolo e la nascita di una Borsa del lavoro per questo settore.

Con l’informatica è stato fatto un passo avanti. Si assiste oggi alla prima vera intersezione tra modello pubblico e privato. Le due tradizioni si stanno positivamente e reciprocamente influenzando. La Borsa nazionale e in alcuni casi anche quelle regionali, acquisiranno la grammatica del Syllabus. Aica a sua volta integrerà con il tempo le metodologie descrittive presenti nel sistema Isfol più spinto verso il linguaggio naturale e le prassi consolidate del mercato del lavoro.

Profili Ict (da Introduction to the Eucip Elective Level)

Profili Ict (da Introduction to the Eucip Elective Level)

Vecchi codici, nuovi profili lavorativi

Una nota non priva di interesse riguarda i meccanismi di trascodifica dei mestieri tra i due ambiti, pubblico e privato. Il sistema ministeriale usa soltanto standard istituzionali, non potrebbe fare altrimenti per legge. I riferimenti sono due: la classificazione Isco-88 (Industrial Standard Classification of Occupation), promossa dall’International Labour Office (Ilo) di Ginevra – adottato, per esempio, dal Sistema Excelsior – piuttosto vecchiotta, e l’italiano Ateco che definisce i settori industriali. Ebbene le professioni dell’informatica non trovano una precisa collocazione nei due modelli. Il sistema Istat, che unifica le due fonti, determina solitamente i mestieri con una classificazione a 4 digit. Per inserire il Syllabus nella Borsa del Lavoro è stato adottato un livello in più, arrivando artificialmente a usare 5 digit per inserire i profili Ict di Aica. È curioso vedere come per incastrare le più moderne competenze del mercato si siano fatti salti mortali. Un “Ingegnere software” (codice 2.1.1.4.8) è stato inserito nella categoria 2.1.1.4, ovvero nelle “Professioni intellettuali a elevata specializzazione” e in particolare nella classe degli “Informatici e telematici”, mentre un “Tecnico specialista di applicazioni informatiche” è finito nella categoria dei “Tecnici delle scienze quantitative, fisiche e chimiche” nella categoria 3.1.1.3. Persone che lavorano fianco a fianco appartengono a classi molto distanti sulla carta. Se poi un ingegnere software controlla anche banche dati, tutto diventa molto più complicato, ma non impossibile da risolvere per la classificazione pubblica.

La strada, comunque è stata lastricata ex novo, per fare spazio al Syllabus. Il sistema di Aica è risolutivo almeno sul fronte della classificazione “a monte” dei sistemi di incrocio tra domanda e offerta. Aiuta a regolarizzare un linguaggio istituzionale bypassando i vecchi sistemi di gerarchizzazione dei profili, riuscendo comunque a rientrarvi. Al tempo stesso forza il linguaggio naturale che riporta inevitabilmente verso un’inutile proliferazione semantica e dunque una moltiplicazione dannosa delle qualifiche. Nel segmento professionale chiude il cerchio intorno a ventitre profili. Rende la sintassi macchina funzionante, come vuole la migliore tradizione informatica.

L'autore

  • Dario Banfi
    Dario Banfi è giornalista professionista freelance. Appassionato di tecnologia e Web, è specializzato sul mondo ICT business e consumer, Pubblica Amministrazione, Economia e Mercato del Lavoro. Collabora in maniera stabile con testate giornalistiche nazionali (Il Sole 24 Ore, Avvenire), periodici e pubblicazioni di editoria specializzata. Laureato in filosofia, è stato content writer e project manager per new media agency italiane.

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