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Un bel colpo di tosse e dica 100001….

13 Settembre 2005

Un bel colpo di tosse e dica 100001….

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Può una innovazione in campo medico essere buona per i malati ma presentare un rischio psicologico per il futuro riproduttivo della specie umana?

Immagino che tutti voi abbiate giocato a Dottore e Infermiera. O almeno avreste potuto. O avreste voluto. E dovuto.

Al di là delle facili battute, il gioco in questione è stato tradizionalmente un momento topico della educazione sentimentale dove, al di là di rari casi limite, si sono gettati negli anni dello sviluppo i semi della crescita e di una più o meno sana sessualità adulta.

Anche se non sono del tutto qualificato ad affrontare questo tema (sono uno dei casi limite di cui sopra, complice una educazione allo stesso tempo troppo cattolica e troppo scientifica, invece di esplorare la mia amichetta tentai una rimozione chirurgica del menisco), ritengo sia necessario che qualcuno sventoli un segnale d’allarme.

Comprendo perfettamente che, dal punto di vista tecnico, gli scienziati pensino di avere per le mani una buona idea ma, come in molti casi del passato, forse non hanno valutato gli effetti secondari – le cosiddette vittime collaterali.

Doctor Robbie

La faccenda ruota attorno all’introduzione di apparati robotici all’interno degli ospedali.

Tanto per cominciare, robot chirurghi hanno cominciato a svolgere delicati interventi gestiti con un controllo remoto. Al Guy’s Hospital di Londra il chirurgo cibernetico ha esordito trapiantando un rene, cui sono seguiti interventi di cardiochirurgia e alla vescica, tutti eseguiti con mano fermissima. Ma l’invasione dei robochirurghi è in pieno sviluppo: negli USA sono centinaia, in Europa sono attivi a decine ed in Italia sono più di una ventina.

Al di là della mano ferma, il chirurgo robotico ha l’innegabile vantaggio di permettere una maggiore ergonomia operativa al chirurgo, che può operare stando comodamente seduto ed impugnando un comodo joystick invece di un affilato bisturi. Rilassante e meno faticoso.

A tendere (pare) sarà sempre più il robot ad agire autonomamente – praticando incisioni magari più lente dei nostri artisti umani del bisturi ma, a quanto risulta, molto più precise.

Sorella C3P8

Come se ciò non bastasse, anche per combattere la scarsità di personale (costoso) le corsie inizieranno presto a popolarsi di infermiere a transistor. Già all’Ospedale St. Mary’s, nel cuore del quartiere londinese di Paddington, i pazienti si confrontano con “Sister Mary“.

Non una suorina né un’infermiera ma un automa su rotelle che pattuglia le corsie. E che permette ai dottori di esaminare a distanza e comunicare audiovisualmente coi pazienti.

In questo modo i medici non devono far la fatica di scendere fisicamente in campo: basta loro utilizzare il joystick e la telecamera per visitare i malati (per mettere un po’ meno a disagio i pazienti e permettere un dialogo più naturale, l’automa incorpora uno schermo televisivo che permette loro di vedere in faccia – anche se remotamente- il medico).

Ovviamente il medico, a questo punto, non ha bisogno di trovarsi fisicamente in ospedale e quindi il concetto di telelavoro si potrà applicare anche a questa categoria. Permettendo al professionista di lavorare da casa e di poter finalmente, nel torrido calore estivo, visitarci in mutande e ciabatte senza che noi si abbia a che sospettare della sua professionalità.

Tanto stiamo parlando con un robot.

Tutto ciò porterà sicuramente ad un aumento del livello qualitativo e quantitativo dell’assistenza che ci potrà prestare il medico: egli ci potrà in futuro visitare anche nel cuore della notte, collegandosi via internet ai sensori di cui saremo tappezzati o di cui sarà imbottito il letto dell’ospedale. O, tramite un device mobile, prendersi cura della nostra salute dalla buca numero 6 del suo campo da golf preferito.

Dove sta il problema?

Visti i problemi della sanità in tutto il mondo e i ricorrenti scenari in cui i tagli ai budget ubiqui, si può pensare che quella della robotizzazione possa essere una buona soluzione per mantenere un accettabile livello di cura del paziente.

Ora, come accennavo all’inizio, tutto bene o forse addirittura molto bene dal punto di vista medico: ma cosa succederà dal punto di vista dello sviluppo della sessualità dei nostri figli, se questi saranno i futuri modelli di riferimento?

Vedremo un domani i nostri figli appartarsi con la fidanzatina per scrivere pagine di codice macchina? Per sviluppare subroutines atte a controllare manipolatori remoti?O forse non si infratteranno nemmeno di persona ma per il tramite di una webcam? Ed effettueranno le prime reciproche esplorazioni per il tramite di un braccetto robotico in scatola di montaggio?

Inutile negarlo, non sono tranquillo.

Temo non ci resti che confidare nelle terapie naturali. Forse in un futuro non lontano i nostri pargoli giocheranno al massaggiatore Shiatsu e la pranoterapeuta, all’omeopata e l’antroposofo. Ci suonerà strano, ma sempre meglio che vederli giocare a Doctor Robbie e Sister Mary…

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