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Tycoon francesi su Internet

25 Agosto 1999

Tycoon francesi su Internet

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All'assalto di Internet si muove una nutrita e agguerrita flotta di giganti dei media d'oltralpe. Il quadro delle alleanze, più che strategiche.

Sono pronti a mollare gli ormeggi sulle acque ormai agitate di Internet con la loro stazza di potenti corazzate. A volte dispongono di intere flotte, ben diversificate, costituite da un mix di media tradizionali da convertire in ‘digitali’: televisioni, giornali, case editrici. Ma ogni flotta risponde a un solo comandante: non un semplice patron dei media, bensì un vero capitano d’industria con interessi ramificati da promuovere e da proteggere. Si chiamano Jean Luc Lagardère (gruppo Aereospatiale-Matra-Hachette), Jean Marie Messier (Vivendi-Havas), François Pinault (Tf1-Fnac, più i grandi magazzini Printemps e Redoute), Bernard Arnault (gruppo LVMH).

Rappresentano il gotha dell’industria d’oltralpe e nello stesso tempo incrociano le loro partecipazioni miliardarie tra vecchi e nuovi media. “In nessun grande paese democratico la collusione tra i grandi interessi finanziari e i media, dalla stampa all’editoria, passando per la radio e la televisione, appare cosi’ stridente come in Francia,” ha scritto il 7 luglio Le Nouvel Observateur, “pur registrandosi lo stesso fenomeno in alcuni paesi latini, particolarmente in Italia”. La scena non è certo nuova. Ma di nuovo c’è che questa concentrazione di capitali si sta spostando sulla Rete. E crea nuove società, per agire ormai oltre i confini nazionali, sul mercato globalizzato dell’Informazionee anche della grande distribuzione.

“È Internet a rappresentare l’industria di domani, come è stata l’automobile all’inizio di questo secolo,” ha ammesso Jean Marie Messier, boss del gruppo Vivendi-Havas, annunciando all’inizio di luglio un investimento di 50 milioni di dollari in una società creata fifty-fifty tra Vivendi e la giapponese Softbank, grossa firma del venture-capital, che controlla il 28 per cento di Yahoo! e ha già investito su Geocities, su E-Trade e numerose start-up californiane. L’obiettivo? “Creare nuove attività in cyberspazio”. Il che significa soprattutto trovare nuovi sbocchi, dato che Vivendi potrà riversare sulle onde del Web il patrimonio di contenuti e programmi che controlla in quanto azionista maggioritario del gruppo televisivo Canal Plus, dei giornali l’Express, L’Expansion, La Vie Française, Courrier International, oltre che di una decina di case editrici, tra cui Larousse e Laffont.

Non è poi da escludere una sinergia tra i progetti di Vivendi e quelli annunciati appena due giorni prima, il 30 giugno, da Bernard Arnault, detto “l’imperatore del lusso”. Alla testa della LVMH, Arnault è l’azionista di maggioranza di griffe come Christian Dior e Givenchy, delle grandi profumerie Guerlain e Sophora, delle migliori marche di champagne. La sua holding personale, Groupe Arnault, che controlla un quotidiano economico, La Tribune, e un settimanale finanziario, Investir, ha ora creato [email protected], una società di investimento con un capitale di 500 milioni di Euro che saranno destinati a nuove attività su Internet.

Nonostante la passione per le raffinatezze e la musica, l’imperatore del lusso non perde d’occhio la tecnologia. “In fondo sono un ingegnere, conosco lo stadio di sviluppo attuale dell’informatica,” ha confessato a Le Monde. “E con le formidabili prospettive di sviluppo economico che le tecnologie stanno aprendo, il mio coté di uomo d’affari reagisce….” Infatti, Arnault ha già al suo attivo partecipazioni mirate a siti di successo, come 1-800 Flowers.com (numero uno delle vendite di fiori in rete), i.Collector (vendite all’asta online), Boo.com (e-commerce di vestiti sportivi). Non solo. Insieme alla catena di negozi di elettrodomestici Darty, ha creato LibertySurf, che offre in Francia (e presto anche nel resto d’Europa) l’accesso gratuito a Internet. LibertySurf sarà il cavallo di Troia che aprirà la via a un intreccio di attività nel commercio elettronico. D’altronde Arnault ha fatto notare nella sua conferenza stampa di fine giugno che Internet gli ricorda il modello giapponese del “keiretsu”, secondo il quale molteplici affari possono evolvere in settori differenti, rafforzandosi gli uni con gli altri, come attraverso dei vasi comunicanti.

Anche in Francia, dunque, Internet sembra attecchire alla grande. Almeno per il gotha industriale dei new media e i suoi sogni di gloria….

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